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Tracce indelebili

Nessun amore, nessuna amicizia può attraversare il cammino del nostro destino senza lasciarvi una qualche traccia per sempre.

(François Mauriac)

Le relazioni vere, quelle dove non risparmiamo niente per dare tutto (amicizia e amore), lasciano tracce indelebili nel tempo.

Chi è per me Gesù?


XII Domenica del Tempo Ordinario (C)

Dal Vangelo di oggi (Lc 9,18-24)

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».

Fa bene ogni tanto fermarsi per rispondere alla domanda di Gesù: “Voi chi dite che io sia?”

Chi sei per me Gesù?

La risposta che sento nel cuore è dire che Gesù per me è il senso pieno della vita, l’orizzonte dei miei passi, il rifugio sicuro dove appoggiare il capo.

Quando parlo con i miei giovani, dico sempre che nelle relazioni c’è sempre bisogno di progettualità… cioè bisogna sempre chiedersi, cosa centra questa persona nella mia vita? Quali passi posso fare insieme a lei, quanto posso dare?

Una relazione che non va da nessuna parte è una relazione sterile!

Qual è il progetto della mia vita insieme a Gesù?

Mi faccio aiutare da alcuni brani del Vangelo…

1) “Simone, mi ami tu?” Gesù mi chiama innanzitutto ad una relazione d’amore sincero con lui!, non una relazione perfetta, dove non si sbaglia niente…ma dove si mette davanti a tutto (cadute, fatiche ecc..) l’amore per Lui.

2) Come può diventare concreto l’amore per lui? “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,35-40)
Gesù ci chiede di amarlo prendendosi cura dei fratelli, specialmente i più poveri.

3) “Vi farò pescatori di uomini”… Gesù ci chiede innanzitutto di spendere la nostra vita nella relazione con i nostri fratelli, una relazione che ha come stile la Misericordia, quell’amore gratuito che riempie i cuori, non una relazione utilitaristica o parassitaria, dove l’altro è usato più come un oggetto che una persona.

E tanti altri brani ci insegnano lo stile che Gesù ha scelto per una vita spesa per lui.

Ricordandosi che Gesù desidera per noi una vita piena e felice!

Santissima Trinità


Santissima Trinità (C)

In genere i nostri modi di vedere il mondo sono profondamente dualistici: giorno-notte, buono-cattivo, bianco-nero, maschio-femmina, corpo-anima. Spesso questi dualismi sono il segnale delle opposizioni che conferiscono identità: noi-loro, giusto-sbagliato, repubblicano-democratico, sinistra-destra, gesuita-domenicano! La nostra politica, i nostri sport, le nostre questioni e rivalità d’amore: tutto di solito è dualistico. Ma ritrovare noi stessi in un amore trinitario significa essere liberati da queste opposizioni binarie. Ritroviamo noi stessi dentro all’amore del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre che è lo Spirito santo. Questo è un amore che è assolutamente reciproco, ma fecondo al di là di se stesso. Quindi essere coinvolti all’interno della vita trinitaria ci conduce al di là delle anguste e limitate infatuazioni, degli antagonismi in cui sono confinati gli esseri umani. Siamo condotti dentro uno spazio che è sempre più grande.
(Timothy Radcliffe)

Superare il dualismo di una relazione piatta, dove vi sono solo altezza e larghezza, ma manca la profondità!

Vivere la relazione in 3D, significa vivere le relazioni con la profondità che solo l’amore è capace di dare.

Quando non si ama, ogni relazione rimane appiattita, poco dinamica.

Anche nel rapporto di coppia, nella famiglia… se non ci si apre a qualcun altro, la relazione perde di quella vivacità necessaria per una relazione piena e felice.

La Trinità è l’Amore che ci insegna l’amore.

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