spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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Commemorazione dei Fedeli Defunti


In verità non esiste l’addio.
Se si riferisce a persone che furono una cosa sola,
è una parola senza senso
poichè nel mondo reale dello spirito vi sono solo incontri,
mai delle separazioni
e perchè il ricordo dell’essere amato
cresce nell’anima con la distanza
come l’eco tra le montagne, al crepuscolo.

(K. Gibran)

 

Oggi una preghiera e un ricordo per tutti i nostri cari defunti…

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Pace a voi


Dal Vangelo di oggi (Lc 24, 35-48)

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

A proposito di Gesù, c’è un salto da fare che non riguarda solo i non-credenti, ma anche i credenti. Per i non-credenti il salto è passare da «Gesù solo uomo» a «Gesù anche Dio». Per i credenti il salto è passare da «Gesù personaggio» a «Gesù persona». Per «Gesù personaggio» io intendo un Gesù che rimane sostanzialmente nel passato, del quale si può parlare a piacimento ma al quale, o con il quale, nessuno si sogna di parlare. Se uno parla a Giulio Cesare o a Napoleone lo mandano naturalmente in manicomio, invece Gesù persona è un Gesù vivo, è Gesù che ha detto «io sono con voi tutti i giorni», è Gesù risorto, con il quale si può parlare e al quale si può parlare. La maggioranza dei cristiani, ahimè, non è mai passata dal Gesù personaggio — cioè un insieme di dottrine, di dogmi — a Gesù persona viva; non è passata mai da «Gesù Egli» a «Gesù Tu». Per questo la fede di molti cristiani è come il sole invernale, che illumina ma non riscalda. Permettetemi, carissimi amici, di confidarvi quello che ha riempito e riempie la mia vita di serenità, di pace e di gioia. Ed è precisamente un rapporto personale, da amico, continuo, così semplice e familiare con Gesù.

(Raniero Cantalamessa)

Gesù non è un fantasma, non è un personaggio, è una persona! Che ha tanta voglia di amarci!

La morte non esiste


Dal Vangelo di oggi (Gv 20,11-18)

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Donna perché piangi?

Molte volte è davvero dura doversi separare da chi amiamo, solo uno sguardo profondo di fiducia nel Signore ci aiuta a capire che la morte non separa affatto!
Penso a tutte le persone che piangono… perché una persona cara non c’è più. Voglio condividere con loro questo bellissimo pensiero di Don Oreste, perché possano essere un po’ consolate, perché queste parole possano almeno asciugare un po’ queste lacrime di dolore, che pesano sul cuore.

Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all’infinito di Dio. Noi lo vedremo, come ci dice Paolo, faccia a faccia, così come Egli è (1Cor 13,12). E si attuerà quella parola che la sapienza dice al capitolo 3: Dio ha creato l’uomo immortale, per l’immortalità, secondo la sua natura l’ha creato. Dentro di noi, quindi, c’è già l’immortalità, per cui la morte non è altro che lo sbocciare per sempre della mia identità, del mio essere con Dio. La morte è il momento dell’abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo, nel cuore di ogni creatura.

(Don Oreste Benzi)

Non ti lasciamo più andare via


Dal Vangelo di oggi (Mt 28,8-15)

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Amare Gesù è amare la resurrezione, credere Gesù è credere la resurrezione, sperare Gesù è sperare la resurrezione. La resurrezione è solo questione di accoglienza di una parola, accoglienza che avviene nell’amore. Potremmo dire che la resurrezione è solo una questione di amore: non risponde a nessun processo, neanche al processo esegetico, intellettuale di interpretazione delle Scritture.

(Enzo Bianchi)

E gli abbracciarono i piedi…

Questo è un gesto d’amore, ritrovare qualcuno che si era perso… e abbracciarlo talmente tanto da non volerlo più fare scappare. Bloccargli i piedi…dirgli adesso che sei qui rimani con noi.
Gesù però vuole che il nostro essere con Lui, sia essere con Lui per gli altri! Ecco allora il comando: andate ad annunciare!

Cristo è Risorto! Allelluia Alleuia Alleluia!

Buona Pasqua


Un amico mi ha chiesto: “Ti prego in nome della nostra amicizia di dirmi in una parola che cos’è l’uomo nuovo”. Gli ho risposto: “La Risurrezione”.

(Matta el Meskin)

Rinnova il nostro cuore, Signore! Lasciamo alle spalle ciò che in noi era morto e ripartiamo insieme gridando a tutti la tua vittoria: Alleluia, Cristo è veramente Risorto!

Che ogni luogo di morte Signore sia toccato dalla tua Resurrezione! Che tutti possano diventare persone nuove!

Ferite abitate


Solennità di Cristo Re dell’Universo (C)

Gesù viene a cercare le tue ferite, per regnare nel tuo cuore.

Dal Vangelo di oggi (Lc 23,35-43)

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Nelle ferite di Gesù sono accolte le nostre tenebre.

La corona di spine in testa…
Nella nostra testa spesso si radicano pensieri cattivi, ansie, paure, Gesù conosce bene le ferite dei nostri pensieri. Lui ci annuncia la speranza, la sua presenza, la certezza di non rimanere mai da soli.

Le mani inchiodate…
Le mani indicano il nostro lavoro, le nostre opere, che non sempre corrispondono al bene. Quando sbagliamo, quando facciamo progetti che vanno a discapito delle persone, quando perdiamo il lavoro, quando non riusciamo a fare niente, ci lasciamo prendere dallo sconforto. Gesù ci dice di costruire insieme il suo Regno, con opere buone di Giustizia e di Pace, opere di Misericordia… Gesù non si ferma a guardare i tuoi sbagli, ma insieme a te è desideroso di vedere tutto il bene che ancora puoi fare. Gesù vuole ancora una volta scommettere su di te, perché per lui sei sempre una persona di grandissimo valore.

I piedi inchiodati…
I piedi indicano il nostro camminare, la direzione della nostra vita, quante volte percorriamo strade di fatica, quante volte sbagliamo strada, ci perdiamo. Gesù è la via, colui che ci rimette in carreggiata, Gesù sulla croce ci ricorda la strada del cammino che porta a Lui: il dono di sé.

Il costato trafitto…
Le ferite del cuore sono quelle più dolorose… la morte di una persona cara, la delusione di un amore, il tradimento di un amico… Gesù vuole ridonare a noi la capacità di tornare ad amare di nuovo, amandoci fino all’estremo gesto della croce. Gesù ci dona un cuore nuovo, capace di perdonare, capace di accorgersi del bisogno degli altri. Gesù ci ridona la felicità di sentirci nuovamente amati.

La morte di Gesù…
Con la morte Gesù entra nella paura più grande dell’uomo per illuminarla con la Resurrezione.

Lascia che Gesù venga ad abitare le tue ferite, così facendo regnerà nel tuo cuore.

La chiesa crolla, ma (la Chiesa) non muore


XXXII Domenica del Tempo Ordinario (C)

Dal Vangelo di oggi (Lc 20,27-38)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Possono venire distrutte, in poco tempo tutte le opere più preziose, è ancora sotto i nostri occhi il disastro del terremoto che indubbiamente ha portato danni e ha rovinato irrimediabilmente i tesori preziosi di molte chiese. Il tesoro più grande però non potrà mai cedere a nessun terremoto, neanche al terremoto della morte.

Il tesoro più grande, più prezioso è la Resurrezione!

Dopo il terremoto, la cosa più urgente e più necessaria è la Speranza di tornare a vivere come prima…

La Chiesa non solo ci dà la possibilità di tornare a vivere dopo la morte, la Chiesa che custodisce il tesoro più prezioso ci offre una vita migliore, senza il limite della nostra fragilità umana, ci offre la vita eterna.

Questa è la nostra fede: se crolliamo c’è sempre Qualcuno pronto a rialzarci.

Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole. (1Ts 4,13-18)