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San Domenico Savio

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Un giorno era entrato all’Oratorio un certo Camillo Cavio, di Tortona.
Era spaesato: gli altri avevano i loro compagni di gioco, lui solo soletto. Ma Domenico Savio lo avvicina e dopo alcune battute gli dice: «Sai, amico, che qui abbiamo imparato la maniera di farci santi stando molto allegri?».
«Ah, si?!-esclama Cavio – voi potete farvi santi stando molto allegri? Allora anch’io voglio farmi santo!». E Domenico Savio riprende: «Sì, amico, per essere santamente allegri noi ci divertiamo più che si può; però procuriamo di osservare queste tre cose: non commettere mai nessun peccato, essere fervorosi nelle cose di pietà e adempiere esattamente i nostri doveri». E come ha questa nota caratteristica dell’allegria, appresa alla scuola di don Bosco, così ha l’altra caratteristica assolutamente moderna dell’organizzatore: è lui che fonda, con pochi compagni, la “Compagnia di Maria Immacolata”; compagnia che ha tre punti fondamentali, di cui il secondo dice così: «I soci della compagnia si impegnano a far del bene in mezzo ai compagni, richiamandoli caritatevolmente e soprattutto esortandoli al bene colle parole e più col loro esempio».

La Santità ha due caratteristiche fondamentali: l’allegria e la serietà!

L’allegria non è superficialità o banalità, ma è prendere sul serio la vita, per farne un capolavoro!

Caro Domenico, insegna ai giovani l’allegria, e insegna loro a spendersi per il bene, perché chi si spende per il bene ha sempre il cuore allegro.

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I segreti della santità

Oggi la Chiesa ricorda San Domenico Savio che scrisse a Don Bosco un biglietto:
Mi aiuti a farmi santo?“.
Il sacerdote gli rispose con i cosiddetti “segreti della santità”:

-Allegria

-Impegno nei doveri di studio e di preghiera

-Fare del bene

Un segreto che svela della Santità una qualità necessaria: la semplicità.

Non bisogna fare cose eccezionali, ma essere eccezionali nel fare le cose di tutti i giorni.