spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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Ciao Don

Ciao Don, sono ormai sei anni che vivi nell’abbraccio dell’Amore Eterno. Oggi per me non è un giorno come gli altri. Oggi è il giorno del grazie! Grazie al Signore per il dono della tua vita e del tuo ministero in mezzo a noi, alla nostra amata parrocchia del Villaggio. E grazie a te per l’esempio, per la preghiera che ancora adesso so che non mi fai mancare. Grazie perché per me non ci sono state le tenebre del dubbio… quando ho capito che il Signore mi chiamava al ministero ordinato, non è stato un salto nel buio… perché quando ho pensato di rispondere di sì al Signore, subito il mio cuore si è illuminato, ho pensato alla tua vita bella e azzeccata… e adesso eccomi qui, e mentre scrivo mi commuovo… perché sono davvero felice! Non cambierei neanche una virgola di questi anni vissuti da prete. Un giorno mi dicesti che una delle cose più belle del ministero è quando ti ho detto che entravo in seminario…avevi gli occhi brillanti! Come vorrei succedesse anche a me, come vorrei che qualche giovane nel cammino del mio ministero decidesse di entrare in seminario, sarebbe davvero bellissimo, ma so che i tempi del Signore, non sono i miei e aspetto con tanta speranza nel cuore.

Ciao Don da lassù prega sempre per me, per il mio ministero, fa che sempre possa rimanere come tu mi hai sempre detto, “prete da cortile”, prete in mezzo alla gente. Perché è proprio la gente che mi circonda il dono più bello della mia splendida vita!

L’Amore che supera le tempeste


L’amore non è una scintilla effimera, nata dall’incontro di due desideri, è una fiamma eterna sprigionata dalla fusione di due destini.

(Gustave Thibon)

Quando due anime sono legate da un sogno più grande, da un disegno che viene dall’alto, la fiamma del loro amore farà davvero fatica a spegnersi nelle tempeste che colpiscono durante la vita.

Sostieni Signore e custodisci l’amore nelle famiglie, specialmente quelle che vivono un momento di faticosa tempesta.

Don Pino Puglisi


Oggi voglio ricordare il Beato don Pino Puglisi ucciso il 15-09-1993.

Divenuto sacerdote della Chiesa Palermitana, era ben conscio della pessima situazione della città, dilaniata dall’azione delle cosche mafiose in cui è suddivisa oltre che dalla microcriminalità, e si diede subito a operare nel tessuto sociale, particolarmente in quelli più diseredati o in cui comunque la macchia della delinquenza è più radicata, portando ovunque buoni risultati. Attivo con speciale attenzione nella pastorale giovanile, riusciva a coinvolgere nei gruppi parrocchiali un sempre crescente numero di ragazzi togliendoli dalla strada (e quindi dalla criminalità) e mettendoli in guardia egli stesso della reale natura maligna delle organizzazioni da cui erano manovrati, oltre che dei pericoli in cui incorrevano. La sua fu una lotta aperta e dichiarata alla mafia che, sentendosi punta e minacciata da questo prete esemplare e dalla sua opera che si diffondeva rapidamente, commissionò così il suo massacro. link

Nella parrocchia tutta la pastorale dovrebbe essere attraversata dalla linea vocazionale insieme alla linea missionaria: “tutti chiamati, tutti mandati”
(Beato don Pino Puglisi)

Queste parole di don Pino, introducono bene al tema di quest’anno della pastorale vocazionale:
“VOCAZIONI E SANTITA’: IO SONO UNA MISSIONE”.

Il prossimo anno pastorale 2016-2017 affronta e studia il tema della missione, attraverso l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” n. 273
“La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. Tuttavia, se uno divide da una parte il suo dovere e dall’altra la propria vita privata, tutto diventa grigio e andrà continuamente cercando riconoscimenti o difendendo le proprie esigenze. Smetterà di essere popolo”.

Non siamo chiamati per restare fermi, ma per annunciare a tutti l’Amore di Dio per noi.

Dono a Dio


Ciò che siamo è il dono che Dio ci ha fatto. Ciò che diventiamo è il dono che noi facciamo a Dio.
(André Maurois)

Che bello pensare di poter essere un dono per Dio…

E tu ti sei mai chiesto che dono puoi diventare?

Puntare il dito

Festa di S.Matteo Apostolo

Dal Vangelo di oggi (Mt 9,9-13)

In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Per Gesù puntare il dito significa puntare su di te, scommettere sulla tua possibilità di essere una persona buona.

Molti puntano il dito per giudicare o disprezzare il tuo limite, Gesù punta il dito per sceglierti, per chiamarti ad una vita insieme a Lui, per insegnarti ad Amare, per farti scoprire la felicità di chi vive alla sua sequela.

Vocazione di San Matteo (Caravaggio)

La certezza della mia vocazione

Prima Lettura (Am 7,12-15)

In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno».
Amos rispose ad Amasìa e disse:
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele».

Vangelo (Mc 6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Nella prima lettura il profeta Amos, ricorda che la sua era la vita semplice di un contadino… avrebbe forse continuato la vita di sempre. Qualcosa di inaspettato però ha cambiato il corso della sua vita. Dio lo ha chiamato come profeta. Dio ha scelto il semplice Amos, per rimproverare e convertire il popolo di Israele.

Così anche nel Vangelo, non sono gli apostoli a scegliere Gesù. È lui che li chiama a sé e che li manda ad annunciare la gioia del Vangelo.

Nel nostro cammino di fede il primo passo è sempre di Dio.

È lui che ci sceglie, che ci chiama.

Quando mi chiedono se nella mia vita ho mai avuto dei dubbi sulla mia vocazione, rispondo sempre di no!
Davvero.. Io desideravo tantissimo farmi una famiglia, credevo di essere fatto per quello.
Poi inaspettatamente, sentii dentro di me la proposta di una vita consacrata al Signore nel ministero ordinato.
Era talmente una cosa non mia, che ho capito subito che lì, c’era lo zampino del Signore… e ancora adesso Lo ringrazio, perchè non vi è per me vita più azzeccata, più piena.

Se sono prete è proprio perché il Signore lo ha voluto!

Oggi vorrei pregare per i giovani, perché si sentano chiamati, in ogni condizione di vita (Il Signore sa bene come fare proposte irrinunciabili), ad annunciare la gioia del Vangelo!

Non importa che tu sia contadino, operaio, povero, imprenditore, politico, nonno, mamma, papà, uomo, donna…. Gesù ha una proposta per tutti!

Gesù non chiede mai ciò che non possiamo dare!

10 anni fa

Era il 20 settembre del 2004, avevo 24 anni, qualche capello in più e qualche chilo in meno. Davanti alla piazza della chiesa della mia parrocchia, gli amici di sempre, tutti in macchina in un lungo corteo. Destinazione “seminario”. Non vi nascondo la commozione a scrivere queste righe, che parlano di un passo importante nella mia splendida vita. Ho percepito proprio il clima di gioia e di festa!!!
Sono passati dieci anni, e non posso non ringraziare per tutte le persone che il Signore mi ha donato di incontrare in questo meraviglioso cammino, sempre più capisco quanto il Signore abbia azzeccato il suo disegno su di me. Adesso sono prete, prete felice. Chiedo al Signore che mai la gioia abbandoni il mio cuore. Perché capisco quanto il mondo abbia bisogno di un cuore gioioso a disposizione.

Prego per tutti i seminaristi, e per tutti coloro che stanno pensando di entrare in seminario.