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Venerdì Santo


Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore. Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell’umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini.

(Papa Benedetto XVI)

Venerdì Santo


Essere in croce è ciò che Dio deve nel suo amore all’uomo che è in croce. L’amore conosce molti doveri, ma il primo di questi doveri è di essere con l’amato. Solo un Dio sale sulla croce ed entra nella morte perché nella morte entra ogni suo amato. Qualsiasi altro gesto ci avrebbe confermato in una falsa idea di Dio. Solo la croce toglie ogni dubbio. Qualunque uomo, qualunque re, se potesse, scenderebbe dalla croce. Solo un Dio non scende dal legno. La croce è l’abisso dove Dio diviene l’amante, genesi perfetta di Dio fra gli uomini… Le braccia di Gesù, inchiodate e distese in un abbraccio che non può rinnegarsi, sono le porte dell’Eden spalancate per sempre, sono cuore dilatato fino a lacerarsi molto prima del colpo di lancia, sono accoglienza di ogni creatura, alleanza con tutto ciò che vive: genesi dell’uomo in Dio. Perché l’amato nasce dalle ferite del cuore di chi lo ama. L’uomo nasce dal cuore trafitto del suo Creatore. E capisce che la vita non è possesso o rapina, ma dono di sé; che Dio e la vita sono dono reciproco di sé. Allora la croce è davvero la gloria di Dio, l’ora gloriosa della vita.

(Ermes Ronchi)

L’amore conosce molti doveri, ma il primo di questi doveri è di essere con l’amato…

Oggi penso a tutti coloro che vivono una situazione di sofferenza… Signore fa che sentano la Tua presenza, Tu che salendo sulla croce ti sei fatto prossimo di tutti coloro che vivono le tenebre della morte e del dolore.

Venerdì Santo


La croce è il più terribile “no” al peccato e il più amoroso “sì” al peccatore.

(Raniero Cantalamessa)

Contemplando la croce, contemplo l’amore infinito di Dio per me.

La croce non è simbolo di morte e sofferenza, ma di amore sconfinato per l’uomo.

Venerdì Santo


Stabat Mater

Santa Maria, donna di frontiera, noi siamo affascinati da questa tua collocazione che ti vede, nella storia della salvezza, perennemente sulle linee di confine, tutta tesa non a separare, ma a congiungere mondi diversi che si confrontano.

(don Tonino Bello)

Mentre tutti scappavano per paura della morte, tu contemplandola nel volto di tuo Figlio hai voluto essere mamma fino all’ultimo, e invece del buio quel volto preparava per te una luce radiosa pronta a penetrare quelle ferite del tuo cuore che ti eri procurata stando al tuo posto, presso la croce, dove tuo figlio e molti tuoi figli sono inchiodati.

Grazie Maria perché se dovessimo sperimentare la fatica della croce, sappiamo che tu sarai lì e non ci lascerai mai soli nella sofferenza.

Venerdì Santo


Il crocifisso è l’icona più vera. Porta sulla terra il potere di Dio: quello di servire, non di asservire; quello di salvare, non di giudicare; quello di dare la vita, non di toglierla. Il crocifisso porta l’immagine vera dell’uomo. […] Vero uomo è lui, capace del dono supremo, fratello di ognuno, che muore ostinatamente amando, gridando forte a Dio tutta la sua pena, ma per mettersi nelle sue mani.
(Ermes Ronchi)

Signore oggi riconosco le mie povertà e le metto nelle tue mani, grazie perché ci hai fatto sapere di avere mani grandi, più grandi sicuramente dei nostri numerosi limiti.

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