spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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Un vuoto a forma di Dio


C’è un vuoto a forma di Dio nel cuore di ogni persona e non può mai essere riempito da nessuna cosa.

(Blaise Pascal)

Tempo di Quaresima, tempo di eliminare le cose a favore delle persone.

Tempo per far spazio a Dio nel nostro cuore.

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Il digiuno

Dal libro del profeta Isaìa (58, 1-9)

Così dice il Signore:
«Grida a squarciagola, non avere riguardo;
alza la voce come il corno,
dichiara al mio popolo i suoi delitti,
alla casa di Giacobbe i suoi peccati.
Mi cercano ogni giorno,
bramano di conoscere le mie vie,
come un popolo che pratichi la giustizia
e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio;
mi chiedono giudizi giusti,
bramano la vicinanza di Dio:
“Perché digiunare, se tu non lo vedi,
mortificarci, se tu non lo sai?”.
Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari,
angariate tutti i vostri operai.
Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi
e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.
È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l’uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo,
usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno
e giorno gradito al Signore?
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo?
Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”».

Il nostro vero digiuno non sta nella sola astensione dal cibo; non vi è merito a sottrarre alimento al corpo se il cuore non rinuncia all’ingiustizia e se la lingua non si astiene dalla calunnia.

(Leone Magno)

Digiunare deve fare rima con amare.

Cenere in testa e acqua sui piedi


Ieri è iniziata la Quaresima, oggi condivido con voi, un pensiero illuminato di Don Tonino Bello, che ci aiuta a capire il vero significato di questo Tempo di Grazia.

Assolutamente da leggere e da vivere! Bellissimo!

Carissimi, cenere in testa e acqua sui piedi.
Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.
Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole. Non c’è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un “linguaggio a lunga conservazione”.
È difficile, per esempio, sottrarsi all’urto di quella cenere. Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo all’unica cosa che conta: “Convertiti e credi al Vangelo”. Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d’ulivo benedetti nell’ultima domenica delle palme. Se no, le allusioni all’impegno per la pace, all’accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione. Quello “shampoo alla cenere”, comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato.
Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell’acqua nel catino. È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l’abbiamo “udita con gli occhi”, pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente. Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l’offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.
Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate.
Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell’attesa di Cristo? “Una tantum” per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane? Potenza evocatrice dei segni!
Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua.
La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare… sui piedi degli altri.
Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa.
Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.
Un grande augurio.

Mercoledì delle Ceneri


Inizia il tempo di Grazia della Quaresima.

Dal Vangelo di oggi (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Ipocrisia significa simulazione…

Oggi nel Vangelo per ben tre volte ci viene chiesto di non fare come gli ipocriti, come i simulatori.

La Quaresima non è lo spettacolo del bravo cristiano… la Quaresima è tempo di Grazia, per vivere sul serio il nostro rapporto d’amore con Gesù.

Il Tempo di far seguire alle nostre parole, gesti concreti d’amore verso Lui e verso il prossimo.

Un cammino di autenticità.

I Pilastri di questo cammino sono la preghiera, il digiuno e l’elemosina.

La preghiera, quella sincera, quella che scaturisce dal cuore, quella che riconosce in Dio il senso di una vita piena e felice. Riservare un po’ più di tempo per un colloquio più sincero con Lui, per raccontargli i nostri sogni, i nostri desideri, per confidargli paure, per chiedere consiglio nelle scelte importanti… per chiedergli perdono delle nostre mancanze, per chiedergli la forza di scegliere sempre il bene… per mettere tutte le sere la nostra vita nelle sue mani.

Il digiuno, è sempre a servizio della preghiera e dell’elemosina… il digiuno non serve per avere la pancia vuota, ma per avere tempo da dedicare al Vangelo e qualche possibilità in più per la carità ai più poveri.

Digiuno non è fare il vuoto, ma fare spazio! Spazio alla Parola di Dio e al fratello bisognoso.

L’elemosina è l’esercizio che ci libera dall’egoismo, che ci fa più vicini al Vangelo. Pensare concretamente agli altri ci aiuta ad avere un rapporto più autentico con il Signore. Se uno dice: ‘Io amo Dio’ e poi odia suo fratello, è bugiardo. Infatti se uno non ama il prossimo che si vede, non può amare Dio che non si vede. (1Gv 4,20)

Buon cammino di Quaresima.

Mercoledì delle Ceneri

quaresima
Il Tempo di Quaresima non è un tempo di tristezza!

La Quaresima è il tempo che ci prepara alla festa della Vita!

Dobbiamo forse partire dalla nostra tristezza, per lasciarcela alle spalle.

Perché quando ci si sente incapaci di amare, fragili, impotenti di fronte al male del mondo, è come se ci trovassimo davanti ad un mare da attraversare!

Ma noi sappiamo che Dio è anche capace di aprire un varco nel mare.

La Quaresima è lasciar morire la tristezza del sentirsi fragili, per aprirci alla gioia di sentirci amati, protetti e salvati da Dio.

Il primo passo da compiere, e le ceneri ci aiutano in questo è quello di non mentire a noi stessi.

Siamo fragili, incapaci a volte di relazioni profonde e belle. Siamo egoisti, pigri, superbi.

La parola d’ordine è Non arrendersi.

In Quaresima scopriremo di non essere soli… Gesù è venuto a sostegno della nostra fragilità, della nostra cecità. Gesù riporta in vita ciò che è morto.

Quindi per vivere bene i pilastri della Quaresima (preghiera, digiuno, elemosina), dobbiamo invitare il nostro cuore ad essere riconoscente.

Preghiera-> Grazie Signore perché vieni in soccorso alla mia fragilità.

Digiuno-> Grazie Signore perché mai fai mancare la tua Parola
Il digiuno non deve rendere tristi, ma deve renderci consapevoli di avere il necessario e liberarci del superfluo che ci appesantisce.

Elemosina-> Grazie Signore perché mi fai scoprire la gioia di pensare agli altri.

Buon cammino di Quaresima, non siate tristi… apritevi alla gioia del Salvatore che sulla croce a braccia aperte ci viene incontro per amare le nostre fragilità e donarci la vita piena!

Digiuno perché mi venga fame


In Quaresima, un consiglio per la conversione è il digiuno.

C’è chi digiuna perché non ha da mangiare… il mio digiuno sia allora anche un accorgermi del dono del cibo abbondante della mia tavola, che non va sprecato. Aiutami Signore mentre digiuno ad avere fame di giustizia, perché un fratello che non ha da mangiare non può lasciarmi indifferente.

Un cuore pieno di persone

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Inizia la Quaresima tempo favorevole per fare esperienza della

Misericordia del Signore.

Come sempre i tre pilastri per vivere questo cammino sono:

elemosina, preghiera e digiuno.

Quest’anno l’impegno dell’elemosina è stimolato anche dal tema dell’Anno Santo della Misericordia, fare spazio al fratello affamato, assetato, nudo, straniero, ammalato ecc…

Fare spazio al fratello bisognoso significa lasciarsi toccare dalla sua miseria. Se il mio cuore è pieno di tutto ma è vuoto dei volti sofferenti dei miei fratelli, conviene svuotarlo un po’ delle cose inutili, ma che comunque occupano spazio prezioso nel nostro cuore che è principalmente nato per far spazio alle persone più che alle cose!

Nella preghiera ci sia spazio nel nostro cuore per il Signore.

“Crea in me o Dio un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo” (Sal 50)

Chiediamo innanzitutto la conversione del cuore, per uscire dal nostro egoismo ed andare incontro al fratello.

 

Il digiuno deve essere un modo per far spazio alla parola di misericordia che il Signore vuol riversare nei nostri cuori a volte stanchi.

Il digiuno non è privarsi di alcune cose buone, ma fare spazio a quelle importanti!

Rimane sempre l’impegno serio di vivere le opere di misericordia, un impegno serio e concreto di vivere bene questo tempo di Grazia che è la Quaresima. Buon cammino a tutti.

1. Dar da mangiare agli affamati.
2. Dar da bere agli assetati.
3. Vestire gli ignudi.
4. Alloggiare i pellegrini.
5. Visitare gli infermi.
6. Visitare i carcerati.
7. Seppellire i morti.

1. Consigliare i dubbiosi.
2. Insegnare agli ignoranti.
3. Ammonire i peccatori.
4. Consolare gli afflitti.
5. Perdonare le offese.
6. Sopportare pazientemente le persone moleste.
7. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

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