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Il corpo, motore dell’amore


Le tentazioni più pericolose non sono dovute alle energiche, improvvise fiamme del desiderio, la lussuria della carne, ma alla mancanza d’entusiasmo della carne, la sua pigrizia e inerzia, la nostra tendenza a diventare creature dell’abitudine.
(Sigrid Undset)

Il nostro corpo non è un motore solo per fare l’amore, ma è il motore dell’amore!

Una carezza, un sorriso, un abbraccio, tendere la mano, stare vicino…

Succede che alcune volte il motore si grippa, perché dentro si è seccato tutto!

Un tesoro nelle nostre fragili mani

Prima Lettura (Pr 31,10-13.19-20.30-31)

Una donna forte chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.
Gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani.
Stende la sua mano alla conocchia
e le sue dita tengono il fuso.
Apre le sue palme al misero,
stende la mano al povero.
Illusorio è il fascino e fugace la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.
Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani
e le sue opere la lodino alle porte della città.

…Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero”. Che bella questa lettura del libro dei Proverbi, parla della vera bellezza della donna, quella di saper donare amore.

Illusorio è il fascino e fugace la bellezza…”. Proprio così ci sono mele che compri al mercato che fuori sono splendide ma quando le mangi non hanno nessun gusto.

La donna forte è colei che non si spaventa della propria debolezza, ma confida nel Signore.

Vangelo (Mt 25,14-30):

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Gesù, ci ha affidato il suo tesoro: il Vangelo! Cosa fare?

Certamente non è un tesoro da sotterrare, ma da far fruttare. Di sicuro il Signore non ci vuole inoperosi. Lui ci dona semi, sta a noi con le nostre capacità farli crescere.

Pensate, se voi aveste pochi semi di grandissimo valore, li dareste a dei contadini di poca fiducia?

Il Signore ha davvero un immensa fiducia in noi, perché ci ha consegnato un seme prezioso, non lo consegna solo ai migliori, lo consegna a tutti, rispettando le abilità di ognuno. Gesù non guarda il risultato, non è contento solo di quello che per capacità superiori porta più frutto, Gesù guarda l’impegno, chi davvero si mette a servizio del Regno. Se puoi dare poco e non lo dai il Signore si arrabbia molto, perché accetta uomini limitati, fragili, ma non accetta cristiani inoperosi e pigri!

Non lasciarci schiacciare dalla crisi

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza.
Il più grande difetto delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora; senza crisi qualsiasi vento diventa una brezza leggera.
Parlare di crisi significa promuoverla; non parlarne significa esaltare il conformismo. Cerchiamo di lavorare sodo, invece. Smettiamola, una volta per tutte, l’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein