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Penitenza


Penitenza fatta per forza a Dio non garba.

(Proverbio)

Sembra che “fare penitenza” sia far felice Dio… più soffri più Dio è contento…

Ma basta chiedere a qualsiasi mamma o papà… nessuno vuole la sofferenza dei figli! E così neanche Dio!

Prendi la tua croce vieni e seguimi… Non vuol dire che il Signore è contento di metterci croci sulle spalle!

Quante volte ho sentito dire “questa è la croce che mi ha dato Dio”…

No! Prendi la tua croce è accettare la nostra condizione di fragilità… non dobbiamo aspettare di essere perfetti per seguire Gesù.

Accogliamo la nostra fragilità e tutto quello che ne consegue…e seguiamo Lui, unica roccia che non si sgretola.

Fare penitenza è scegliere di non arrendersi alla propria pochezza, è dispiacersi dei limiti e fare il possibile per migliorare ogni giorno con l’aiuto di Dio.

Penitenza è la fatica di chiedere scusa… per tutte le volte che a causa della nostra pochezza umana non riusciamo ad amare.

La penitenza non parte dalla bocca degli altri, ma dal nostro cuore, dalla nostra coscienza.

Il tempo di Grazia della Quaresima sia un tempo di penitenza, ma non di tristezza… riconoscersi bisognosi della misericordia, dell’amore di Dio è il primo passo per la felicità.

San Filippo Neri


Oggi la Chiesa fa memoria di San Filippo Neri il “Santo della Gioia”.

Un giorno, una nota chiacchierona, andò a confessarsi da San Filippo Neri. Il confessore ascoltò attentamente e poi le assegnò questa penitenza: “Dopo aver spennato una gallina dovrai andare per le strade di Roma e spargerai un po’ dappertutto le penne e le piume della gallina! Dopo torna da me!”. La donna, abbastanza sconcertata, eseguì questa strana penitenza e tornò dal santo come richiesto. “La penitenza non è finita! – disse Filippo – Ora devi andare per tutta Roma a raccogliere le penne e le piume che hai sparso!”. “Ma è impossibile!”, rispose la donna. “Anche le chiacchiere che hai sparso per tutta Roma non si possono più raccogliere! – replicò Filippo Neri – Sono come le piume e le penne di questa gallina che hai sparso dappertutto! Non c’è rimedio per il danno che hai fatto con le tue chiacchiere!”.

Filippo sapeva bene come correggere i suoi fratelli, con un pizzico di ironia e tanto amore. La vera forza di Filippo era la sua totale dedizione per le cose del cielo. Ammoniva molto coloro che si affannavano solamente per le cose terrene.

Si dice che rinunciando al titolo cardinalizio abbia risposto simpaticamente: preferisco il Paradiso!

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