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Il desiderio di Pace ha un solo colore


11 Aprile 1963: papa Giovanni XXIII pubblica l’enciclica Pacem in Terris, sulla pace fra tutte le genti.

Sulla terra esiste un numero rilevante di gruppi etnici, più o meno accentuatamente differenziati l’uno dall’altro. Però gli elementi che caratterizzano un gruppo etnico non devono trasformarsi in uno scompartimento stagno in cui degli esseri umani vengano impediti di comunicare con gli esseri umani appartenenti a gruppi etnici differenti: ciò sarebbe in stridente contrasto con un’epoca come la nostra, nella quale le distanze tra i popoli sono state quasi eliminate. Né va dimenticato che se, in virtù delle proprie peculiarità etniche, gli esseri umani si distinguono gli uni dagli altri, posseggono però elementi essenziali comuni, e sono portati per natura a incontrarsi nel mondo dei valori spirituali, la cui progressiva assimilazione apre ad essi possibilità di perfezionamento senza limiti. Deve quindi essere loro riconosciuto il diritto e il dovere di vivere in comunione gli uni con gli altri. (P.T. 55)

Credo che in questo periodo, travolto dall’odio e dalla guerra, chi è rimasto essere umano (forse è qui il problema) desidera ardentemente un mondo in cui regni la Pace.
Ecco cosa ci accomuna, il desiderio di Pace e serenità!

Se esiste una guerra, è quella contro l’umanità, contro i diritti, contro la dignità e noi cristiani dobbiamo sperare e impegnarci concretamente a combattere questa guerra che colpisce nella sua più disperata debolezza tanti nostri fratelli innocenti.

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Errore

Non si dovrà però mai confondere l’errore con l’errante, anche quando si tratta di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale religioso. L’errante è sempre ed anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità.
(San Giovanni XXIII)

Mai etichettare un uomo per i suoi errori.
Mai dire che i suoi errori non siano errori.
Un uomo che sbaglia va sempre perdonato. Un errore va sempre corretto.

Partecipazione Attiva

Papa Giovanni XXIII, tra poco santo, ricorda l’importanza dell’impegno alla partecipazione attiva alla vita pubblica, ricordando a noi cristiani di farlo nella luce della fede e con la forza dell’amore. Strumenti necessari per contribuire al bene comune della famiglia umana.

Prego per voi, che avete scelto di servire i vostri fratelli in ambito politico, perché possiate con impegno togliere quegli ostacoli che non permettono all’uomo una vita dignitosa. Penso al grande problema della disoccupazione, alla piaga del gioco d’azzardo e delle varie dipendenze. La vostra è una grande responsabilità, il Signore vi accompagni in questo necessario e importante compito.

Ancora una volta ci permettiamo di richiamare i nostri figli al dovere che hanno di partecipare attivamente alla vita pubblica e di contribuire all’attuazione del bene comune della famiglia umana e della propria comunità politica; e di adoprarsi quindi, nella luce della fede e con la forza dell’amore, perché le istituzioni a finalità economiche, sociali, culturali e politiche, siano tali da non creare ostacoli, ma piuttosto facilitare o rendere meno arduo alle persone il loro perfezionamento: tanto nell’ordine naturale che in quello soprannaturale. ( Pacem in Terris, 11 aprile 1963)