spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono


Il mondo cerca la gioia ma non la trova lontana da Dio. […] Il segreto della felicità è di vivere momento per momento, e di ringraziare il Signore di tutto ciò che Egli, nella sua bontà, ci manda giorno per giorno.

(Santa Gianna Beretta Molla)

In questi giorni, con un gruppo di frati e giovani della mia zona pastorale, stiamo vivendo la missione popolare giovanile. Annunciare ai giovani che Gesù ha una Parola buona per tutti, una Parola che scuote, che rimette in vita.

Ringrazio il Signore con gioia, per questi giorni che ci ha concesso… e prego perché molti giovani capiscano che il segreto della felicità è sapersi amati, desiderati follemente da Gesù.

Annunciare agli altri è un modo per annunciare questa gioia anche a te stesso ed è un dono davvero meraviglioso!


IL 27 Aprile del 2014, tre anni fa, vengono proclamati Santi Papa Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII.
Ecco le loro indimenticabili parole ai giovani:

Non consultarti con le tue paure, ma con le tue speranze e i tuoi sogni. Non pensate alle vostre frustrazioni, ma al vostro potenziale irrealizzato. Non preoccupatevi per ciò che avete provato e fallito, ma di ciò che vi è ancora possibile fare.

(San Giovanni XXIII)

Giovani, siate dei costruttori di pace! Voi siete operatori a pieno titolo in questa grande opera comune. Resistete alle comodità che addormentano nella triste mediocrità e alle violenze sterili con cui talvolta certi adulti, che non sono in pace con se stessi, vogliono strumentalizzarvi. Seguite le strade sulle quali vi spinge il vostro senso della gratuità, della gioia di vivere, della compartecipazione.

(San Giovanni Paolo II)


Lunedì a conclusione del pellegrinaggio con i miei ragazzi ad Assisi, sulla via del ritorno ci siamo fermati a Loppiano mezza giornata per conoscere la realtà dei focolarini e della loro fondatrice Chiara Lubich.

È Stato un incontro molto bello, di una comunità viva!

Per saperne di più ecco il sito di Loppiano link

Là dove Dio t’ha messo, restaci per amore.
(Chiara Lubich)

Quanto è difficile a volte capire che non c’è miglior posto di quello che Dio ha scelto per te…

Ama lì dove sei chiamato!

Oggi la Chiesa festeggia l’evangelista Marco, condivido con voi l’udienza generale di Papa Paolo VI del 25 aprile del 1967 (50 anni fa). Molto interessante!

Diletti Figli e Figlie!
La vostra visita coincide con la festa d’un santo, che Ci è molto caro: San Marco Evangelista. Perché molto caro? Perché, secondo un’antichissima testimonianza del secondo secolo, quella di Papia, riportata da Eusebio nella sua Storia della Chiesa (III, 39, 15), Marco «era stato l’interprete di Pietro». E così tutta la tradizione successiva (cf. Lagrange, Introdud. XXI, ss.), tanto che San Girolamo, nel suo libro sugli Scrittori ecclesiastici, scrive: «Marco, discepolo e interprete di Pietro, pregato dai fratelli (della comunità) di Roma, scrisse un breve Vangelo secondo quanto egli aveva ascoltato Pietro riferire» (c. 8). E che Pietro avesse particolare affezione a Marco ce lo dice, alla fine della sua prima lettera, Pietro stesso, che scrivendo da Roma ai cristiani dell’Asia Minore, verso gli anni 63-64, nomina solo Marco e gli dà il titolo di «figlio mio» (2 Petr. 5, 13); titolo che indica un’affezione di lunga data, spirituale, e forse anche fondata su qualche parentela familiare (cf. Hophan, Gli Apostoli, 314, ss.).

PROFONDA BENEVOLENZA DEI PRINCIPI DEGLI APOSTOLI

La storia. di Marco (di Giovanni, suo nome ebraico, detto Marco, nome latino; cf. Act. 12, 12) è interessantissima; s’intreccia forse con quella di Gesù, nell’episodio del ragazzo che, nella notte della cattura di Lui nell’orto degli ulivi, lo seguiva, dopo la fuga dei discepoli, coperto da un lenzuolo – per curiosità? per devozione? – ma quando coloro che avevano arrestato Gesù, fecero per afferrarlo, il ragazzo lasciò loro nelle mani il lenzuolo, e sgusciò via da loro (Marc. 14, 52). Ma soprattutto la storia di Marco si fonde con quella degli Apostoli: Paolo e Barnaba, specialmente, che egli segue a Cipro nella prima spedizione apostolica (era cugino di Barnaba), e che poi, forse stanco, forse impaurito, giunto a Perge, nella Pamfilia, egli abbandona per ritornarsene solo da sua madre, a Gerusalemme (Act. 13, 13). Paolo ne fu addolorato; tanto che non lo volle compagno, tre o quattro anni dopo, nel secondo viaggio, nonostante che Barnaba intercedesse; così che Barnaba e Marco lasciarono Paolo con Sila per navigare a Cipro (Act. 15, 37-40). Ma poi Paolo deve aver perdonato a Marco la sua prima infedeltà nella fatica apostolica, perché tre volte lo nomina amorevolmente nelle sue lettere (Philem. 24; Col. 4, 10; 2 Tim. 4, 11).
E dei rapporti fra l’apostolo Pietro e Marco, oltre a quelli accennati, poco sappiamo; ma ci basta qui far nostra la conclusione della tradizione e degli studi moderni: il Vangelo di San Marco è una riproduzione scritta della catechesi narrativa dell’apostolo Pietro a Roma; esso riflette, senza intenti letterari, ma con grande semplicità e vivezza di particolari, i racconti di S. Pietro circa le memorie di lui; la sua documentazione è principalmente, se non la sola, la parola stessa dell’Apostolo, riportata come la relazione genuina d’un testimonio oculare, che conserva di Gesù la più immediata impressione.

LA RIPRODUZIONE SCRITTA DELLA CATECHESI DI PIETRO

La figura di San Pietro, nel secondo Vangelo, quello appunto di Marco, appare con qualche particolare risalto, sebbene non mai adulata, ma meglio delineata, anche nella descrizione dei suoi falli; ma è la figura del Maestro, quella «di Gesù Cristo, Figlio di Dio» (Marc. 1, 1), che campeggia umile e grande insieme, semplice e prodigiosa, meravigliosa, avvincente. Non è una figura idealizzata, descritta con fantasia d’artista; è una figura veduta, quella veduta da Pietro. «Raccontando la storia del Cristo, egli la viveva di nuovo. Egli udiva parlare il Signore, lo vedeva muoversi ed agire» (Huby, S. Marco, XXII).
Perciò San Marco ci ha lasciato in brevi pagine disadorne e non sempre ordinate, ma estremamente sincere e vive, l’immagine di Cristo, come San Pietro la ricordava e la portava scolpita nella semplicità fedele, umile ed entusiasta del suo cuore, realisticamente. Ecco perché Ci è caro San Marco: egli ci riporta il profilo di Cristo, nello sfondo del disegno sinottico primitivo (cf. Vannutelli), visto da San Pietro. E San Pietro, offrendoci la visione sensibile e scenica di Cristo, c’introduce alla conoscenza di Cristo quale veramente è; una conoscenza che solo la fede in qualche modo può afferrare e penetrare.

L’INSEGNAMENTO PER I FEDELI DI OGGI

Ed ecco anche perché a voi, diletti Figli e Figlie, che oggi vediamo in così grande numero ed in tanto fervore intorno alla tomba di San Pietro, raccomandiamo ciò che più preme, ciò che più vale: la conoscenza di quel Gesù, che Pietro qui a Roma, per il mondo intero, annunciò; l’adesione a quella fede in Cristo Signore, per amore del Quale egli fu apostolo e fu martire; fede che qui potete attingere, dove l’autenticità evangelica la sigilla, e dove essa si perpetua nella sua nativa e limpida veracità e nella sua coerente e secolare fecondità nel magistero della Chiesa ed è simboleggiata dalla stabilità della pietra, che da Cristo all’Apostolo fu data in nome e alla Chiesa per fondamento.
Poco altro sappiamo di San Marco; da Roma egli si recò in Egitto e fu il fondatore riconosciuto della Chiesa di Alessandria; le sue reliquie, Venezia gloriosa e devota le custodisce; ma il suo Vangelo di qua soprattutto rifulge, dove Pietro e Paolo, suoi maestri, fecero di Marco l’Evangelista contrassegnato dal simbolo del leone. Un atto di fede in Cristo, e un atto d’amore a Lui sono attesi da voi, Figli carissimi, per dare a questa Udienza il suo pieno significato ed il suo merito; ed è ciò che vi invitiamo a fare col Credo, che alla fine dell’udienza, prima di congedarvi con la Nostra Benedizione Apostolica, insieme noi canteremo.

(Papa Paolo VI)

Carlo Acutis


Sono ad Assisi con un gruppo di giovani della mia parrocchia, abbiamo pregato sulla tomba di un loro coetaneo, Carlo Acutis, davvero una bella testimonianza… la santità non ha età!

Carlo nacque a Londra, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro del padre, il 3 maggio 1991. Trascorse l’infanzia circondato dall’affetto dei suoi cari e imparando da subito ad amare il Signore, tanto da essere ammesso alla Prima Comunione all’età di sette anni. Frequentatore assiduo della parrocchia di Santa Maria Segreta a Milano, allievo delle Suore Marcelline alle elementari e alle medie, poi dei padri Gesuiti al liceo, s’impegnò a vivere l’amicizia con Gesù e l’amore filiale alla Vergine Maria, ma fu anche attento ai problemi delle persone che gli stavano accanto. Colpito da una forma di leucemia fulminante, la visse come prova da offrire per il Papa e per la Chiesa. Lasciò questo mondo il 12 ottobre 2006, nell’ospedale San Gerardo di Monza. Il 13 maggio 2013 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione, svolta nella diocesi di Milano dal 15 febbraio 2013 al 24 novembre 2016. I suoi resti mortali riposano nel cimitero di Assisi. link
«La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio».

(Carlo Acutis)

Signore fa che i giovani volgano il loro sguardo verso di te e si sentano amati, si sentano importanti, si sentano felici di questa meravigliosa vita che hai preparato per loro.


Mio Signore e mio Dio!

Dal Vangelo di oggi (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

È la comunità che ci fa sentire vivo il Signore!

Non cerchiamo il Signore in apparizione private, il Risorto si è manifestato sempre a due o più persone…
(Discepoli di Emmaus, donne, apostoli… anche Maria di Magdala non fu sola nell’incontro col Risorto, con lei vi erano due angeli).

È la comunità che ci fa sentire vivo il Signore! Anche se alcune volte ci sono comunità che ce lo fanno sembrare morto…

La comunità fragile, piena di ferite è il luogo dove il Risorto vuole “restare con noi”.

Quando andai da seminarista a Gerusalemme, Daniel Attinger, monaco di Bose, ci disse “le divisioni e lotte all’interno della Basilica del Santo Sepolcro sono le ferite che attestano che il Signore è davvero Risorto”.
Mi ha molto colpito, non ci avevo pensato… così è per le nostre comunità. Il Risorto si manifesta nella nostra fragilità, anche nell’incredulità e nonostante tutto siamo ancora qui ad annunciare Lui.

Negli ultimi tempi vi è nel cuore della Chiesa un gran desiderio di uscire, di annunciare al mondo un Gesù vivo… è compito di noi cristiani, delle nostre comunità rendere la Sua presenza una presenza Viva!

Anche a Tommaso Gesù non concede una rivelazione privata… L’errore di Tommaso è non accogliere la parola dei suoi fratelli “Abbiamo visto il Signore” … Gesù ancora una volta ci viene incontro e nella comunità (mai fuori da essa) permette a Tommaso, per permettere a tutti noi di mettere le dita nelle sue ferite!

Io vi ho amati davvero, anche voi amatevi come ho fatto io!

Gesù è davvero Risorto e davanti a Lui anche noi gridiamo “Mio Signore e Mio Dio!”

Laudato si’


Oggi è La Giornata della Terra (in inglese Earth Day) è nata il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione e salvaguardia delle risorse naturali della Terra. Le nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno.

Stamattina insieme ai giovani della mia parrocchia e della mia diocesi partiamo per Assisi, per vivere il respiro di San Francesco, per pregare e pensare che davvero è possibile vivere il Vangelo come ha fatto il poverello d’Assisi. Nel ricordo della responsabilità che abbiamo verso la custodia della Terra, chiedo al Signore di fare nostre le parole di lode di San Francesco. La Terra è il dono più bello che Dio potesse farci…

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria
e l’honore et onne benedizione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
e nullu homo ène dignu Te mentovare.

Laudato si’, mi’ Signore,
cum tutte le Tue creature,
spezialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno
et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante
cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significazione.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sora Luna e le stelle:
in celu l’ai formate
clarite e preziose e belle.

Laudato si’, mi’ Signore,
per frate Vento
e per aere e nubilo
e sereno e onne tempo,
per lo quale a le Tue creature
dai sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sor’Acqua,
la quale è multo utile et humile
e preziosa e casta.

Laudato si’, mi’ Signore,
per frate Focu,
per lo quale ennallumini la notte:
et ello è bello e iocundo
e robustoso e forte.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta e governa,
e produce diversi frutti con coloriti fiori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore,
per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore et rengraziate
e serviateli cum grande humilitate.

(San Francesco d’Assisi)