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Articoli con tag ‘lotta contro il terrorismo’

Svuotare i giacimenti di odio


Dopo l’11 settembre il dialogo è più che necessario:
per svuotare i giacimenti di odio e di diffidenza
che rischiano di avvelenare gli animi,
di alimentare il terrorismo.

(Andrea Riccardi)

No al terrorismo

Oggi in tutto il mondo si fa memoria del gravissimo attentato terroristico alle torri gemelle, voglio condividere con voi un pensiero di Papa Benedetto nell’enciclica Caritas in Veritate:

C’è un altro aspetto della vita di oggi, collegato in modo molto stretto con lo sviluppo: la negazione del diritto alla libertà religiosa. Non mi riferisco solo alle lotte e ai conflitti che nel mondo ancora si combattono per motivazioni religiose, anche se talvolta quella religiosa è solo la copertura di ragioni di altro genere, quali la sete di dominio e di ricchezza. Di fatto, oggi spesso si uccide nel nome sacro di Dio, come più volte è stato pubblicamente rilevato e deplorato dal mio predecessore Giovanni Paolo II e da me stesso. Le violenze frenano lo sviluppo autentico e impediscono l’evoluzione dei popoli verso un maggiore benessere socio-economico e spirituale. Ciò si applica specialmente al terrorismo a sfondo fondamentalista, che genera dolore, devastazione e morte, blocca il dialogo tra le Nazioni e distoglie grandi risorse dal loro impiego pacifico e civile. Va però aggiunto che, oltre al fanatismo religioso che in alcuni contesti impedisce l’esercizio del diritto di libertà di religione, anche la promozione programmata dell’indifferenza religiosa o dell’ateismo pratico da parte di molti Paesi contrasta con le necessità dello sviluppo dei popoli, sottraendo loro risorse spirituali e umane. Dio è il garante del vero sviluppo dell’uomo, in quanto, avendolo creato a sua immagine, ne fonda altresì la trascendente dignità e ne alimenta il costitutivo anelito ad “essere di più”. L’uomo non è un atomo sperduto in un universo casuale, ma è una creatura di Dio, a cui Egli ha voluto donare un’anima immortale e che ha da sempre amato. Se l’uomo fosse solo frutto o del caso o della necessità, oppure se dovesse ridurre le sue aspirazioni all’orizzonte ristretto delle situazioni in cui vive, se tutto fosse solo storia e cultura, e l’uomo non avesse una natura destinata a trascendersi in una vita soprannaturale, si potrebbe parlare di incremento o di evoluzione, ma non di sviluppo. Quando lo Stato promuove, insegna, o addirittura impone, forme di ateismo pratico, sottrae ai suoi cittadini la forza morale e spirituale indispensabile per impegnarsi nello sviluppo umano integrale e impedisce loro di avanzare con rinnovato dinamismo nel proprio impegno per una più generosa risposta umana all’amore divino. Capita anche che i Paesi economicamente sviluppati o quelli emergenti esportino nei Paesi poveri, nel contesto dei loro rapporti culturali, commerciali e politici, questa visione riduttiva della persona e del suo destino. È il danno che il «supersviluppo» procura allo sviluppo autentico, quando è accompagnato dal «sottosviluppo morale».

(Caritas In Veritate, 29. Benedetto XVI)

Dio colui che dona la vita, non può chiedere a nessuno di toglierla. Chi uccide in nome di Dio, crede in un Dio inesistente!

Dobbiamo mettere nel cuore di ogni persona il vero senso di Dio, il senso di Pace, di Giustizia, di Amore.

Oggi ricordiamo tutte le vittime del terrorismo.

Nuddu miscato cu niente

Nessuno mischiato con niente

Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente.
(Salvo Vitale) [A Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato]

È forte la provocazione ripresa anche nel film “I cento passi” che ricorda la vita di Peppino impastato, giornalista noto per le sue denunce contro le attività di cosa nostra. Una provocazione che mirava a risvegliare nei cuori assopiti dei siciliani quel senso di Giustizia che la paura aveva ormai soffocato.
Peppino non è stato nessuno mischiato con niente, è stato un uomo coraggioso, che non ha venduto la sua libertà ai mafiosi, per vivere una vita tranquilla. Ha perseguito fino in fondo i valori della Giustizia, fino a morire.

Ancora adesso quel senso di tranquillità pervade la maggior parte degli Italiani. Che dissentono solo a parole, ma concretamente non si impegnano nella lotta alla corruzione. Quando per cambiare le cose devo iniziare a impegnarmi di persona, ci si tira indietro per paura o per quella strana tranquillità di colui che è seduto comodo sull’orlo di un precipizio, che non lascia mai cadere lo sguardo nell’abisso, convincendosi di essere seduto in un posto sicuro.

La pace non è tranquillità, è impegno per una vita giusta.

Molte sono le occasioni per vivere la giustizia, ma altrettante sono le omissioni o le occasioni di vivere in maniera poco corretta.

Esistono per fortuna persone e associazioni che cercano di sensibilizzare ai valori dell’Onestà e della Giustizia, il Signore possa sempre mettere nei nostri cuori quel senso di Giustizia, per un mondo migliore, per essere uomini migliori.

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