spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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Preghiera di un anziano


Questa è una delle più celebri preghiere, che raccoglie le intenzioni di una persona anziana:

Signore Gesù Cristo,
che hai potere sulla vita e sulla morte,
tu conosci ciò che è segreto e nascosto,
i pensieri e i sentimenti non ti sono velati.
Guarisci i miei raggiri e il male fatto nella mia vita.
Ecco, la mia vita declina di giorno in giorno,
ma i miei peccati crescono.
Signore, Dio delle anime e dei corpi,
tu conosci l’estrema fragilità della mia anima e del mio corpo,
concedimi forza nella mia debolezza,
sostienimi nella mia miseria.
Dammi un animo grato:
che mi ricordi sempre dei tuoi benefici,
non ricordare i miei numerosi peccati,
perdona tutti i miei tradimenti.
Signore, non disdegnare questa preghiera,
la preghiera di questo misero.
Conservami la tua grazia fino alla fine,
custodiscimi come per il passato. Amen.

(Efrem il Siro)

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V Domenica del Tempo Ordinario (B)


Servizio e preghiera

Dal Vangelo di oggi (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

La vera medicina: il servizio e la preghiera.

Chi ha fatto un incontro sincero con Gesù, chi è stato guarito dal suo sguardo d’amore, si sente di dover mettersi al suo servizio. Di dover condividere quell’essere amati che fa tornare in vita.

Bloccati a cercare un senso nella nostra vita, molte volte non sappiamo dove porre i nostri passi, le relazioni rischiano di diventare un dovere, molte le sentiamo insipide… ma se facciamo attenzione è proprio lì che il Signore ci passa accanto, per alzarci (resurrezione), prenderci per mano e farci tornare al gusto vero della vita… mettersi a disposizione per annunciare il Vangelo…

Un annuncio che diventa vivo quando alla Parola ascoltata seguono gesti concreti di amore verso gli altri.

Anche Gesù si mette a disposizione del progetto del Padre (per questo infatti sono venuto) una predicazione la sua che diventa concreta, nei gesti…guarisce i malati, libera gli indemonianti…
Gesù ci prende per mano, ci rialza, ci ridona il senso pieno della vita.

Gesù è capace anche di ritagliarsi uno spazio per la preghiera… perché il suo vivere non sia solo un fare qualcosa, ma un essere per Qualcuno.

Aiutaci Signore a fare del servizio e della preghiera i due pilastri della nostra vita, per potere essere tuoi discepoli, per poter essere felici davvero!

La preghiera è buona


Da’ sollievo agli affranti, visita i malati,
sii sollecito verso i poveri: questa è la preghiera.
La preghiera è buona, e le sue opere sono belle.
La preghiera è accetta, quando dà sollievo al prossimo.
La preghiera è ascoltata,
quando in essa si trova anche il perdono delle offese.
La preghiera è forte,
quando è piena della forza di Dio.

(Sant’Afraate)

Con queste parole Afraate “il saggio” ci invita a una preghiera che diventa vita cristiana, vita realizzata, vita penetrata dalla fede, dall’apertura a Dio e, così, dall’amore per il prossimo. (BXVI)

La Preghiera


La preghiera è la chiave che consente a Dio di entrare nel nostro cuore e riempirlo dei suoi doni. (cit.)

Aprire il cuore a Dio, nella gioia e nel dolore, nella fatica e nella sofferenza è aprirsi ai suoi doni di Grazia, che ci fanno sentire amati da Lui.

Aggrapparsi a Dio


A Parigi fa freddo. Federico Ozanam, il fondatore delle famose Conferenze di San Vincenzo, è in preda ad una grossa crisi mistica. Entra in una chiesa e, dopo qualche tempo, indovina nell’oscurità i lineamenti d’una persona ingobbita sui vecchi banchi. Scrutandola, la riconosce: A. M. Ampere, il grande fisico e matematico francese. Uscito di chiesa l’aspetta e, incrociatolo, gli pone una domanda:”Professore, è possibile essere così grande e pregare ancora?”. E lui, uomo che aveva viaggiato ai confini dell’elettromagnetismo e dell’elettrodinamica, che aveva varcato le soglie dell’inesplorabile, che era riverito nelle aule universitarie…con una risposta pari al grande genio che navigava nella sua mente, rispose: “Io sono grande solo quando prego”.

 

Scrivi con una mano sola; con l’altra tieniti aggrappato alla veste di Dio, come un bimbo si tiene alla veste del padre! Senza questa precauzione ti sfracelleresti immancabilmente contro una roccia.

(A.M.Ampère)

Aggrappiamoci a Dio nella preghiera, e mai cadremo nello sconforto.

Come può essere giusto chi disprezza gli altri?


XXX Domenica del Tempo Ordinario (C)

Dal Vangelo di oggi (Lc 18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri…

Come può essere giusto chi disprezza gli altri?

Qui c’è il pericolo della sindrome del “cristiano del fare”… ho fatto il mio dovere.

Certo il fariseo fa tante cose, paga la decima, digiuna… ma gli manca l’unica cosa che conta: l’amore!

Qual è il comandamento più grande? Amare Dio e il prossimo…

Basta forse il digiuno…per amare Dio?

Sono sufficienti le decime?

Il peccatore chiede per lui, la cosa migliore… Abbi Pietà di me!

Che significa…Signore anche se non sempre sono giusto, anche se sbaglio molto, non smettere mai di amarmi, non smettere di avere pietà di me, di accorgerti di me.
Signore anche se non lo merito, ti prego continua ad amarmi… e concedimi con la tua Grazia di poterti amare come tu fai con me, di poter amare i miei fratelli come tu ci hai insegnato.

La fatica di credere nella preghiera


XXIX Domenica del Tempo Ordinario (C)

Dal Vangelo di oggi (Lc 10,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Ho imparato a pregare, qualche anno fa… quando mia zia mi chiese “Ma tu credi nei miracoli?”

Certo da prete la risposta è stata immediata “certo che ci credo!”…ma dentro non me lo ero mai chiesto seriamente. Mio zio era malato, di quella malattia che lascia poche speranze.
Non credevo che la preghiera potesse aiutarlo, e non credevo potesse aiutare me.

Quella domanda però mi ha cambiato davvero… avevo un’arma in più, anche se la mia piccolezza e il mio limite mi dicevano il contrario, iniziai a pregare…

Inizialmente per la guarigione dello zio, pregavo per un miracolo… poi pregavo perché il Signore si prendesse cura di lui, della sua famiglia.

Ho capito che così facendo, avevo fatto il mio dovere… avevo avuto il coraggio di chiedere, con la consapevolezza di esser ascoltato davvero.

Nonostante il miracolo non sia avvenuto…ho percepito che il Signore era lì ad ascoltarmi, e chissà quali frutti che non conosco ha portato quella mia preghiera.

Di sicuro quella preghiera mi ha arricchito nella fede… ho capito che pregare è gridare a Dio che hai bisogno di Lui, è legarsi alla Speranza, è decidere seriamente di affidargli la tua vita.

Oggi il mio pensiero va a tutti quei miei fratelli che si sentono ingannati da Dio, che sono arrabbiati con Lui. Perché pensano che le loro preghiere siano rimaste inascoltate.

Lo capisco e lo capisce anche Dio, perché conosce i vostri cuori… è una fatica credere nella preghiera, soprattutto dopo aver chiesto tanto al Signore e “forse” non aver ricevuto niente.

Ma è una fatica ancora più grande sentirsi soli, quando in famiglia c’è una persona ammalata, quando manca il lavoro, quando si è poveri….

La preghiera ci dice che in qualsiasi momento, e soprattutto nei momenti più brutti della vita, Dio c’è! Non ci abbandona, ascolta le nostre preghiere…. È però un mistero grande quello della vita e lo capiremo solo quando saremmo illuminati dalla visione dell’Eterno.

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