spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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IV Domenica di Pasqua (A)


Alzati e Va’

Dal Vangelo di oggi (Gv 10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

…egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.

Quando in passato leggevo questo Vangelo, mi veniva da pensare a Gesù e al recinto dove stare al sicuro con Lui.

Quest’anno è diverso… appena letto questo Vangelo, subito ho notato che Gesù chiama le pecore e le “conduce fuori”… le spinge fuori!

Ho appena vissuto con i miei giovani una missione popolare giovanile, e ho sentito davvero mie queste Parole, sentivo davvero che il Signore mi conduceva “fuori dal recinto”…

Oggi è anche la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, il tema è “Vocazione e santità: io sono una missione” e ha come slogan un mandato missionario “alzati va’ e non temere”…
Anche Papa Francesco nel suo ministero di Pastore ci invita ad “Uscire”:

La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. Tuttavia, se uno divide da una parte il suo dovere e dall’altra la propria vita privata, tutto diventa grigio e andrà continuamente cercando riconoscimenti o difendendo le proprie esigenze. Smetterà di essere popolo. (E.G. 273)

Oggi chiedo al Signore di aiutare i giovani ad uscire dalla propria tristezza, dalle proprie sicurezze sterili, di sentire nel loro cuore quella chiamata ad uscire dal recinto, seguendo Gesù il pastore!

Signore Gesù,
donaci un cuore libero,
sospinto dal soffio dello Spirito,
per annunciare la bellezza
dell’incontro con Te.
Aiutaci a sentire la tua presenza amica,
apri i nostri occhi,
fa’ ardere i nostri cuori,
per riconoscerci
“marcati a fuoco dalla missione”.
Fa’ che sogniamo con te
una vita pienamente umana,
lieta di spendersi nell’Amore,
per alzarci,
andare e… non temere.
Vergine Maria, sorella nella fede,
donaci prontezza nel dire
il nostro “Eccomi”
e metterci in viaggio come Te,
per essere portatori innamorati del Vangelo.
Amen.

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Essere testimoni

san_francesco_di_sales
Oggi la Chiesa fa memoria di San Francesco di Sales, che ci spiega come testimoniare il Vangelo:

Non parlare di Dio a chi non te lo chiede, ma vivi in modo tale che prima o poi te lo chieda.
(San Francesco di Sales)

Don Pino Puglisi


Oggi voglio ricordare il Beato don Pino Puglisi ucciso il 15-09-1993.

Divenuto sacerdote della Chiesa Palermitana, era ben conscio della pessima situazione della città, dilaniata dall’azione delle cosche mafiose in cui è suddivisa oltre che dalla microcriminalità, e si diede subito a operare nel tessuto sociale, particolarmente in quelli più diseredati o in cui comunque la macchia della delinquenza è più radicata, portando ovunque buoni risultati. Attivo con speciale attenzione nella pastorale giovanile, riusciva a coinvolgere nei gruppi parrocchiali un sempre crescente numero di ragazzi togliendoli dalla strada (e quindi dalla criminalità) e mettendoli in guardia egli stesso della reale natura maligna delle organizzazioni da cui erano manovrati, oltre che dei pericoli in cui incorrevano. La sua fu una lotta aperta e dichiarata alla mafia che, sentendosi punta e minacciata da questo prete esemplare e dalla sua opera che si diffondeva rapidamente, commissionò così il suo massacro. link

Nella parrocchia tutta la pastorale dovrebbe essere attraversata dalla linea vocazionale insieme alla linea missionaria: “tutti chiamati, tutti mandati”
(Beato don Pino Puglisi)

Queste parole di don Pino, introducono bene al tema di quest’anno della pastorale vocazionale:
“VOCAZIONI E SANTITA’: IO SONO UNA MISSIONE”.

Il prossimo anno pastorale 2016-2017 affronta e studia il tema della missione, attraverso l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” n. 273
“La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. Tuttavia, se uno divide da una parte il suo dovere e dall’altra la propria vita privata, tutto diventa grigio e andrà continuamente cercando riconoscimenti o difendendo le proprie esigenze. Smetterà di essere popolo”.

Non siamo chiamati per restare fermi, ma per annunciare a tutti l’Amore di Dio per noi.

Pieni di gioia


XIV Domenica del tempo ordinario (C)

Dal Vangelo di oggi (Lc 10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Quando i discepoli tornano dalla missione dell’annuncio della Parola, sono pieni di gioia…
Non c’è scritto siano stanchi, delusi, arrabbiati, in lite fra loro…

Molte volte in parrocchia si vede il contrario… le cose che non vanno, quelli che credono di essere migliori, che puntano il dito se gli altri sbagliano e addio al frutto più bello che il Signore ci offre quando siamo chiamati ad annunciare il Vangelo: la gioia!

Forse dobbiamo chiederci che fine abbia fatto nelle nostre comunità la gioia di annunciare l’amore di Gesù…

Oppure dobbiamo guardare a quelle comunità che hanno fatto della gioia, uno stile di vita.

Ho appena concluso una settimana fa, le due settimane di campeggi in montagna con i ragazzi delle medie e delle elementari.

Alla fine della settimana, ho davvero percepito nel volto delle cuoche (hanno davvero lavorato tantissimo) e degli animatori quella gioia di aver speso il loro tempo per gli altri. Quando ho chiesto a loro come fosse andata la settimana hanno risposto “benissimo! Peccato sia già finita!”. Non si sono lamentati della fatica, delle poche ore di riposo.

Dobbiamo ripartire dalla chiamata di Gesù a lavorare per il Regno, è il terreno buono che ci ha preparato per la nostra felicità, per colmare la nostra vita di quella gioia che mai si esaurisce.

 

Se sei vivo

Ecco il test per scoprire se la tua missione sulla terra è finita. Se sei vivo, non lo è.
(Richard Bach)

Fino all’ultimo il nostro cuore ha sete d’amore… L’ho capito nel mio ministero alle persone ammalate…la loro preoccupazione principale non è quella di morire, ma pensare alle persone che patiranno la loro mancanza. Fino alla fine se ascolti il cuore, questo ti parla sempre di cura e amore per gli altri.

L’amore: misura, sfida e missione

Fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura,
l’amore durevole la vostra sfida,
l’amore che si dona la vostra missione.

(Papa Benedetto XVI)

La parola amore non può non contemplare il per sempre e il per gli altri.

L’Amore è la nostra missione

Oggi si celebra la giornata internazionale della famiglia

“L’amore è la nostra missione, la famiglia pienamente viva” è il tema dell’incontro mondiale delle famiglie che si terra a settembre a Philadelphia.

Con una missione così non si può non essere pienamente vivi…

Eppure a molte famiglie hanno rubato il senso di essere famiglia, hanno rubato l’amore!

Penso alle famiglie divise, alle famiglie in difficoltà, alle famiglie rimaste senza lavoro!

Aiutaci Signore a sostenere le famiglie vere testimoni dell’amore vissuto in mezzo alle fragilità della vita.