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Ferite nascoste

La ferita che si nasconde senza volerla curare per millanteria, o per falso pudore, si infetta e si allarga. Bisogna invece esaminarla e curarla.
Se tu sei «ferito» nella tua sensibilità da un rimprovero, da una indelicatezza, da una infedeltà, da uno scacco…
non arrossire della tua emozione che non è vergognosa,
non fare il «duro» negandola, perché non è una debolezza,
non passarle accanto con disprezzo, perché essa ha la sua importanza.
Scopri con franchezza la piaga, cercane la causa: potrai, allora, curarti.

(Michel Quoist)

Più trascuriamo le ferite, più diventa difficile guarirle.

Gli occhi non ascoltano

Dal Vangelo di oggi (Gv 9,1.6-9.13-17.34-38)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Essere ciechi, non è una scusa per non essere credenti. “Io non ci credo perché non l’ho mai visto!”

Oggi il Vangelo ci racconta di Gesù che guarisce un cieco, sembra strano ma gli occhi centrano ben poco. Tutto il brano invece è centrato sull’ascolto o il non ascolto.

La prima esperienza che il cieco fa di Gesù è quella di ascoltare la sua voce “Va alla piscina di Siloe a lavarti”, certo prima gli spalma del fango negli occhi, ma l’evento che apre il cuore al cieco è proprio aver ascoltato la Parola di Gesù. Una parola che illumina, che rende liberi. Il cieco reso prigioniero dalla sua cecità, torna libero.

L’importanza dell’ascolto, viene sottolineata anche quando Gesù dice “ lo hai visto, è colui che parla con te”. Non basta vederlo, bisogna ascoltarlo.

Cieco è colui che ha chiuso gli occhi della fede, colui che non si apre alla luce della Grazia.

Concludo questa breve riflessione condividendo questo bellissimo pensiero:
Sono nata cieca. A volte sono triste, ma poi penso ai ragazzi meno fortunati di me, quelli che mi prendono in giro. A loro è andata peggio, sono nati senza cuore. [Cecilia Camellini]

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