spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Articoli con tag ‘Peppino Impastato’

Peppino Impastato


Peppino Impastato viene assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani.

Peppino Impastato: Sai cosa penso? Che quest’aeroporto in fondo non è brutto, anzi…

Salvo Vitale: Ma che cosa dici?

Peppino Impastato: No ma… Visto così dall’alto, uno sale qua sopra e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell’uomo e invece non è così! In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere: fanno ‘ste case schifose con le finestre in alluminio e i muri di mattoni finti… Mi stai seguendo?…

Salvo Vitale: Eeh, ti sto seguendo!

Peppino Impastato: …I balconcini, ‘a gente ci va a abitare e ci mette… le tendine, i gerani, la televisione e dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste, nessuno si ricorda più di com’era prima, non ci vuole niente a distruggere la bellezza.

Salvo Vitale: Ah be’ ho capito, ma allora?

Peppino Impastato: E allora… E allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fissarie, bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscela, a difenderla.

Salvo Vitale: La bellezza?

Peppino Impastato: La bellezza, è importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.

Annunci

Peppino Impastato


Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

Oggi ricordiamo Peppino Impastato, ucciso a Cinisi (PA) il 9 maggio 1978.

A Peppino e a tutte le vittime innocenti che ancora ci sfuggono, dedichiamo la nostra memoria e il nostro impegno.

Peppino Impastato


La vuci, chi gridava ’nta chiazza

Oggi ricordiamo Peppino Impastato, ucciso a Cinisi (PA) il 9 maggio 1978.

A Peppino e a tutte le vittime innocenti della mafia che ancora ci sfuggono, dedichiamo la nostra memoria e il nostro impegno.

Chistu unn’è me figghiu.
Chisti un su li so manu
chista unn’è la so facci.
Sti quattro pizzudda di carni
un li fici iu.
Me figghiu era la vuci
chi gridava ’nta chiazza
eru lu rasolu ammulatu
di li so paroli
era la rabbia
era l’amuri
chi vulia nasciri
chi vulia crisciri.
Chistu era me figghiu
quannu era vivu,
quannu luttava cu tutti:
mafiusi, fascisti,
omini di panza
ca un vannu mancu un suordu
patri senza figghi
lupi senza pietà.
Parru cu iddu vivu
un sacciu parrari
cu li morti.
L’aspettu iornu e notti,
ora si grapi la porta
trasi, m’abbrazza,
lu chiamu, è nna so stanza
chi studìa, ora nesci,
ora torna, la facci
niura come la notti,
ma si ridi è lu suli
chi spunta pi la prima vota,
lu suli picciriddu.
Chistu unn’è me figghiu.
Stu tabbutu chinu
di pizzudda di carni
unn’è di Pippinu.
Cca dintra ci sunnu
tutti li figghi
chi un puottiru nasciri
di n’autra Sicilia.

Felicia Impastato (Mamma di Peppino)

Me figghiu era la vuci, chi gridava ’nta chiazza… e questa voce grida ancora ai nostri giorni, voce di giustizia, di onestà e di verità.

Nuddu miscato cu niente

Nessuno mischiato con niente

Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente.
(Salvo Vitale) [A Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato]

È forte la provocazione ripresa anche nel film “I cento passi” che ricorda la vita di Peppino impastato, giornalista noto per le sue denunce contro le attività di cosa nostra. Una provocazione che mirava a risvegliare nei cuori assopiti dei siciliani quel senso di Giustizia che la paura aveva ormai soffocato.
Peppino non è stato nessuno mischiato con niente, è stato un uomo coraggioso, che non ha venduto la sua libertà ai mafiosi, per vivere una vita tranquilla. Ha perseguito fino in fondo i valori della Giustizia, fino a morire.

Ancora adesso quel senso di tranquillità pervade la maggior parte degli Italiani. Che dissentono solo a parole, ma concretamente non si impegnano nella lotta alla corruzione. Quando per cambiare le cose devo iniziare a impegnarmi di persona, ci si tira indietro per paura o per quella strana tranquillità di colui che è seduto comodo sull’orlo di un precipizio, che non lascia mai cadere lo sguardo nell’abisso, convincendosi di essere seduto in un posto sicuro.

La pace non è tranquillità, è impegno per una vita giusta.

Molte sono le occasioni per vivere la giustizia, ma altrettante sono le omissioni o le occasioni di vivere in maniera poco corretta.

Esistono per fortuna persone e associazioni che cercano di sensibilizzare ai valori dell’Onestà e della Giustizia, il Signore possa sempre mettere nei nostri cuori quel senso di Giustizia, per un mondo migliore, per essere uomini migliori.

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: