spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per la categoria ‘Buongiorno’

Annunciazione del Signore


Non dire “Ave Maria”,
se non provi gioia nel sentire la Parola di Dio.
Non dire “Piena di Grazia”,
se non riconosci i doni che Dio ti ha fatto.
Non dire “il Signore è con Te”,
se non senti che Dio ti è vicino.
Non dire “benedetto”,
se non credi di poter essere santo.
Non dire “Madre di Dio”,
se non ti comporti da figlio.
Non dire “prega per noi”,
se non ti preoccupi del tuo prossimo.
Non dire “peccatori”,
se guardi la pagliuzza nell’occhio del tuo vicino.
Non dire “morte”,
se non credi che sia la porta della vita nuova.

(Silvia Neuhold)

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III Domenica di Quaresima (C)


Dio non castiga!

Dal Vangelo di oggi (Lc 13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Capita a volte sentire “Dio ti ha castigato”. Grave errore pensare a Dio fuori dal suo amore e dalla sua misericordia.

È la vita che ci castiga, è la nostra fragilità, il nostro essere finiti.

Oggi nel Vangelo Gesù afferma che nessun disastro è voluto da Dio!

Anzi nei casi riportati dal Vangelo la responsabilità di quelle tragedie è degli uomini. La prepotenza di Pilato e la negligenza di coloro che avevano costruito la torre di Siloe (È ancora sotto i nostri occhi la tragedia del ponte Morandi…).

Raccontando la parabola del fico Gesù racconta la pazienza di Dio.

Gesù attende il nostro ritorno e spera da noi buoni frutti. Il tempo della Quaresima è un tempo favorevole, decisivo!

Chiediamo al Signore di rendere fertile il nostro cuore per portare nel mondo frutti di pace, gioia e bontà.

Le persone che lasciano un segno


Mi piacciono le persone che lasciano il segno. Non cicatrici. Sono quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita e la attraversano in silenzio. Parlano i gesti non la voce alta, gridano le emozioni non la rabbia. Mi piacciono le persone che lasciano il segno, lì in quel piccolo posto chiamato cuore… sono quelle che mai se ne andranno perché quel posto se lo sono conquistato con le piccole attenzioni di ogni giorno.

(Stephen Littleword)

Il Leone di Münster


Oggi la Chiesa fa memoria del beato Clemens August von Galen.

Il cardinale Clemente Augusto von Galen fu profeta di speranza in tempi dolorosi per il popolo tedesco. Dopo aver svolto per diversi anni il ministero parrocchiale, venne nominato vescovo di Münster nel 1933. Riprodusse tra il clero e il popolo l’immagine evangelica del buon Pastore. Lottò apertamente contro gli errori del nazionalsocialismo e contro la violazione dei diritti dell’uomo e della Chiesa. Per il suo coraggio è stato chiamato “il Leone di Münster”. Giovanni Paolo II lo ha dichiarato “venerabile” il 20 dicembre 2003. E’ stato proclamato beato il 9 ottobre 2005.

Se si afferma e si accetta il principio secondo cui possiamo uccidere i nostri fratelli improduttivi, calamità e sventura si abbatteranno su di noi quando diventeremo vecchi e deboli! Se permettiamo che uno di noi uccida chi è improduttivo, la sventura si abbatterà sugli invalidi che hanno esaurito, sacrificato e perduto salute e forza nel processo produttivo. Se permettiamo che uno di noi elimini con la forza i nostri fratelli improduttivi, la sventura ricadrà sui valorosi soldati che hanno fatto ritorno in patria gravemente feriti, mutilati, storpi, invalidi. Se anche per un’unica volta accettiamo il principio del diritto a uccidere i nostri fratelli improduttivi – benché limitato in partenza solo ai poveri e indifesi malati di mente – allora in linea di principio l’omicidio diventa ammissibile per tutti gli esseri improduttivi, i malati incurabili, coloro che sono stati resi invalidi dal lavoro o in guerra, e noi stessi, quando diventiamo vecchi, deboli e quindi improduttivi. Basterà allora un qualsiasi editto segreto che ordini di estendere il metodo messo a punto per i malati di mente ad altre persone improduttive, a coloro che soffrono di malattie polmonari incurabili, ai vecchi deboli o invalidi, ai soldati gravemente mutilati. A quel punto la vita di nessuno di noi sarà più sicura. Una qualsiasi commissione ci può includere nella lista degli improduttivi, a suo giudizio diventati inutili. Nessuna polizia, nessun tribunale indagherà sul nostro assassinio, né punirà l’assassino come merita. Chi potrà più aver fiducia di un medico? Potrebbe denunciare il suo paziente come improduttivo e ricevere istruzioni per ucciderlo. E’ impossibile immaginare quali abissi di depravazione morale e di generale diffidenza perfino nell’ambito famigliare toccheremmo, se tale orribile dottrina fosse tollerata, accettata, messa in pratica. Sventura al genere umano, sventura alla nostra nazione tedesca se non solo viene infranto il santo comandamento di Dio: <>, che Dio proclamò sul monte Sinai tra tuoni e lampi, che Dio nostro creatore impresse nella coscienza del genere umano fin dall’inizio del tempo, ma si tollera e ammette che tale violazione sia lasciata impunita.

(Clemente Augusto von Galen)

Giornata in ricordo delle vittime della mafia


Quest’anno è a Padova la “Giornata della memoria e dell’impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie”.

Padova sarà così il centro dell’iniziativa nazionale che per la prima volta non coinvolgerà una sola regione, ma tre – Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige – in rete per i principali obiettivi della giornata: la vicinanza ai familiari di vittime della violenza mafiosa e la traduzione della memoria viva in responsabilità e impegno.

Libera ha scelto Padova per stare vicino a chi, nel Nordest, non si rassegna alla violenza mafiosa, alla corruzione e agli abusi di potere, ma per valorizzare l’opera di tante realtà, laiche e cattoliche, istituzionali e associative, impegnate in quella terra difficile ma generosa per il bene comune, per la dignità e la libertà delle persone.

“Il primo obiettivo – ricorda il presidente e fondatore don Luigi Ciotti – è la vicinanza alle famiglie di chi ha perso la vita. Non si tratta di una celebrazione, ma di memoria viva che si traduce in impegno e responsabilità concreta». Perchè nel Nordest – e le tante inchieste giudiziarie lo stanno a dimostrare – la criminalità organizzata ha attecchito e prosperato con lo spaccio di droga, ma pure nel più recente traffico di rifiuti, nelle finanze, nel riciclaggio di denaro sporco con l’acquisto di immobili, fino alle redditizie sale scommesse”. (link)

Giornata internazionale della felicità


Alcuni pensieri sulla felicità…

La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare.
(Hermann Hesse)

La felicità è interiore, non esteriore; infatti non dipende da ciò che abbiamo, ma da ciò che siamo.
(Henry van Dyke)

Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
(Khalil Gibran)

San Giuseppe


Festa del Papà

Alla folla e ai suoi discepoli, Gesù dichiara: “Uno solo è il Padre vostro” (Mt 23,9). In effetti, non vi è altra paternità che quella di Dio Padre, l’unico Creatore “del mondo visibile ed invisibile”. E’ stato dato però all’uomo, creato ad immagine di Dio, di partecipare all’unica paternità di Dio (cfr Ef 3,15). San Giuseppe manifesta ciò in maniera sorprendente, lui che è padre senza aver esercitato una paternità carnale. Non è il padre biologico di Gesù, del quale Dio solo è il Padre, e tuttavia egli esercita una paternità piena e intera. Essere padre è innanzitutto essere servitore della vita e della crescita. San Giuseppe ha dato prova, in questo senso, di una grande dedizione. Per Cristo ha conosciuto la persecuzione, l’esilio e la povertà che ne deriva. Ha dovuto stabilirsi in luogo diverso dal suo villaggio. La sua sola ricompensa fu quella di essere con Cristo. Questa disponibilità spiega le parole di san Paolo: “Servite il Signore che è Cristo!” (Col 3,24). Si tratta di non essere un servitore mediocre, ma di essere un servitore “fedele e saggio”.

(Benedetto XVI)

Oggi è la festa del Papà, auguri a tutti voi! Siate come San Giuseppe uomini giusti, fedeli e saggi.

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