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Articoli con tag ‘giustizia’

Giuseppe (Pippo) Fava

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Moriva il 5 Gennaio del 1984 Pippo Fava, giornalista ucciso dalla mafia.

Cronista di libertà, intellettuale allergico a ogni forma di ingiustizia, cittadino in lotta contro il potere mafioso. L’eredità di Giuseppe Fava, noto con il diminutivo Pippo, ha un valore incalcolabile per le nuove generazioni di giornalisti alla perenne ricerca della verità.

Nato a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, dopo la laurea in giurisprudenza divenne caporedattore del quotidiano Espresso sera e in questo periodo si avvicinò al teatro (scrivendo numerosi drammi) e al cinema, curando la sceneggiatura di “Palermo or Wolfsburg” (premiato con l’Orso d’oro al Festival di Berlino 1980). Assunta la direzione del Giornale del Sud, ne fece un avamposto contro gli affari e le collusioni tra politica, imprenditoria e Cosa nostra.

Licenziato per le inchieste scomode, proseguì le sue battaglie sul mensile I Siciliani e in TV, come la storica e ultima intervista con Enzo Biagi, nel corso della quale pronunciò parole lapidarie come queste: «Io vorrei che gli italiani sapessero che non è vero che i siciliani sono mafiosi. I siciliani lottano da secoli contro la mafia. I mafiosi stanno in parlamento, i mafiosi sono ministri, i mafiosi sono banchieri, sono quelli che in questo momento sono al vertice della nazione».

Otto giorni dopo, la sera del 5 gennaio del 1984 venne freddato con cinque colpi di pistola, davanti alla redazione del giornale. Derubricato a omicidio passionale e successivamente per motivi economici, trascorsero dieci anni prima che venisse riconosciuta la matrice mafiosa, sancita nel 2003 dalla definitiva condanna all’ergastolo del boss Nitto Santapaola, come mandante, e di Aldo Ercolano, come esecutore.

Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

La donna che non si alzò


Oggi ricorre l’anniversario di morte di Rosa Louise Parks è stata un’attivista statunitense afroamericana, figura-simbolo del movimento per i diritti civili statunitense, famosa per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco, dando così origine al boicottaggio degli autobus a Montgomery.
Il 1º dicembre del 1955, a Montgomery, Rosa, allora sarta, stava tornando a casa in autobus e, poiché l’unico posto a sedere libero si trovava nella parte davanti del mezzo, quella riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull’autobus alcuni passeggeri bianchi, quindi il conducente James Blake le ordinò di alzarsi, cedere il posto a un bianco e andare nella parte riservata ai neri, come imponeva il regolamento. Rosa però si rifiutò di lasciare il posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del pullman: stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe (per giunta costretta anche a stare in piedi, visto che di posti a sedere non ce n’erano) rimase al suo posto. Il conducente fermò così l’automezzo, e chiamò due poliziotti per risolvere la questione: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. Da allora è conosciuta come “the woman who didn’t stand up” (“la donna che non si alzò”).

Ci sono uomini seduti in poltrona che non si curano delle ingiustizie, anzi sono tra i primi ad esserne i responsabili.

Rosa invece stando seduta ha reso giustizia a tanti uomini a cui era tolta la dignità di esseri umani.

Alcune volte c’è chi si siede al posto giusto…altre purtroppo no.

Aiuta Signore i governanti, ad alzarsi in piedi e a percorrere strade di giustizia.

La strage di via d’amelio


Palermo. Arrivano i primi soccorsi in via D’Amelio e lo scenario è terrificante: un inferno di fiamme, morte e distruzione che divora i corpi ormai senza vita del giudice Paolo Borsellino, procuratore aggiunto della Repubblica di Palermo, e degli agenti della sua scorta (Claudio Traina, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Eddie Walter Cosina).
Oggi un pensiero a Paolo Borsellino e la sua scorta, per non dimenticare che ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre uomini che desiderano lottare sul serio contro il male…

Non importa dove si nasce se si combatte per le stesse idee e si crede nelle stesse cose.
(Paolo Borsellino)

Le radici della Giustizia nascono nel giardino di chi ha scelto di combattere il male.

Aggrapparsi alla speranza


35 anni fa moriva Bob Marley, trasmetteva nelle sue canzoni, i valori di giustizia, uguaglianza e libertà.
Un’ anima profonda, che molte volte stimola anche la mia.

Oggi, la gente combatte per trovare la realtà. Tutto è diventato così sintetico che un sacco di gente cerca solamente di aggrapparsi alla speranza.
(Bob Marley)

La speranza di vivere relazioni vere, relazioni piene..la speranza di rimanere autentici in un mondo sempre più sintetico e virtuale.

Nuddu miscato cu niente

Nessuno mischiato con niente

Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente.
(Salvo Vitale) [A Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato]

È forte la provocazione ripresa anche nel film “I cento passi” che ricorda la vita di Peppino impastato, giornalista noto per le sue denunce contro le attività di cosa nostra. Una provocazione che mirava a risvegliare nei cuori assopiti dei siciliani quel senso di Giustizia che la paura aveva ormai soffocato.
Peppino non è stato nessuno mischiato con niente, è stato un uomo coraggioso, che non ha venduto la sua libertà ai mafiosi, per vivere una vita tranquilla. Ha perseguito fino in fondo i valori della Giustizia, fino a morire.

Ancora adesso quel senso di tranquillità pervade la maggior parte degli Italiani. Che dissentono solo a parole, ma concretamente non si impegnano nella lotta alla corruzione. Quando per cambiare le cose devo iniziare a impegnarmi di persona, ci si tira indietro per paura o per quella strana tranquillità di colui che è seduto comodo sull’orlo di un precipizio, che non lascia mai cadere lo sguardo nell’abisso, convincendosi di essere seduto in un posto sicuro.

La pace non è tranquillità, è impegno per una vita giusta.

Molte sono le occasioni per vivere la giustizia, ma altrettante sono le omissioni o le occasioni di vivere in maniera poco corretta.

Esistono per fortuna persone e associazioni che cercano di sensibilizzare ai valori dell’Onestà e della Giustizia, il Signore possa sempre mettere nei nostri cuori quel senso di Giustizia, per un mondo migliore, per essere uomini migliori.

La verità illumina la giustizia

Dal 1996 ogni 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace.
“La verità illumina la giustizia”, questo lo slogan scelto per la XX Giornata delle memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie .
(www.libera.it)

L’esistenza umana rivela aspirazioni sconfinate: ricerca di verita’, sete di amore, di giustizia e di liberta’: desideri appagati solo in parte, perche’ dal profondo del suo essere l’uomo si muove verso un ‘di piu’, un assoluto capace di soddisfare la sua sete in modo definitivo”. (Papa Francesco)

L’uomo si muove verso un “di più”, dice Papa Francesco, ecco perché è opportuno fare memoria invece di quando si muove verso un “di meno”, perché facendo così un uomo non è più se stesso, diventa disumano, proprio come chi abbraccia la mafia!

L’unica fame

Dal Vangelo di oggi (Gv 6,30-35)
In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

L’unica fame e sete che vengono mangiando il pane di vita sono la fame e sete di giustizia.