spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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Vivere da risorti

Dal Vangelo di oggi (Gv 3,1-8):

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».

C’è qualcosa di peggio dell’avere un’anima perversa: è avere un’anima di tutti i giorni.(Charles Péguy)

Qualche cristiano che cerca di vivere bene il tempo di Quaresima lo si trova, ma rari sono i cristiani che si impegnano a vivere il tempo di Pasqua (che dura anche di più).

Nonostante la liturgia ci indichi l’importanza del tempo Pasquale, è proprio faticoso per noi cristiani vivere da Risorti! Lasciar morire una volta per tutte l’uomo vecchio e rinascere con Cristo a vita nuova.
Una vita che sempre deve rinnovarsi nell’amore.

Nicodemo chiede a Gesù :“come può nascere un uomo quando è vecchio?”

È sempre tempo di abbandonare ciò che ci fa “essere morti”, conoscono molte persone che muoiono ancor prima di morire. Persone incapaci di aprirsi agli altri, incapaci di amare, accecate dall’egoismo, dall’orgoglio, dalla cattiveria.

Vivere il tempo Pasquale significa vivere con la gioia nel cuore, per la splendida notizia di poter vivere e rinascere ogni giorno, insieme a Gesù. Rinnovando continuamente quella promessa d’amore in ogni incontro che viviamo.

Ci sono cristiani che muoiono, perché sono vivi (i martiri).

E cristiani che vivono ma sono morti (tutti coloro che hanno perso la capacità di vivere sul serio l’annuncio del Vangelo. Non serve essere senza limiti, per vivere la resurrezione serve essere innamorati di Gesù e credere che con Lui, ogni giorno possiamo essere persone nuove!) .

I discepoli di Emmaus

Dal Vangelo di Luca (24,13-35):
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Capita spesso nella vita, chiudere gli occhi alla speranza, capita spesso sentirsi abbandonati da Dio, capita spesso quindi essere dei cristiani “morti”. Oggi Gesù, ci fa capire che cammina con noi, ascolta le nostre delusioni, le nostre paure. Quando stiamo camminando dalla parte sbagliata, quando ci stiamo allontanando da Lui, si fa vicino, si rivela ricordandoci che Lui nello spezzare il pane si è consegnato per noi. A quel punto il nostro cuore si accende, i nostri occhi vedono le meraviglie che il Signore compie nella nostra vita. La tristezza di averlo perso scompare e la gioia di averlo ritrovato è raddoppiata, Cristo è Risorto, la morte non è la parole fine!

Prego per te, che hai perso la speranza, prego per te che senti lontano l’amore grande che Gesù ti dona, prego per te che a causa della durezza della vita non hai più voglia di lottare, prego per te perché tu possa sentire l’Amore e la vicinanza di Dio che mai ci abbandona. Prego per te, possa tu vivere da cristiano “risorto”!

Il suo amore è per sempre

Dalla prima lettura (At 2,42-47):
[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Qual è lo stile “dello stare insieme” ? Condivisione, gioia, semplicità.

Alcune volte invece siamo egoisti, tristi e cerchiamo la felicità in cose impossibili o molto complicate.

Se ripercorrete i periodi più belli della vostra vita, sicuramente sono quelli in cui “stai insieme” a qualcuno. Nella semplicità di un abbraccio, di una passeggiata, di un po’ di tempo passato insieme.

È una tristezza sapere di alcune persone che vivono insieme, ma non stanno insieme…

Qual è la qualità del tuo “stare insieme”?

Dal Salmo 117

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

Possiamo alcune volte dimenticarci del Signore, alcune volte come Tommaso avere dei dubbi di fede, altre volte rinnegarlo, non riconoscerlo presente nella nostra vita, ma lui nonostante la nostra poca fede ci amerà per sempre e questo è proprio motivo di grande gioia!

Dal Vangelo di Giovanni (20,19-31)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Alcune volte mi dicono : “Come faccio ad essere sicuro che Gesù sia esistito davvero se non l’ho mai visto?”
Allora io porto sempre l’esempio di Tommaso! Ha vissuto con Lui, ha ascoltato la Sua Parola, ha visto i prodigi che ha compiuto, eppure non l’ha riconosciuto. Non sono gli occhi coloro che ci dicono la verità su Gesù. Troppo limitati i nostri occhi per riconoscere l’infinito, l’eterno.
Se attentamente ascolterai il tuo cuore, lì nel profondo, sentirai una sete d’eternità che solo l’eterno potrà colmare, lì nella pienezza del tuo cuore lo riconoscerai. Quando farai l’esperienza dell’incontro vivo con lui, anche tu come Tommaso proclamerai “Mio Signore e mio Dio”.

Buona Pasqua

Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria. La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito. Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.

Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.

Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”. Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.

“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.

Coraggio, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

Don Tonino Bello

Coraggio, deponi la croce e lasciati inondare dalla luce della Resurrezione.

Alleluia Cristo è risorto, è stata vinta la morte.

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