spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Articoli con tag ‘Lavoro’

Mani operose

I calli alle mani possono essere il segno di un più grande tatto dello spirito.
(Fabrice Hadjadj)

Ogni giorno e specialmente la domenica, davanti a me molte mani si aprono all’accoglienza del Corpo di Gesù. Vedo mani curate, mani sofferenti, mani piccole e mani grandissime, poi capita di vedere mani callose di chi ha tanto lavorato e alzando gli occhi incroci lo sguardo profondo di chi sa spendere la vita per gli altri senza aver paura della fatica…penso a San Giuseppe alle sue mani che hanno accarezzato Gesù, mani che sapevano di lavoro. Credo che Gesù si trovi a proprio agio in quelle mani che hanno il sapore di una vita per gli altri, per la famiglia.

Adesso molte mani rimangono inoperose, per la mancanza di lavoro, Signore ti affidiamo questo momento di crisi, fa che ci si possa risollevare, per dare dignità a quei papà che vorrebbero tanto avere le mani impegnate e il cuore felice.

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I poveri di oggi: quelli senza un lavoro

Oggi più che mai la Chiesa è cosciente che il suo messaggio sociale troverà credibilità nella testimonianza delle opere, prima che nella sua coerenza e logica interna. Anche da questa consapevolezza deriva la sua opzione preferenziale per i poveri, la quale non è mai esclusiva né discriminante verso altri gruppi. Si tratta, infatti, di opzione che non vale soltanto per la povertà materiale, essendo noto che, specialmente nella società moderna, si trovano molte forme di povertà non solo economica, ma anche culturale e religiosa. L’amore della Chiesa per i poveri, che è determinante ed appartiene alla sua costante tradizione, la spinge a rivolgersi al mondo nel quale, nonostante il progresso tecnico-economico, la povertà minaccia di assumere forme gigantesche. Nei Paesi occidentali c’è la povertà multiforme dei gruppi emarginati, degli anziani e malati, delle vittime del consumismo e, più ancora, quella dei tanti profughi ed emigrati; nei Paesi in via di sviluppo si profilano all’orizzonte crisi drammatiche, se non si prenderanno in tempo misure internazionalmente coordinate.

( Centesimus Annus Papa Giovanni Paolo II, 1 maggio 1991)

La povertà minaccia di assumere forme gigantesche, ammoniva Giovanni Paolo II più di vent’anni fa. Parlava di una povertà multiforme, emarginati, anziani, malati, profughi… Oggi avrebbe messo nei primi posti i disoccupati.

I poveri di oggi, penso a tutti coloro che hanno perso il lavoro, fanno davvero fatica, perché la condizione della loro povertà è una condizione che prima non conoscevano.
Conosco molte persone che conducevano una vita serena e avendo perso il lavoro vivono ora una profonda tristezza. La tristezza peggiore: quella di non vedere più un futuro…

Oggi prego per tutti coloro che hanno perso il lavoro, perché si possa ridare speranza a tutti coloro che non chiedono altro che un lavoro onesto, per vivere una vita dignitosa.

Ogni lavoratore è un creatore

Dio, che ha dotato l’uomo d’intelligenza, d’immaginazione e di sensibilità, gli ha in tal modo fornito il mezzo onde portare in certo modo a compimento la sua opera: sia egli artista o artigiano, imprenditore, operaio o contadino, ogni lavoratore è un creatore. Chino su una materia che gli resiste, l’operaio le imprime il suo segno, sviluppando nel contempo la sua tenacia, la sua ingegnosità e il suo spirito inventivo. Diremo di più: vissuto in comune, condividendo speranze, sofferenze, ambizioni e gioie, il lavoro unisce le volontà, ravvicina gli spiriti e fonde i cuori: nel compierlo, gli uomini si scoprono fratelli. (Populorum Progressio).

Tutto appare grigio, forse perchè agli artisti (i lavoratori) hanno rubato i colori.

Signore sostieni tutti coloro che soffrono per la mancanza di un lavoro.