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Articoli con tag ‘Mafia’

Paolo Borsellino


Il 19 luglio del 1992 viene ucciso dalla mafia Paolo Borsellino.

Facendo riferimento ai mafiosi diceva nell’intervista: “Non hanno ancora inventato una bomba che uccida l’amore, non la inventeranno mai!

(Salvatore Borsellino, fratello di Paolo)

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Peppino Impastato


Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

Oggi ricordiamo Peppino Impastato, ucciso a Cinisi (PA) il 9 maggio 1978.

A Peppino e a tutte le vittime innocenti che ancora ci sfuggono, dedichiamo la nostra memoria e il nostro impegno.

Beato Pino Puglisi


Il 15 settembre del 1993, a Palermo, nel quartiere Brancaccio, un commando di Cosa Nostra capitanato da Salvatore Grigoli, detto U Cacciatori, uccide don Giuseppe Puglisi, in piazza Anita Garibaldi, davanti al portone della sua casa.

Il puro di cuore è colui che ha un comportamento senza doppiezze, colui che è semplice e sincero dice e fa la verità. Chi è sincero è già nella gioia e potremmo dire che i suoi occhi sono limpidi.

(Beato Pino Puglisi)

La doppiezza dimezza il valore delle persone!

Rocco Chinnici

Rocco Chinnici (Misilmeri, 19 gennaio 1925 – Palermo, 29 luglio 1983) è stato un magistrato italiano, una delle vittime di Cosa Nostra. È divenuto famoso per l’idea dell’istituzione del “pool antimafia”, che diede una svolta decisiva nella lotta alla mafia.

Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai.

(Rocco Chinnici)

Chinnici era un uomo semplice e schietto; il suo viso ricordava la Sicilia contadina, pulita; i suoi occhi esprimevano bontà grande, intelligenza e fermezza. Come Cesare Terranova, del fenomeno mafioso sapeva cogliere sempre e solo l’essenziale, senza vagare tra le nuvole di teorie astratte, improbabili e romanzesche o nello scetticismo interessato e mistificatorio. (Emanuele Macaluso)

Oggi il ricordo va a tutte quelle persone che hanno donato la vita per la lotta contro la mafia.

Tu puoi dire no


Oggi ricordiamo la strage di capaci, un attentato messo in atto da Cosa Nostra in Sicilia, il 23 maggio 1992, sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci nel territorio comunale di Isola delle Femmine, a pochi chilometri da Palermo. Nell’attentato persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Teresa, una giovane animatrice della mia parrocchia, con la sua classe, ha vinto un concorso nazionale indetto dalla Fondazione Falcone insieme al Ministero dell’Istruzione. Oggi, a 25 anni dall’assassinio di Giovanni Falcone e della sua scorta, durante il Convegno annuale nell’aula bunker dell’Ucciardone, a Palermo, Teresa e alcuni suoi compagni e professori ritireranno il premio che hanno vinto.
La sua classe ha realizzato un video pieno di immagini e frasi contro la mafia. La parola d’ordine è «abbattere il muro del silenzio».

Alla fine del video si può ascoltare una canzone che hanno composto per il concorso, condivido con voi il testo molto interessante:

Tu puoi dire no

Ti hanno detto che é giusto rubare il tempo
Ti hanno detto che é giusto seguire lo stampo
Ti hanno detto che è giusto usare il ferro
Ti hanno detto che è giusto pure l’inferno

Tu puoi dire no
Tu puoi dire no
Tu puoi dire no
La famiglia non vuol dire appartenenza
Puoi dire no a tutta questa violenza

Ascoltami piccolo piccolo mafioso
Ascoltami piccolo ti hanno rinchiuso
Ascoltami piccolo piccolo mafioso
Ascoltami piccolo puoi non essere rinchiuso

Tu puoi dire no
Tu puoi dire no
Tu puoi dire no
La famiglia non vuol dire appartenenza
Puoi dire no a tutta questa violenza

Ti hanno detto che é giusto tacere
Ti hanno detto che è meglio morire
Ti hanno detto che è questione di onore
Ti hanno detto che il boss è il tuo padrone

Peppino Impastato


La vuci, chi gridava ’nta chiazza

Oggi ricordiamo Peppino Impastato, ucciso a Cinisi (PA) il 9 maggio 1978.

A Peppino e a tutte le vittime innocenti della mafia che ancora ci sfuggono, dedichiamo la nostra memoria e il nostro impegno.

Chistu unn’è me figghiu.
Chisti un su li so manu
chista unn’è la so facci.
Sti quattro pizzudda di carni
un li fici iu.
Me figghiu era la vuci
chi gridava ’nta chiazza
eru lu rasolu ammulatu
di li so paroli
era la rabbia
era l’amuri
chi vulia nasciri
chi vulia crisciri.
Chistu era me figghiu
quannu era vivu,
quannu luttava cu tutti:
mafiusi, fascisti,
omini di panza
ca un vannu mancu un suordu
patri senza figghi
lupi senza pietà.
Parru cu iddu vivu
un sacciu parrari
cu li morti.
L’aspettu iornu e notti,
ora si grapi la porta
trasi, m’abbrazza,
lu chiamu, è nna so stanza
chi studìa, ora nesci,
ora torna, la facci
niura come la notti,
ma si ridi è lu suli
chi spunta pi la prima vota,
lu suli picciriddu.
Chistu unn’è me figghiu.
Stu tabbutu chinu
di pizzudda di carni
unn’è di Pippinu.
Cca dintra ci sunnu
tutti li figghi
chi un puottiru nasciri
di n’autra Sicilia.

Felicia Impastato (Mamma di Peppino)

Me figghiu era la vuci, chi gridava ’nta chiazza… e questa voce grida ancora ai nostri giorni, voce di giustizia, di onestà e di verità.

Giuseppe (Pippo) Fava

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Moriva il 5 Gennaio del 1984 Pippo Fava, giornalista ucciso dalla mafia.

Cronista di libertà, intellettuale allergico a ogni forma di ingiustizia, cittadino in lotta contro il potere mafioso. L’eredità di Giuseppe Fava, noto con il diminutivo Pippo, ha un valore incalcolabile per le nuove generazioni di giornalisti alla perenne ricerca della verità.

Nato a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, dopo la laurea in giurisprudenza divenne caporedattore del quotidiano Espresso sera e in questo periodo si avvicinò al teatro (scrivendo numerosi drammi) e al cinema, curando la sceneggiatura di “Palermo or Wolfsburg” (premiato con l’Orso d’oro al Festival di Berlino 1980). Assunta la direzione del Giornale del Sud, ne fece un avamposto contro gli affari e le collusioni tra politica, imprenditoria e Cosa nostra.

Licenziato per le inchieste scomode, proseguì le sue battaglie sul mensile I Siciliani e in TV, come la storica e ultima intervista con Enzo Biagi, nel corso della quale pronunciò parole lapidarie come queste: «Io vorrei che gli italiani sapessero che non è vero che i siciliani sono mafiosi. I siciliani lottano da secoli contro la mafia. I mafiosi stanno in parlamento, i mafiosi sono ministri, i mafiosi sono banchieri, sono quelli che in questo momento sono al vertice della nazione».

Otto giorni dopo, la sera del 5 gennaio del 1984 venne freddato con cinque colpi di pistola, davanti alla redazione del giornale. Derubricato a omicidio passionale e successivamente per motivi economici, trascorsero dieci anni prima che venisse riconosciuta la matrice mafiosa, sancita nel 2003 dalla definitiva condanna all’ergastolo del boss Nitto Santapaola, come mandante, e di Aldo Ercolano, come esecutore.

Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

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