spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Articoli con tag ‘Henri J. M. Nouwen’

Tornare all’amore di Dio


Noi confondiamo spesso l’amore senza condizioni con un’approvazione senza condizioni. Dio ci ama senza condizioni, ma non approva ogni comportamento umano.
Dio non approva il tradimento, la violenza, l’odio, il sospetto e tutte le altre espressioni del male, perché esse contraddicono tutte l’amore che Dio vuole stillare nel cuore umano. Il male è l’assenza dell’amore di Dio. Il male non appartiene a Dio.
L’amore incondizionato di Dio significa che Dio continua ad amarci anche quando diciamo o pensiamo cose malvage.
Dio continua ad aspettarci come un padre amorevole aspetta il ritorno di un figlio smarrito. È importante per noi attenerci alla verità che Dio non rinuncia mai ad amarci, anche quando è rattristato da quel che facciamo.
Questa verità ci aiuterà a tornare all’onnipresente amore di Dio.

(Henri J. M. Nouwen)

Annunci

Il perdono


Siamo tutti persone ferite. Chi ci ferisce? Molto spesso coloro che amiamo e che ci amano. Quando ci sentiamo respinti, abbandonati, maltrattati, manipolati o violati, spesso questo viene soprattutto da persone che ci sono molto vicine: i genitori, gli amici, gli sposi, gli amanti, i figli, i vicini, gli insegnanti, i pastori. Coloro che ci amano ci feriscono anche. È questa la tragedia della nostra vita, ed è questo che rende così difficile perdonare di cuore. È proprio il nostro cuore ad essere ferito.
Esso grida: «Proprio tu, che credevo mi saresti stato vicino, mi hai abbandonato. Come potrò mai perdonarti per questo?». Il perdono sembra spesso impossibile, ma niente è impossibile a Dio. Il Dio che vive in noi ci darà la grazia di andare al di là del nostro io ferito per dire: «Nel nome di Dio sei perdonato». Preghiamo per ricevere questa grazia.

(Henri J. M. Nouwen)

Il perdono è l’unica medicina che guarisce le ferite peggiori.

Relazioni


Come mai tanti trattenimenti, tante riunioni amichevoli ci lasciano così vuoti e tristi? Può ben darsi che anche là la competizione, profondamente radicata e spesso inconscia fra le persone, impedisca a queste di svelarsi reciprocamente, instaurando dei rapporti che durino più del trattenimento. Nei luoghi dove siamo sempre benvenuti la nostra assenza non sarà poi tanto sentita e nei luoghi dove ognuno può accedere non si sentirà la mancanza di nessuno in modo particolare. Di solito c’è cibo a sufficienza e altrettante persone disposte a consumarlo, ma spesso si ha l’impressione che il cibo abbia perso la facoltà di creare una comunità, e non raramente ci allontaniamo dalla riunione più consci del nostro isolamento di quando vi siamo arrivati. Il linguaggio che usiamo non suggerisce altro che il senso di isolamento: «Entri, prego… sono felice di vederla… Permettetemi di presentarvi questo amico speciale, che sarà lietissimo di conoscervi… Ho sentito tanto parlare di lei e non trovo parole per dirle quanto sia contento di conoscerla personalmente… Ciò che dice è interessantissimo, vorrei che fossero qui a sentirla più persone… È stato meraviglioso parlare con lei e avere occasione di fare questa conversazione… Spero proprio di incontrarla ancora. Lei sarà sempre benvenuto e non esiti a portare con sé un amico. Torni presto». È un linguaggio che rivela il desiderio di essere amichevoli e ricettivi ma che, nella nostra società, manca miseramente di lenire i dolori del nostro isolamento.

(Henri J. M. Nouwen)

ma spesso si ha l’impressione che il cibo abbia perso la facoltà di creare una comunità.

Mi ha colpito molto questa frase, mi è venuto subito in mente il nostro ritrovarci la Domenica a Messa, il cibo che riceviamo ha ancora il potere di renderci fratelli… ha ancora il potere di creare relazioni profonde…che si prendono cura dell’altro?

Aiutaci Signore a costruire intorno alle nostre tavole, relazioni vere, relazioni belle… nessuno si senta solo ed isolato.

Come le tavolate di paese di una volta, dove c’era posto per tutti…anche per chi era rimasto solo.

 

Ci sono case ricche, che non consentono più di vedere il cielo, ci sono vite troppo frenetiche che non consentono più di stare a tavola insieme e di accorgersi del colore degli occhi e delle gioie e delle ferite dei cuori.

(Carlo Maria Martini)

Urgenti o Essenziali

Oggi condivido con voi un pensiero stupendo di Nouwen. È bene fermarsi ogni tanto a pensare che non c’è niente di più urgente nella vita che pensare al perché delle cose. Ciò che facciamo deve sempre avere come fonte dell’agire la domanda: chi siamo?

Mi sembrava sempre di avere qualcosa di più urgente da fare. Tuttavia, se mi lasciassi condizionare da ciò che è urgente, non riuscirei mai a occuparmi di ciò che è essenziale. E’ così facile dedicare tutto il tempo alle cose urgenti e non cominciare mai a vivere, a vivere davvero!

(Henri J. M. Nouwen)

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: