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Trasfigurazione del Signore

Per il contesto in cui è inserita, la Trasfigurazione ha lo scopo di anticipare, agli occhi dei discepoli prescelti, la gloria dell’ultimo giorno, già concentrata in quel Gesù che vive quotidianamente con loro. Dio parla ai discepoli timorosi, essi possono, devono, ascoltare e ubbidire, essere fiduciosi e seguire Gesù sulla strada che sale a Gerusalemme verso la gloria attraverso la croce. (Xavier Léon-Dufour)

II Domenica di Quaresima (C)

Prima Lettura (Gen 15,5-12.17-18)

In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra». Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo». Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò. Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono. Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram:

«Alla tua discendenza

io do questa terra,

dal fiume d’Egitto

al grande fiume, il fiume Eufrate».

Seconda Lettura (Fil 3,17- 4,1)

Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.

La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.

Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

Vangelo (Lc 9,28b-36)
 
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Piedi per terra e sguardo al cielo.

Siamo in cammino verso la Pasqua, i passi sono nostri, ma l’orizzonte (il cielo) è dono di Dio.

Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono

Molte volte, nel cammino, sentiamo tutta la nostra povertà, il nostro limite… all’inizio della Quaresima solitamente siamo carichi e pronti a vivere bene questo tempo forte. Poi inizia a pesare la nostra incapacità, anche solo di vivere bene alcuni obbiettivi che ci eravamo dati. E spesso perdiamo l’orizzonte… non riusciamo a mettere a fuoco la grandezza della promessa che Dio ci fa, e percepiamo solo la nostra fatica di un cammino che apparentemente non porta frutto.

…si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram…

Dio interviene sempre a illuminare le nostre tenebre, non ci lascia soli nel cammino e spesso viene a ricordarci di alzare lo sguardo al cielo, ricordando le sue promesse, che sempre mantiene.

Anche la seconda lettura ci ricorda la prospettiva del cielo: La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.

Nel Vangelo, occorre ricordare che Gesù è in cammino verso Gerusalemme, la sosta sul monte Tabor, ha di nuovo il compito di ricordare la prospettiva del cielo, della gloria. La croce non è la fine del cammino, ma lo strumento che ci dona la prospettiva della Resurrezione! (Il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso.)

Buon cammino, con i piedi ben piantati per terra e lo sguardo verso il cielo.

 

 

 

 

Trasfigurazione del Signore

Il mistero della Trasfigurazione non va staccato dal contesto del cammino che Gesù sta percorrendo. Egli si è ormai decisamente diretto verso il compimento della sua missione, ben sapendo che, per giungere alla risurrezione, dovrà passare attraverso la passione e la morte di croce. Di questo ha parlato apertamente ai discepoli, i quali però non hanno capito, anzi, hanno rifiutato questa prospettiva, perché non ragionano secondo Dio, ma secondo gli uomini (cfr Mt 16,23). Per questo Gesù porta con sé tre di loro sulla montagna e rivela la sua gloria divina, splendore di Verità e d’Amore. Gesù vuole che questa luce possa illuminare i loro cuori quando attraverseranno il buio fitto della sua passione e morte, quando lo scandalo della croce sarà per loro insopportabile. Dio è luce, e Gesù vuole donare ai suoi amici più intimi l’esperienza di questa luce, che dimora in Lui. Così, dopo questo avvenimento, Egli sarà in loro luce interiore, capace di proteggerli dagli assalti delle tenebre. Anche nella notte più oscura, Gesù è la lampada che non si spegne mai. Sant’Agostino riassume questo mistero con una espressione bellissima, dice: «Ciò che per gli occhi del corpo è il sole che vediamo, lo è [Cristo] per gli occhi del cuore»

(Papa Benedetto XVI)

Trasfigurazione del Signore (A)


Il Signore in persona si fece splendente come il sole, i suoi abiti divennero bianchissimi come la neve e parlavano con lui Mosè ed Elia. Sì, proprio Gesù in persona, proprio lui divenne splendente come il sole , per indicare così simbolicamente di essere lui la luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo . Ciò ch’è per gli occhi del corpo il sole che vediamo, lo è lui per gli occhi del cuore; ciò ch’è il sole per i corpi, lo è lui per i cuori. I suoi vestiti sono la sua Chiesa. Se i vestiti non fossero tenuti ben stretti da colui che l’indossa, cadrebbero. Di questi vestiti un orlo, per così dire estremo, era Paolo. Lo dice lui stesso: Io infatti sono il più piccolo degli Apostoli ; e in un altro passo: Io sono l’ultimo degli Apostoli . Orbene, in un vestito l’orlo è la parte estrema e più piccola. Ecco perché quella donna che soffriva di perdite di sangue guarì toccando l’orlo del mantello del Signore ; così la Chiesa proveniente dai pagani fu salvata dalla predicazione di Paolo. Che c’è di strano se mediante il vestito bianchissimo viene simboleggiata la Chiesa, dal momento che sentite dire dal profeta Isaia: Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, li farò diventare bianchi come neve? Che valore avrebbero Mosè ed Elia, cioè la Legge e i Profeti, se non parlassero col Signore? Se non testimoniassero a favore del Signore, chi leggerebbe la Legge e i Profeti? Vedete quanto sinteticamente afferma ciò l’Apostolo: Per mezzo della Legge si ha solo la conoscenza del peccato. Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio , ecco il sole; testimoniata dalla Legge e dai Profeti , ecco lo splendore. (Sant’Agostino)

II Domenica di Quaresima (A)


Dalla noia alla gioia.

Prima Lettura (Gen 12,1-4)

In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

Vangelo (Mt 17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

La prima lettura di questa domenica ci parla della vocazione di Abramo. Appena prima leggiamo nel libro della Genesi una lunga genealogia, che sembra interrompersi con Sara (era sterile e non aveva figli).

La sterilità di Sara potrebbe rappresentare l’atteggiamento di chi ormai vive seduto, senza futuro, senza speranza.

Ecco che allora il comando del Signore diventa un cammino:
Dalla noia alla gioia.
Dalla paura al coraggio di testimoniare.
Dalle nostre sicurezze alle strade insicure dell’evangelizzazione.
Dalla nostra chiesa alle nostre case.
Dalla morte alla vita.

Non lasciamoci vincere dalle tenebre dell’immobilità. Gesù ci prende per mano per salire sul monte e fare esperienza viva di Lui.

Solo così inizieremo con serietà il nostro cammino verso quell’incontro che è il senso di tutta la nostra vita.

Vinciamo il nostro “stare fermi” il nostro “immobilismo” e prendiamo la direzione della Parola che Dio rivolge oggi ai nostri cuori, alla nostra vita.

Senza aver paura della croce, senza prendere scorciatoie… fino al sepolcro vuoto, senso del nostro camminare, del nostro essere cristiani, senso delle promesse sempre mantenute!

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