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Santa Lucia

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Siamo nel IV secolo, in Sicilia, a Siracusa. Lucia è una giovane donna di una buona famiglia, fidanzata ad un concittadino e destinata ad un buon futuro di moglie e madre. La mamma si ammala e Lucia si reca in preghiera a Catania, sulla tomba di Sant’Agata, per invocarne la guarigione. Qui la Santa le appare e le chiede di dedicare la sua giovane vita all’aiuto dei più poveri e deboli, predicendole il martirio.
Lucia torna a Siracusa e trova la mamma guarita. Rompe il fidanzamento, e decide di andare tra i poveretti che stanno nelle catacombe, con una lampada alla testa, e di donare loro tutta la sua dote. Il fidanzato non comprende, si arrabbia e decide di vendicarsi, denunciando pubblicamente quella che avrebbe dovuto essere la sua futura sposa, con l’accusa di essere cristiana. Sono anni di persecuzione dei cristiani, sotto l’imperatore Diocleziano. Lucia ammette e ribadisce la sua fede, irremovibile anche sotto tortura, affermando che la sua forza viene non dal corpo, ma dallo spirito. Al momento di portarla via, l’esile corpo da ragazzina assume una forza miracolosa e né uomini, né buoi, né il fuoco, né la pece bollente riescono a smuoverla. Lucia viene così condannata a morte. Prima di morire riesce a ricevere l’Eucaristia e predice a Diocleziano la sua prossima morte e la cessazione delle persecuzioni entro breve. Entrambi i fatti si verificano nel giro di pochi anni.

Splendida figura quella di Santa Lucia. Colei che porta la luce…

Abbiamo bisogno di luce cara Lucia, la stiamo attendendo, sappiamo che presto arriverà.

Tu che hai scelto di scendere nelle catacombe, lì dove le tenebre avvolgevano i poveretti che le abitavano, tu che hai portato a loro una speranza e la tua preziosa presenza per dire che chi ama, non abbandona nessuno, così ci prepari al vero senso del Natale, è nato l’Emmanuele, il Dio con noi, che mai ci lascia soli nelle nostre tenebre.

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Accendere una luce


Non basta gridare contro le tenebre, bisogna accendere una luce.
(San Nilo, il giovane)

Alcune volte non basta gridare quando siamo in pericolo, ma bisogna aggrapparsi alla mano che ci è tesa in aiuto.

Per tanti è una fatica vivere nelle tenebre, ma per alcuni è una fatica ancora più grande accendere la luce.

Aiuta Signore tutte quelle persone che, schiacciate dalle tenebre, hanno perso la forza di riaccendere la luce.

Molte volte siamo proprio noi a dover aiutare i nostri fratelli ad accendere la luce…

Sempre a riprendere la marcia verso la Luce

Quindi sembrò come se gli uomini dovessero procedere dalla luce alla luce, nella luce del Verbo, Attraverso la Passione e il Sacrificio salvati a dispetto del loro essere negativo;
Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima,
Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce;
Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via.

(Thomas Stearns Eliot)

Se ti trovi nel buio, non disperare e riprendi la marcia verso la luce. Lotta sempre! Non lasciarti paralizzare dalle tenebre.

Candelora


Presentazione di Gesù al Tempio

Il 2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù (Lc 2,22-39), popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.

Considera il vetro, un corpo tanto compatto che nemmeno i profumi che dappertutto dilagano possono attraversarlo e, anzi, ne restano prigionieri; con quanta facilità la luce l’attraversa! […] Quindi tanto più la luce divina deve penetrare tutti corpi.  (Pavel Aleksandrovič Florenskij)

Vieni Signore ad illuminarci con la tua Misericordia, vieni a far fuggire le tenebre che ci rendono tristi.

Venire alla luce

“La Luce splende nelle tenebre”

Dal Vangelo di oggi (Gv 1-1,18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Si è quasi concluso il tempo di Natale, oggi la liturgia ci chiede di soffermarci ancora un po’ sul mistero della nascita di Gesù. Luce per illuminare le genti.

Nel confessionale dove faccio esperienza del ministero della misericordia, c’è una particolarità. La luce si accende quando ci si inginocchia grazie ad un piccolo interruttore posto sotto l’inginocchiatoio.

Quando uno entra è tutto buio e appena ci si inginocchia ecco che si accende la luce!

Mi ha fatto riflettere… quando mi inginocchio si accende la luce. Mi viene da dire che quando mi inginocchio davanti a Gesù e cioè lo riconosco come figlio di Dio, inizio a lasciarmi illuminare dalla sua Grazia. Quando riconosco in Lui quella luce che scaccia le tenebre del mio peccato, io vengo alla luce, cioè rinasco! Divento un uomo nuovo…

Il mistero del Natale è da vivere in ginocchio, in adorazione come tra pochi giorni vedremo hanno fatto i Re Magi, che hanno riconosciuto in quel bambino il Messia, il Redentore.

Gesù è venuto alla luce per non lasciarci nelle tenebre…

In ginocchio davanti a Te ti ringraziamo Signore perché hai cura di noi, perché la tua Misericordia è scesa ad accarezzare le nostre ferite e a guarirle.

Un’avventura verso la luce


La vita è una grande avventura verso la luce.
(Paul Claudel)

Dal Vangelo di oggi (Mc 10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

La direzione è quella, la Luce.. colei che ci permette di vivere la gioia dei colori!

Capita alcune volte di finire nelle tenebre… vedere tutto buio..non riuscire più ad aprire gli occhi alla gioia.

Alcune batoste nella vita ti accecano sul serio e tutto diventa grigio.

È soprattutto in quei momenti che Gesù ci passa accanto, ci tende una mano! Sono ammirato dalla forza con cui il cieco grida a Gesù che vuol tornare a vedere la bellezza dei colori, vivere le gioie della vita!

Sicuramente il figlio delle tenebre, farà di tutto per distoglierti dall’attenzione di Gesù che passa. Un po’ come fanno i vicini che lo rimproverano perché tacesse.

Non aver paura di gridare al Signore la tua voglia di Luce! Non scoraggiarti… vedrai all’improvviso una luce in fondo al tunnel, e tutto il grigio scomparirà,si aprirà davanti a te un nuovo orizzonte pieno di colori, pieno di vita!

Oggi Signore voglio ricordare tutte le persone rese cieche dalla durezza della vita, quelle persone tristi, che non hanno più voglia di vivere. Passa e penetra nei loro cuori perché possano rinascere a vita nuova!

L’abisso della chiarità

Dal Vangelo di oggi (Gv 3,16-21):

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

O luce, che nessuna altra luce vede:
lume che nessun altro lume vede;
luce, che ottenebra ogni luce;
e lume, che acceca ogni lume estraneo:
luce, da cui discende ogni luce:
lume, da cui discende ogni lume:
lume, di fronte al quale ogni lume è tenebra,
ogni luce è oscurità:
luce, per la quale ogni tenebra è lume,
ogni oscurità è lume;
luce suprema, che cecità non annebbia,
che caligine non offusca,
che tenebre non arrestano,
che nessuno schermo arresta,
che mai ombra separa;
luce che illumini insieme tutte quante le cose una volta e sempre,
inghiottimi nell’abisso della chiarità…

(Pseudo-Agostino)