spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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San Giovanni XXIII


Dovere di ogni uomo, dovere impellente del cristiano è di considerare il superfluo con la misura delle necessità altrui, e di ben vigilare perché l’amministrazione e la distribuzione dei beni creati venga posta a vantaggio di tutti.
(Papa Giovanni XXIII)

I doni che abbiamo sono sempre per gli altri… Se li metto a disposizione di tutti è davvero un gran vantaggio, innanzitutto per me, per la mia felicità.

Il dono che sei prende valore quando è a disposizione dei fratelli.

Il Papa buono e la bontà


Il 3 Giugno del 1963, moriva Papa Giovanni XXIII dopo cinque anni circa di pontificato.

Papa Francesco lo fa santo il 27 aprile 2014 insieme a Papa Giovanni Paolo II.

Oggi ci lasciamo stimolare da un suo pensiero:

La bontà vigilante, paziente e longanime, arriva ben più in là e più rapidamente che non il rigore e il frustino.

Ho letto recentemente un libro, di Antonio Ferrara, “Ero cattivo”. Parla di un ragazzino di nome Angelo, cinico e violento che deve trascorrere un periodo di recupero in una comunità che ha come responsabile Padre Costantino, che usa come arma educativa, la bontà! Non si arrabbia mai, nonostante le tante sfide che lancia il tremendo Angelo. Alla fine la bontà è premiata e Angelo riesce ad uscire da quell’etichetta che non solo gli altri ma lui stesso si dava di ragazzo cattivo.

Forse per un ragazzo “cattivo”, l’esperienza più utile che possa fare è quella di una bontà gratuita, inattesa, immeritata.

Siamo noi educatori che forse non ci crediamo davvero che la bontà possa essere un ottimo valore educativo.

Alcune volte ci scappa di arrabbiarci, di dare punizioni, di usare poco la bontà.

C’era un santo (San Francesco di Sales) che diceva: Meglio sbagliare per troppa bontà che per troppo rigore.

Il desiderio di Pace ha un solo colore


11 Aprile 1963: papa Giovanni XXIII pubblica l’enciclica Pacem in Terris, sulla pace fra tutte le genti.

Sulla terra esiste un numero rilevante di gruppi etnici, più o meno accentuatamente differenziati l’uno dall’altro. Però gli elementi che caratterizzano un gruppo etnico non devono trasformarsi in uno scompartimento stagno in cui degli esseri umani vengano impediti di comunicare con gli esseri umani appartenenti a gruppi etnici differenti: ciò sarebbe in stridente contrasto con un’epoca come la nostra, nella quale le distanze tra i popoli sono state quasi eliminate. Né va dimenticato che se, in virtù delle proprie peculiarità etniche, gli esseri umani si distinguono gli uni dagli altri, posseggono però elementi essenziali comuni, e sono portati per natura a incontrarsi nel mondo dei valori spirituali, la cui progressiva assimilazione apre ad essi possibilità di perfezionamento senza limiti. Deve quindi essere loro riconosciuto il diritto e il dovere di vivere in comunione gli uni con gli altri. (P.T. 55)

Credo che in questo periodo, travolto dall’odio e dalla guerra, chi è rimasto essere umano (forse è qui il problema) desidera ardentemente un mondo in cui regni la Pace.
Ecco cosa ci accomuna, il desiderio di Pace e serenità!

Se esiste una guerra, è quella contro l’umanità, contro i diritti, contro la dignità e noi cristiani dobbiamo sperare e impegnarci concretamente a combattere questa guerra che colpisce nella sua più disperata debolezza tanti nostri fratelli innocenti.

Fuori e dentro di noi

Il 28 ottobre del 1958 fu eletto Papa il cardinal Angelo Giuseppe Roncalli, Papa Giovanni XXIII, canonizzato da Papa Francesco, insieme a Papa Giovanni Paolo II il 27 aprile di quest’anno.

Nel loro impegno di dominare e trasformare il mondo esteriore, gli uomini, rischiano di dimenticare e di logorare se stessi . (San Giovanni XXIII, Papa)

Una donna curiosa, affacciata alla sua finestra, guardava la casa della vicina prender fuoco, senza accorgersi che dietro di lei le fiamme avevano preso il sopravvento.

Molte volte siamo più attenti a ciò che succede fuori da noi, e non facciamo attenzione a ciò che succede dentro di noi.

San Giovanni XXIII

Eravamo abituati a dire beato, adesso è santo, il santo della bontà. Per la prima volta oggi facciamo memoria di San Giovanni XXIII, ricordo una delle sue semplici ma profonde frasi, mi fa capire l’importanza di un ministero “per gli altri” e non per me stesso.

L’altra notte verso l’una pioveva a dirotto, ma i pescatori erano là, impavidi, alla loro rude fatica. Oh, che confusione per me, per noi preti, piscatores hominum [Mt 4,19], davanti a questo esempio.

Signore aiuta noi preti ad aver il coraggio, in qualsiasi situazione di avversità, di essere sempre pescatori di uomini, maestri di relazione, capaci d’amore vero, non ripiegati sempre sui nostri bisogni, ma protesi verso l’altro.

San Giovanni XXIII, prega per tutti i preti del mondo.

Totus tuus

Totus tuus ego sum et omnia mea Tua sunt. […] Accipio Te in mea omnia. Praebe mihi cor Tuum, Maria.

Io sono tutto tuo e tutto ciò che è mio è tuo. […] Ti accolgo come ogni mio bene. Offrimi il tuo cuore, o Maria.

Oggi la Chiesa fa memoria di San Luigi Maria Grignion de Montfort, è da Lui che Papa Giovanni Paolo II (Ieri proclamato santo con papa Giovanni XXIII) ha preso il suo motto.

Maria ti rinnoviamo il nostro essere tuoi figli, ci consacriamo a Te, come hanno fatto tanti santi. Aiutaci ad accogliere Gesù nella nostra vita, con docilità, come hai fatto Tu, dolce mamma del cielo.

Partecipazione Attiva

Papa Giovanni XXIII, tra poco santo, ricorda l’importanza dell’impegno alla partecipazione attiva alla vita pubblica, ricordando a noi cristiani di farlo nella luce della fede e con la forza dell’amore. Strumenti necessari per contribuire al bene comune della famiglia umana.

Prego per voi, che avete scelto di servire i vostri fratelli in ambito politico, perché possiate con impegno togliere quegli ostacoli che non permettono all’uomo una vita dignitosa. Penso al grande problema della disoccupazione, alla piaga del gioco d’azzardo e delle varie dipendenze. La vostra è una grande responsabilità, il Signore vi accompagni in questo necessario e importante compito.

Ancora una volta ci permettiamo di richiamare i nostri figli al dovere che hanno di partecipare attivamente alla vita pubblica e di contribuire all’attuazione del bene comune della famiglia umana e della propria comunità politica; e di adoprarsi quindi, nella luce della fede e con la forza dell’amore, perché le istituzioni a finalità economiche, sociali, culturali e politiche, siano tali da non creare ostacoli, ma piuttosto facilitare o rendere meno arduo alle persone il loro perfezionamento: tanto nell’ordine naturale che in quello soprannaturale. ( Pacem in Terris, 11 aprile 1963)