spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono


È uno dei santi più amati e venerati in tutto il mondo, unisce cattolici e ortodossi, vanta numerose leggende e miracoli, le sue reliquie, conservate a Bari, sono ancora oggi contese e ogni tanto la Turchia ne chiede la restituzione dopo che furono trafugate da Myra nel 1087 da parte di alcuni marinai baresi.
È così popolare, San Nicola, da aver ispirato persino la figura di Babbo Natale. Il motivo? Sicuramente era conosciuto per i doni che faceva ai bambini poveri e da sottolineare un episodio della vita del Santo che prima di essere ordinato vescovo s’imbatté in una famiglia nobile e ricca caduta in miseria. Il padre, che si vergognava dello stato di povertà in cui versava, decise di avviare le figlie alla prostituzione. Nicola, nascondendosi, lasciò scivolare dalla finestra dell’abitazione dell’uomo tre palle d’oro, che ricorrono nell’iconografia classica con cui viene rappresentato, grazie alle quali l’uomo poté far sposare le figlie e risparmiare loro l’onta della prostituzione.

Oggi credo che Babbo Natale per fare un regalo utile ai bambini debba farlo ai loro genitori… così come fece San Nicola a quel papà caduto in miseria.

Quali regali dovrebbe fare oggi Babbo Natale ai genitori, per la felicità dei figli?

Credo che per tanti genitori rimasti senza lavoro, il regalo più bello sarebbe ritornare ad avere la possibilità di un lavoro dignitoso e sicuro.

Molti genitori, purtroppo sono divisi, e forse il regalo più bello sarebbe poter passare insieme il giorno di Natale in serenità (che sofferenza doppia festeggiare a metà, la festa che più di tutte ha il profumo della famiglia diventa un motivo di grande tristezza che nessun giocattolo può lenire)

Il regalo della fede… la proposta che il Vangelo fa alle famiglie è davvero una proposta bella! Come è bello vedere le famiglie che accompagnano i propri figli nella vita di fede, con le piccole attenzioni quotidiane: la preghiera prima dei pasti, prima di dormire… l’aiuto concreto ai poveri, la Messa alla Domenica come momento importante di incontro con il Signore e con la Comunità. Quella fede che trasmette i valori del “per sempre”, della fedeltà, dell’amore gratuito, del perdono…

Il regalo della salute, perché purtroppo quando in famiglia c’è una persona ammalata, la luce del Natale fa fatica a frasi spazio nelle tenebre della sofferenza.

Caro Babbo Natale, Caro San Nicola il regalo più bello che possiamo fare ai nostri bambini è avere dei genitori felici!

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Il miracolo che salva il mondo, il dominio delle faccende umane, dalla sua normale, ‘naturale’ rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà dell’azione. È, in altre parole, la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio, l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati. Solo la piena esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le due essenziali caratteristiche dell’esperienza umana che l’antichità greca ignorò completamente. È questa fede e speranza nel mondo che trova forse la sua più gloriosa e stringata espressione nelle poche parole con cui il Vangelo annunciò la ‘lieta novella’ dell’avvento: ‘Un bambino è nato per noi'”

(Hannah Arendt)

Attendiamo il miracolo che salva il mondo, il Dio-bambino venuto sulla terra per insegnarci l’amore.

Doni e promesse


Fratelli, celebrate come si conviene, con grande fervore di spirito, l’Avvento del Signore, con viva gioia per il dono che vi viene fatto e con profonda riconoscenza per l’amore che vi viene dimostrato. Non meditate però solo sulla prima venuta del Signore, quando egli entrò nel mondo per cercare e salvare ciò che era perduto, ma anche sulla seconda, quando ritornerà per unirci a sé per sempre. Fate oggetto di contemplazione la doppia visita del Cristo, riflettendo su quanto ci ha donato nella prima e su quanto ci ha promesso per la seconda.

(San Bernardo, il dono dell’Avvento)

In questo tempo d’Avvento riconosciamo i doni che ci ha fatto il Signore. E pensiamo al dono che ci farà quando, come ci ha promesso, al suo ritorno potremo finalmente abbracciarlo.


Preparare il cuore

Dal Vangelo di oggi (Mc 13,33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore

(Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupery)

È vero non sappiamo quando il Signore tornerà… per questo dobbiamo avere sempre il cuore vigile per accoglierlo. Perché Lui non ci trovi addormentati.

Cosa provoca sonnolenza nella nostra vita?

L’abitudine: quando ci lasciamo prendere dalla routine, e scolleghiamo la nostra vita dai riti religiosi e dalle preghiere… il nostro cuore si spegne e rimane accesa solo la lingua: questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me (Mt 7,6). Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7,21). L’abitudine ci rende ciechi e non scorgiamo più i doni che il Signore ci fa con la sua presenza e con il suo amore. Ma ci si può forse abituare all’amore vero?

L’inoperosità: Quando non ci impegniamo in opere concrete di misericordia, il cuore si atrofizza e si addormenta. L’ozio è il peggior nemico della felicità e il miglior alleato della noia. Più la vita è vuota più diventa pesante!

L’egoismo: Chi pensa troppo a se stesso non riesce a volgere lo sguardo verso gli altri e si addormenta nelle sue faccende senza permettere agli altri di accendere il proprio cuore.

La chiusura in se stessi: Chi non apre il cuore all’amore del prossimo, chi non decide di aprire il cuore al Signore, si addormenta nella disperazione di una vita senza senso.

Cosa tiene invece acceso e pronto il nostro cuore? L’amore! Sia offerto che ricevuto è l’amore che ci tiene svegli… allora iniziamo ad amare lì dove il Signore ci ha voluto, nella nostra famiglia, nella nostra parrocchia, nel nostro paese.

Signore fa che teniamo pronto il nostro cuore per l’incontro che da sempre vuole nutrire la nostra vita.

Tempo di Avvento

Inizia il tempo di Avvento, prepariamoci bene a questo tempo di Grazia.
Lasciamo spazio alla presenza di Gesù nella nostra vita.
Svegliamo il nostro cuore per essere pronti ad accogliere il Signore della Vita.

Dal Vangelo di oggi (Lc 21, 34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

E’ necessario studiare da vicino la parola “vegliare”; bisogna studiarla perché il suo significato non è così evidente come si potrebbe credere a prima vista e perché la Scrittura la adopera con insistenza. Dobbiamo non soltanto credere, ma vegliare; non soltanto amare, ma vegliare; non soltanto obbedire, ma vegliare.
Vegliare perché? Per questo grande evento: la venuta di Cristo.
Cos’è dunque vegliare? Credo lo si possa spiegare così. Voi sapete cosa significa attendere un amico, attendere che arrivi e vederlo tardare? Sapete cosa significa essere in compagnia di gente che trovate sgradevole e desiderare che il tempo passi e scocchi l’ora in cui potrete riprendere la vostra libertà? Sapete cosa significa essere nell’ansia per una cosa che potrebbe accadere e non accade; o di essere nell’attesa di qualche evento importante che vi fa battere il cuore quando ve lo ricordano e al quale pensate fin dal momento in cui aprite gli occhi?
Sapete cosa significa avere un amico lontano, attendere sue notizie e domandarvi giorno dopo giorno cosa stia facendo in quel momento e se stia bene?
Sapete cosa significa vivere per qualcuno che è vicino a voi a tal punto che i vostri occhi seguono i suoi, che leggete nella sua anima, che vedete tutti i mutamenti della sua fisionomia, che prevedete i suoi desideri, che sorridete del suo sorriso e vi rattristate della sua tristezza, che siete abbattuti quando egli è preoccupato e che vi rallegrate per i suoi successi?
Vegliare nell’attesa di Cristo è un sentimento di rassomiglianza a questo, per quel tanto che i sentimenti di questo mondo sono in grado di raffigurare quelli dell’altro mondo.

(John Henry Newman)

Oggi la Chiesa fa memoria del beato Charles De Foucauld, condivido con voi una sua preghiera che ci prepara al tempo di Avvento ormai prossimo.

In silenzio d’attesa
e desiderio colmo d’amore
scrutiamo nella notte
il tuo arrivo,
o grande Atteso,
Verbo della vita.
Sei Tu, Signore Gesù,
Colui che aspettiamo!
Vieni presto a visitarci
con l’abbondanza della tua misericordia.
Vieni a consolare le nostre pene,
a ravvivare la nostra speranza,
a metterci sulla bocca
un canto nuovo,
una pura lode
al tuo santo Nome,
Gesù, Figlio di Dio,
unico Salvatore. Amen.

(Charles de Foucauld)


È ormai prossimo il tempo di Avvento, ci affidiamo a Te, Santo Apostolo di Dio, in questo tempo di Grazia che sta per iniziare.

Sei tu, o beato Andrea, che incontriamo per primo in quella mistica via dell’Avvento nella quale camminiamo, cercando il nostro divin Salvatore Gesù Cristo; e ringraziamo Dio per averci voluto concedere un simile incontro. Quando Gesù, nostro Messia, si rivelò al mondo, tu avevi già prestato docile orecchio al santo Precursore che annunciava il suo avvicinarsi, e fosti uno dei primi fra i mortali a confessare, nel figlio di Maria, il Messia promesso nella Legge e nei Profeti. Ma non volesti rimanere il solo confidente di così meraviglioso Segreto; facesti presto partecipe della Buona Novella Pietro tuo fratello, e lo conducesti a Gesù. Santo Apostolo, anche noi desideriamo il Messia, il Salvatore delle anime nostre; poiché tu l’hai trovato, degnati dunque di condurre anche noi a lui. Poniamo sotto la tua protezione il sacro periodo di attesa e di preparazione che ci rimane da percorrere, fino al giorno in cui il Salvatore tanto atteso apparirà nel mistero della sua meravigliosa Nascita. Aiutaci nel renderci degni di vederlo in mezzo alla notte radiosa in cui apparirà. Il battesimo della penitenza ti preparò a ricevere la insigne grazia di conoscere il Verbo di vita; ottieni anche a noi di essere veramente pentiti e di purificare i nostri cuori, in questo sacro tempo, affinché possiamo contemplare con i nostri occhi Colui che ha detto: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

(Prosper Guéranger)