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L’amore legge i cuori

V Domenica di Quaresima (C)

Dal Vangelo di oggi (Gv 8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

La legge dell’Amore si basa sull’amore che legge i cuori:
1) Legge i cuori dei Farisei, pieni di superbia e di rabbia, cuori che vogliono ingannare, che si sentono giusti, ma soprattutto cuori lontani da Dio! Gesù fa appello alla loro coscienza e quei cuori di pietra cadono uno dietro l’altro. L’accusatore diventa l’accusato.
2) Legge il cuore di quella donna, un cuore rassegnato, sicuro di non poter battere più per nessuno e invece ecco il grande miracolo! A quel cuore è data la possibilità di innamorarsi di nuovo, di innamorarsi di una vita buona.
Va’ il tuo cuore è libero di amare di nuovo, non sbagliare più direzione!

Gesù non si rassegna al nostro peccato, lui che davvero è capace di leggerci dentro, sa che il nostro cuore ha dentro di sé una legge che dice di amare, di spendersi con bontà per gli altri.
I “Fuorilegge” sono condannati a vivere nella prigione del proprio egoismo! Gesù è colui che ci libera da questa prigionia.

SS.Pietro e Paolo

Già in una meditazione precedente avevo scritto: Pietro e Paolo hanno molte cose in comune, tra queste vi è l’iniziale del loro nome. P come peccatori. Ebbene sì, il Signore non ha scelto dei discepoli perfetti (anche perché non ne avrebbe trovati). Sceglie due giovani che dicono loro stessi di essere peccatori. «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore» (Lc 5,8) diceva Pietro. E Paolo « Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io » (1 Tim. 1, 15).
Il punto di partenza per incontrare il Signore è quello di capire che l’uomo da solo non si salva, ha bisogno di Gesù. Questo è un punto a nostro favore, perché partiamo tutti dalla stessa condizione, siamo tutti peccatori, ma con l’aiuto della grazia di Dio possiamo tutti diventare discepoli e farci santi. San Paolo e San Pietro sono le ante della finestra che ci apre alla santità, hanno accolto la Parola del Signore e l’hanno annunciata fino a donare la propria vita.
Essere peccatori non è un’ostacolo alla santità, è un trampolino di lancio.

Oggi voglio accomunare a Pietro e Paolo altre due parole che iniziano con P: Paura e Prigionia.

Pietro e Paolo hanno fatto esperienza della paura e della prigionia, seguita però dall’esperienza molto più rassicurante della liberazione e della pace donata da Gesù.

Si racconta negli Atti degli Apostoli che Pietro esulta per la misericordia che Cristo ha avuto per lui “Il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode

San Paolo scrive nella lettera ai Romani: Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!».

Come Paolo e Pietro non dobbiamo più aver paura perché il Signore ci ha liberati per sempre dalla morte e dal peccato!

il peggior peccato

Ho commesso il peggior peccato che uno possa commettere: non sono stato felice.
(Jorge Luis Borges)

Il cammino di Quaresima non è un cammino di tristezza, ma un cammino in cui cerco di eliminare tutti gli ostacoli che mi negano la felicità vera! Perché è davvero un peccato vivere tristi.

Peccatori amati

Da che cosa si riconosce che Dio odia il peccato?
Dal fatto che Cristo ama i peccatori.
(Von Balthasar)