spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Articoli con tag ‘oratorio’

I tre miracoli dell’Amore


Il 30 marzo del 1900 moriva di polmonite un santo prete torinese, San Leonardo Murialdo. Condivido con voi la gioia della sua fede, che è sempre stata il motore di una vita spesa per i giovani e per l’oratorio.

“Dio mi ama. Che gioia! Che consolazione! Dio mi ama di amore eterno, personale, gratuito, infinito e misericordioso. Dio mi ama. Egli non si dimentica mai, mi segue e mi guida sempre. Lasciamoci amare da Dio!”. In un altro scritto compendia le verità cristiane con “I tre miracoli dell’amore di Dio. Il Presepio con Gesù bambino: egli ci insegna umiltà, povertà, rassegnazione. Il Calvario con Gesù crocifisso: è cattedra che insegna le grandi verità dell’amore di Dio per gli uomini e dell’amore degli uomini per Dio. L’Eucarestia con Gesù sacramento: è la perfezione dell’amore; Gesù viene a noi, ci ama, si unisce a noi”.

San Leonardo Murialdo

Canestro


Un giorno un bambino all’oratorio era triste… perché dopo aver fatto innumerevoli tiri non era ancora riuscito a fare canestro…allora triste è andato a sedersi in un angolino a piangere. Un animatore notandolo lì tutto solo e triste, gli ha chiesto: “ Ale, perché sei qui tutto solo e triste?” e lui: “ Il canestro è troppo alto per me”. Allora l’animatore l’ha preso sulle spalle e gli ha detto: “dai prova adesso”. E al primo colpo il piccolo Alessandro ha fatto canestro.

Alcune volte anche per noi il canestro ( l’obbiettivo della nostra vita) è troppo alto, ma Gesù ci prende sulle spalle… e il canestro non lo fa al nostro posto, sono le nostre mani a tirare il pallone!

Non essere triste se alcune volte ti sembra impossibile o troppo alto fare centro nella vita! Lascia che sia Gesù a prenderti a spalle.

Stare con i giovani


Stare con i giovani è la condizione fondamentale della vocazione di genitori e di educatori alla fede: questo atteggiamento traduce nella realtà il desiderio e la passione di condividere le loro paure le loro angosce, le loro attese e le loro speranze. Questo è già tutto, perché la scelta concreta di tare con i giovani è gravida di conseguenze positive su tutti i fronti: perdere tempo per loro e con loro è il primo e più importante segno di riconoscimento della loro dignità. In tal modo essi hanno la prova concreta di essere soggetti di dedizione gratuita; in tal modo sono riconosciuti come persone degne di affetto e di amore.

(Rossano Sala)

Stare con i giovani, è pensare all’avvenire… se i giovani sperimentano l’amore e soprattutto l’amore donato e disinteressato, sarà più semplice anche per loro vivere l’amore verso gli altri in maniera gratuita.

Nello stare con i giovani è fondamentale però, non aver paura della fatica e delle delusioni… stare con i giovani dona un’immensa gioia al cuore!

Tutti a tavola

Dal Vangelo di oggi (Gv 6,1-15):

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Come ogni anno fervono , in molti oratori, i preparativi per animare l’estate. Ogni anno mi affido e mi fido dell’ottimo lavoro che svolgono gli educatori della F.O.M di Milano. Quest’anno approfittando dell’evento dell’Expo, il tema sarà “Tutti a tavola”.
Ecco in breve il progetto per quest’anno:
(alcuni spunti presi dal sito http://www.chiesadimilano.it/pgfom)

Vogliamo introdurre i ragazzi dei nostri oratori al concetto di «nutrimento per la vita» a partire dal gesto quotidiano del mangiare, sviluppando un percorso che abbia il suo fondamento nei testi della Scrittura. Questo percorso biblico parte con l’invocazione del Padre nostro, «dacci oggi il nostro pane quotidiano» e si conclude proponendo l’«esercizio» che Mosè fece compiere al popolo di Israele prima di entrare nella terra promessa: ricordare il cammino percorso (Dt 8). Facendo memoria dei quarant’anni nel deserto, Israele apprende che «non di solo pane vivrà l’uomo», come recita il sottotitolo dello slogan 2015.
Attraverso l’incontro con diversi passi della Scrittura, i ragazzi scopriranno che per nutrire la loro vita, quindi per star bene, dovranno (anche) «andare oltre» l’istinto del cibarsi, per scoprire i significati e le grandi sfide che il Signore ha pensato per ciascuno di noi; l’obiettivo sarà così giungere a conclusione dell’oratorio estivo facendo memoria del cammino compiuto e comprendendo che «non di solo pane vivrà l’uomo» ma anche di parole, relazioni, sguardi…

L’azione del nutrire, è il gesto per eccellenza che dice l’andare di Dio verso l’uomo, attraverso l’incontro e la cura. Gesù è stato il Signore del pane. Non si può prescinde dai gesti del nutrirsi, del nutrire e del cucinare per comprendere pienamente il suo mistero di Figlio di Dio. I suoi gesti e le sue parole rivelano un rapporto incredibilmente intenso con l’esperienza del cibo, che nella sua vita è sempre in qualche modo strettamente legata con la preghiera e del suo rapporto con il Padre. Non solo egli si nutre di cibo, ringrazia per il cibo e dona cibo, ma diventa cibo per l’umanità affamata. L’esperienza del mangiare diventa così il luogo simbolico e la cifra sintetica del darsi di Dio all’uomo.

Che dire… mi è venuta già fame: di estate, di relazioni, di allegria…