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La splendida liturgia della Novena di Natale


Uno dei momenti più attesi per me è il canto della Novena di Natale, una liturgia ben curata e adatta a tutti, che sempre più vorrei fosse partecipata da molti. Non è un canto folkloristico, ma una preghiera che ci introduce bene nello spirito del Natale. Le antifone che cantiamo prima del Magnificat ci accompagnano rendendo più vibrante l’attesa della solennità della Nascita di Gesù.

Condivido con voi un bellissimo articolo che spiega bene il senso di questa suggestiva liturgia.

La promessa a noi vacillanti: “Ci sarò domani, e sempre”

“Ero cras”, “Ci sarò domani”. Forse questa promessa in latino alla maggioranza dei credenti oggi non dice niente. Ma è una promessa molto antica, risalente ai tempi di Gregorio Magno, e nascosta tra le righe di sette antifone che tradizionalmente accompagnano, nell’ultima settimana di Avvento, il Magnificat ai vespri di rito romano… Dunque il segreto delle “antifone maggiori”, dette anche “antifone O”, sta nella parola posta all’inizio di ciascuna di esse. “O Sapienza”, comincia la prima, e le successive: “O Adonai, O Radix, O Clavis, O Oriens, O Rex, O Emmanuel”. Germoglio, Chiave, Re, Emmanuele: tutte le antifone iniziano con un’invocazione a Cristo. Ma capovolgendo l’ordine delle parole e prendendo di ciascuna la lettera iniziale, emerge l’acronimo “Ero cras”, “Ci sarò domani”. Non è enigmistica. Ogni antifona è una sintesi di passi dell’Antico e Nuovo Testamento, un concentrato di fede cristiana che gli antichi fedeli ripetevano nella penombra dei vespri dell’Avvento, quando la notte calata sulle brevi giornate d’inverno, rischiarato solo da candele, evocava un’altra ombra, che incuteva timore. Dalle buie sere che precedono il solstizio, dal colmo dell’oscurità, nelle chiese si invocava: Germoglio, Sapienza, Re, vieni a liberarci dalle tenebre. E nella quinta antifona, quella del 21 dicembre – giorno esatto del solstizio, in cui, toccato il vertice del buio, il sole comincia a risalire in cielo – si cantava: “O Oriens, splendor lucis aetemae et Sol Iustitiae: veni et illumina sedentem in tenebris et umbra mortis”; “O astro che sorgi, splendore di luce eterna e sole di giustizia: vieni, illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra della morte”. E infine, nascosta nelle iniziali delle prime parole delle antifone: Ero cras. Ci sarò domani, ci sarò sempre: nel fondo del buio, di generazione in generazione, il ripetersi di una promessa di luce. Il segreto – almeno per noi profani – commuove per la bellezza, la bellezza della forma dell’antica tradizione cristiana che troppo abbiamo dimenticato. Con quella aderenza profonda alla realtà concreta degli uomini; forse anche noi, in queste giornate così brevi e già alle quattro buie, non ci sentiamo addosso come un’ombra, e l’ansia che il sole si rialzi, che la luce della primavera torni e rassicuri? “Vieni, illumina le tenebre”, chiedevano. “Ci sarò domani, ci sarò sempre”, era la risposta già segretamente scritta nella domanda. E noi? Ti viene da domandarti. L’attesa che colma questi antichi canti d’Avvento, ci appartiene ancora? O, sfumata la memoria di un male originario che ci opprime, non percepiamo più davvero il buio che nelle antifone del tempo di Gregorio Magno pare così incombente, tanto che è evidente come quei versi anelano la luce? Non più pienamente coscienti del buio, sappiamo ancora desiderare la luce? La nascita di Cristo, nel colmo dell’inverno, è il venire al mondo di colui che vince la morte. Ce ne ricordiamo pienamente, noi credenti del 2008, pressati negli ipermercati in cui infuria “Jingle bells”, o angosciati dalla crisi e dal vacillare del nostro benessere? Che la promessa antica e segreta delle “antifone O”, l’augurio, ci accompagni nel nostro affannarci della vigilia del Natale. “Ero cras”, ci sarò domani e sempre. E grazie al dotto studioso che ha ricordato a noi credenti analfabeti un segreto tesoro, a illuminare questi giorni di buio.”

(Marina Corradi, Avvenire)

Si accende una luce


Ieri è iniziata la Novena, il canto ci prepari alla gioia del Natale…

Si accende una luce all’uomo quaggiù,
presto verrà tra noi Gesù.
Vegliate; lo sposo non tarderà;
se siete pronti vi aprirà.

Lieti cantate:
gloria al Signor! Nascerà il Redentor!

Si accende una luce all’uomo quaggiù,
presto verrà tra noi Gesù.
Annuncia il profeta la novità:
il Re Messia ci salverà.

Lieti cantate:
gloria al Signor! Nascerà il Redentor!

Inizia la Novena


Spunta nel buio una luce per i giusti:
Dio clemente, pietoso e fedele.
Il nostro Dio viene e non tarda:
consola e ha pietà dei suoi miseri.
A Gerusalemme pianta la sua tenda
in Sion pone la sua abitazione.

Cantando la Novena, prepariamo con gioia e speranza la strada alla Luce che spunta nel buio delle nostre fatiche, per poter riposare finalmente nel suo amore.

Inizia la Novena di Natale

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Uno dei momenti più attesi per me è il canto della Novena di Natale, gioia, speranza, attesa che si fa trepidante, Gesù è vicino!

Regem venturum Dominum, venite adoremus.
Gioisci figlia di Sion e rallegrati figlia di Gerusalemme,* ecco il Signore verrà e vi sarà quel giorno una grande luce, i monti stilleranno dolcezza, e dai colli scenderà latte e miele poiché viene il grande Profeta che rinnoverà Gerusalemme.


Regem venturum Dominum, venite adoremus.

Ecco viene il Dio e Uomo, figlio di Davide, per sedere sul trono e sarete pieni di gioia al vederlo.
Regem venturum Dominum, venite adoremus.
Ecco viene il Signore, nostro protettore, il Santo d’Israele, porta sul capo la corona regale e dominerà da mare a mare e dal fiume sino ai confini della terra.


Regem venturum Dominum, venite adoremus.

Ecco apparirà il Signore e non ingannerà,
se pare che indugi state in attesa, perché verrà e non farà tardi.
Regem venturum Dominum, venite adoremus.
Il Signore discende come la pioggia sul vello di lana, sorgerà in quei giorni giustizia e pace e lo adoreranno tutti i re della terra e tutte le genti lo serviranno.


Regem venturum Dominum, venite adoremus.

Nascerà per noi un bambino e sarà chiamato Dio forte, Siederà sul trono di Davide suo padre e governerà, prenderà sulle sue spalle il potere.
Regem venturum Dominum, venite adoremus.
Betlemme città del Dio Altissimo, da te nascerà il Signore d’Israele; la sua venuta come dall’inizio dell’eternità sarà esaltata in tutto l’universo, e venendo porterà pace su tutta la terra.

…ecco il Signore verrà e vi sarà quel giorno una grande luce…

Le Tenebre non hanno scampo, la luce irromperà nella notte, un bimbo nascerà e salverà il mondo.

Una chiara voce

Inizia la Novena di Natale

En clara vox redárguit
Obscúra quæque, pérsonans:
Procul fugéntur sómnia :
Ab alto Jesus prómicat.

Ecco, una chiara voce rimprovera
ogni oscurità, risuonando.
Lontano fuggano i sogni:
dall’alto sorge Gesù.

Mens jam resúrgat, tórpida
Non ámplius jacens humi :
Sidus refúlget jam novum,
Ut tollat omne nóxium.

L’anima fino ad ora intorpidita si risvegli
non più giacendo a terra.
Un nuovo Astro già rifulge
per togliere ogni colpa

En Agnus ad nos míttitur
Laxáre gratis débitum:
Omnes simul cum lácrimis
Precémur indulgéntiam

Ecco, l’Agnello a noi è inviato
a sciogliere gratuitamente il debito:
tutti insieme con lacrime
imploriamo il perdono.

Ut, cum secúndo fúlserit,
Metúque mundum cínxerit,
Non pro reátu púniat,
Sed nos pius tunc prótegat.

Affinché, quando per la seconda volta rifulgerà,
e di timore avrà avvolto il mondo,
non per la colpa punisca,
ma per la sua pietà (lett. pio) ci protegga.

Virtus, honor, laus, glória
Deo Patri cum Fílio,
Sancto simul Paráclito,
In sæculórum sæcula. Amen.

Virtù, onore, lode e gloria
a Dio Padre col Figlio,
insieme con lo Spirito Paraclito,
nei secoli dei secoli. Amen

Manca poco… la luce inizia a farsi spazio fra le tenebre… prepariamoci ad accogliere Gesù.

Il gusto di saper ancora amare

Oggi Inizia la Novena di Natale.

Ecco verrà il Re Signore della terra, che toglierà il giogo della nostra schiavitù.
(Antifona 16 dicembre)

Quando non riesco a perdonare, liberami Signore
Quando non riesco a non giudicare, liberami Signore
Quando non riesco ad accogliere, liberami Signore
Quando non riesco ad amare, liberami Signore
Quando non riesco a pregare, liberami Signore
Quando si avvicina il Natale, fammi assaporare il gusto della libertà, il gusto di saper ancora amare!

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