spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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Aggrapparsi a Dio


A Parigi fa freddo. Federico Ozanam, il fondatore delle famose Conferenze di San Vincenzo, è in preda ad una grossa crisi mistica. Entra in una chiesa e, dopo qualche tempo, indovina nell’oscurità i lineamenti d’una persona ingobbita sui vecchi banchi. Scrutandola, la riconosce: A. M. Ampere, il grande fisico e matematico francese. Uscito di chiesa l’aspetta e, incrociatolo, gli pone una domanda:”Professore, è possibile essere così grande e pregare ancora?”. E lui, uomo che aveva viaggiato ai confini dell’elettromagnetismo e dell’elettrodinamica, che aveva varcato le soglie dell’inesplorabile, che era riverito nelle aule universitarie…con una risposta pari al grande genio che navigava nella sua mente, rispose: “Io sono grande solo quando prego”.

 

Scrivi con una mano sola; con l’altra tieniti aggrappato alla veste di Dio, come un bimbo si tiene alla veste del padre! Senza questa precauzione ti sfracelleresti immancabilmente contro una roccia.

(A.M.Ampère)

Aggrappiamoci a Dio nella preghiera, e mai cadremo nello sconforto.

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Come può essere giusto chi disprezza gli altri?


XXX Domenica del Tempo Ordinario (C)

Dal Vangelo di oggi (Lc 18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri…

Come può essere giusto chi disprezza gli altri?

Qui c’è il pericolo della sindrome del “cristiano del fare”… ho fatto il mio dovere.

Certo il fariseo fa tante cose, paga la decima, digiuna… ma gli manca l’unica cosa che conta: l’amore!

Qual è il comandamento più grande? Amare Dio e il prossimo…

Basta forse il digiuno…per amare Dio?

Sono sufficienti le decime?

Il peccatore chiede per lui, la cosa migliore… Abbi Pietà di me!

Che significa…Signore anche se non sempre sono giusto, anche se sbaglio molto, non smettere mai di amarmi, non smettere di avere pietà di me, di accorgerti di me.
Signore anche se non lo merito, ti prego continua ad amarmi… e concedimi con la tua Grazia di poterti amare come tu fai con me, di poter amare i miei fratelli come tu ci hai insegnato.

La fatica di credere nella preghiera


XXIX Domenica del Tempo Ordinario (C)

Dal Vangelo di oggi (Lc 10,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Ho imparato a pregare, qualche anno fa… quando mia zia mi chiese “Ma tu credi nei miracoli?”

Certo da prete la risposta è stata immediata “certo che ci credo!”…ma dentro non me lo ero mai chiesto seriamente. Mio zio era malato, di quella malattia che lascia poche speranze.
Non credevo che la preghiera potesse aiutarlo, e non credevo potesse aiutare me.

Quella domanda però mi ha cambiato davvero… avevo un’arma in più, anche se la mia piccolezza e il mio limite mi dicevano il contrario, iniziai a pregare…

Inizialmente per la guarigione dello zio, pregavo per un miracolo… poi pregavo perché il Signore si prendesse cura di lui, della sua famiglia.

Ho capito che così facendo, avevo fatto il mio dovere… avevo avuto il coraggio di chiedere, con la consapevolezza di esser ascoltato davvero.

Nonostante il miracolo non sia avvenuto…ho percepito che il Signore era lì ad ascoltarmi, e chissà quali frutti che non conosco ha portato quella mia preghiera.

Di sicuro quella preghiera mi ha arricchito nella fede… ho capito che pregare è gridare a Dio che hai bisogno di Lui, è legarsi alla Speranza, è decidere seriamente di affidargli la tua vita.

Oggi il mio pensiero va a tutti quei miei fratelli che si sentono ingannati da Dio, che sono arrabbiati con Lui. Perché pensano che le loro preghiere siano rimaste inascoltate.

Lo capisco e lo capisce anche Dio, perché conosce i vostri cuori… è una fatica credere nella preghiera, soprattutto dopo aver chiesto tanto al Signore e “forse” non aver ricevuto niente.

Ma è una fatica ancora più grande sentirsi soli, quando in famiglia c’è una persona ammalata, quando manca il lavoro, quando si è poveri….

La preghiera ci dice che in qualsiasi momento, e soprattutto nei momenti più brutti della vita, Dio c’è! Non ci abbandona, ascolta le nostre preghiere…. È però un mistero grande quello della vita e lo capiremo solo quando saremmo illuminati dalla visione dell’Eterno.

Parlare d’amore

Il silenzio ed un minimo di separazione,

che ti manterranno più intimamente unita a Gesù,

avranno come scopo di farti crescere nel suo amore,

piuttosto che di separarti dagli uomini.

(Magdeleine Hutin)

Il silenzio davanti a Gesù, ci permette di parlare d’amore davanti ai fratelli.

Un cuore pieno di persone

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Inizia la Quaresima tempo favorevole per fare esperienza della

Misericordia del Signore.

Come sempre i tre pilastri per vivere questo cammino sono:

elemosina, preghiera e digiuno.

Quest’anno l’impegno dell’elemosina è stimolato anche dal tema dell’Anno Santo della Misericordia, fare spazio al fratello affamato, assetato, nudo, straniero, ammalato ecc…

Fare spazio al fratello bisognoso significa lasciarsi toccare dalla sua miseria. Se il mio cuore è pieno di tutto ma è vuoto dei volti sofferenti dei miei fratelli, conviene svuotarlo un po’ delle cose inutili, ma che comunque occupano spazio prezioso nel nostro cuore che è principalmente nato per far spazio alle persone più che alle cose!

Nella preghiera ci sia spazio nel nostro cuore per il Signore.

“Crea in me o Dio un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo” (Sal 50)

Chiediamo innanzitutto la conversione del cuore, per uscire dal nostro egoismo ed andare incontro al fratello.

 

Il digiuno deve essere un modo per far spazio alla parola di misericordia che il Signore vuol riversare nei nostri cuori a volte stanchi.

Il digiuno non è privarsi di alcune cose buone, ma fare spazio a quelle importanti!

Rimane sempre l’impegno serio di vivere le opere di misericordia, un impegno serio e concreto di vivere bene questo tempo di Grazia che è la Quaresima. Buon cammino a tutti.

1. Dar da mangiare agli affamati.
2. Dar da bere agli assetati.
3. Vestire gli ignudi.
4. Alloggiare i pellegrini.
5. Visitare gli infermi.
6. Visitare i carcerati.
7. Seppellire i morti.

1. Consigliare i dubbiosi.
2. Insegnare agli ignoranti.
3. Ammonire i peccatori.
4. Consolare gli afflitti.
5. Perdonare le offese.
6. Sopportare pazientemente le persone moleste.
7. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

Servitori di ogni volto

La preghiera non è un divertimento, non è una specie di droga per la domenica, ma ci impegna nel mistero del Padre, nel potere dello Spirito santo, attorno a un Volto che ci rivela ogni volto e ci rende servitori di ogni volto.

(Olivier Clément)

Il volto del Padre Misericordioso deve farci diventare servitori della Misericordia di ogni volto che incontriamo.

Maria Madre dei giovani

Oggi la chiesa venera il Santissimo nome di Maria.

Sono stato con i miei ragazzi al Sermig, e tutte le mattine iniziavamo il campo nel santuario dedicato a Maria Madre dei giovani. Felice intuizione… tutte le mamme infatti sanno quanto sia importante fare gli “straordinari ” quando i figli sono giovani.

E così è bello sia sottolineato, quanto Maria, madre di Gesù, possa prendersi cura innanzitutto dei giovani, custodirli, illuminarli, consolarli…

Condivido con voi la preghiera del Sermig a Maria Madre dei giovani.

Maria ,è dai giovani che parte il futuro,
i giovani possono prendere il buono del passato e renderlo presente,
nei giovani sono seminati la santità, l’intraprendenza, il coraggio,
Maria Madre dei Giovani coprili con il Tuo manto,
difendili, proteggili dal male,
affidali a Tuo Figlio Gesù,
e poi mandali a dare speranza al mondo.

Per chi vuole saperne di più link