spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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Sabato Santo


Nella discesa agli inferi, Cristo si mostra come il Signore dell’Ade. Egli non solidarizza semplicemente con l’umanità peccatrice ma porta nel regno dei refaìm l’annuncio della vittoria ormai compiuta sul peccato e sulla morte. Il suo discendere testimonia ulteriormente che non c’è spazio al di fuori della sua portata, ma tutto reca i segni del suo passaggio e nulla mai è definitivamente irrecuperabile.

(Hans Urs von Balthasar)

Non ha spazio e luogo per nascondersi o fuggire il male… anche il luogo più lontano dalla misericordia è abitato da Cristo. Nel silenzio del Sabato Santo c’è il grido della redenzione: nessun uomo è perso, perché ogni luogo di morte ha conosciuto la potenza dell’Amore di Dio Padre, che ha mandato suo Figlio a prenderci fino alla fine del mondo, fino all’inferno, luogo del rifiuto dove tutto sembra irrecuperabile, ma così non è.

Sabato Santo


Esiste un momento in cui le parole si consumano e il silenzio inizia a raccontare
(K. Gibran)

Oggi lasciamo che il Silenzio racconti l’amore di Dio per noi…

Prendiamoci un po’ di tempo e nel silenzio…
lasciamoci avvolgere dalla sua Misericordia.

Il giorno del silenzio

Sabato Santo, tutto tace, ma niente muore.

Può apparire paradossale parlare del sabato santo perché per i cristiani è un giorno contrassegnato dal silenzio, un giorno che potrebbe apparire “tempo morto”, svuotato di senso. Anche i vangeli tacciono su questo “grande sabato”: il racconto della passione di Gesù si arresta alla sera del venerdì, all’apparire delle prime luci del sabato e riprende solo con l’alba del primo giorno della settimana, il terzo giorno, appunto. Giorno vuoto, dunque? Nella tradizione cristiana occidentale, il sabato santo è l’unico giorno senza celebrazione eucaristica, l’unico giorno restato “aliturgico”, senza celebrazioni particolari: tacciono le campane, non ci sono fiammelle accese nelle chiese spoglie, né canti… Anche la preghiera dei cristiani si fa silenziosa ed è carica soprattutto di attesa: attesa di ciò che muterà profondamente ogni cosa, ogni storia. Certo, sappiamo bene che la Pasqua è un evento avvenuto ephápax , “una volta per tutte”, il 9 aprile dell’anno 30 della nostra era, sappiamo che Cristo ormai risorto non muore più, siamo consapevoli di non celebrare un mistero ciclico come facevano i pagani… E tuttavia siamo chiamati a vivere questo giorno cogliendone il messaggio proprio: lo viviamo nella fede che il Signore crocifisso è vivente in mezzo a noi ma, discernendo all’interno del triduo pasquale il secondo giorno come giorno di silenzio, di attesa, del non detto, noi assumiamo una dimensione che ci abita sempre e che alcune volte – nella vita nostra, o degli altri o di interi popoli – è la dimensione durevole, non momentanea, non passeggera. (Enzo Bianchi)

Silenzio non è assenza, è presenza da attendere, è Parola da desiderare… il Silenzio del Sabato Santo non parla di morte, ci prepara alla vita: la vita vera, la vita che non finisce, il silenzio di oggi parla di vita eterna!

Sabato Santo

Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli dormivano…Egli va a cercare il primo padre, come la pecora smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva, che si trovano in prigione… Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio… Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la Vita dei morti (Antica omelia sul santo e grande Sabato).

Gesù è accanto all’uomo fino alla morte, quella morte però che non può imprigionare il Re della Vita.