spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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Cari giovani


Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte «attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci.

(Christus Vivit. 299)

Giovani, Speranza e gioia


Qualche tempo fa un amico mi ha chiesto che cosa vedo io quando penso a un giovane. La mia risposta è stata: «Vedo un ragazzo o una ragazza che cerca la propria strada, che vuole volare con i piedi, che si affaccia sul mondo e guarda l’orizzonte con occhi colmi di speranza, pieni di futuro e anche di illusioni. Il giovane va con due piedi come gli adulti, ma a differenza degli adulti, che li tengono paralleli, ne ha sempre uno davanti all’altro, pronto per partire, per scattare. Sempre lanciato in avanti. Parlare dei giovani significa parlare di promesse, e significa parlare di gioia. Hanno tanta forza i giovani, sono capaci di guardare con speranza. Un giovane è una promessa di vita che ha insito un certo grado di tenacia; ha abbastanza follia per potersi illudere e la sufficiente capacità per poter guarire dalla delusione che ne può derivare».

(Christus Vivit, 139)

Quando guardi un seme, potrebbe ingannarti vederlo così piccolo e fragile… da quel seme sappiamo però che potrà nascere qualcosa di grande.

Quando guardo un giovane devo sforzarmi di non lasciarmi ingannare dall’apparenza… devo abituarmi a vederlo incompleto e zoppicante… devo abituarmi ai suoi tempi di crescita… guai ad accelerare i tempi… anche il seme ha bisogno di tempo per diventare pianta… così i giovani hanno bisogno di tempo per diventare adulti. Anche se ci farebbe comodo il contrario. Ma anche per i frutti succede così…se si accelerano i tempi si guadagna in quantità forse… ma sicuramente si perde e di molto in qualità!

Così come il seme è nutrito dalla terra buona, il compito di noi educatori è quello di preparare ai nostri giovani un terreno buono, nutriente! E il terreno che ci propone il Vangelo è la Carità! Abituiamo i giovani ad essere per gli altri! Solo così capiranno il vero senso della vita. Solo così potranno mettere a servizio la loro tenacia! La loro brillantezza!

Molti giovani vengono soffocati da giudizi troppo severi, avvelenati da promesse fasulle, schiacciati da sensi di colpa.

Quando penso a un giovane, cerco di pensarlo come lo desidera il Signore e so che non ci può essere dono più grande!

Camminare con i giovani


Abbiamo riconosciuto nell’episodio dei discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-35) un testo paradigmatico per comprendere la missione ecclesiale in relazione alle giovani generazioni. Questa pagina esprime bene ciò che abbiamo sperimentato al Sinodo e ciò che vorremmo che ogni nostra Chiesa particolare potesse vivere in rapporto ai giovani. Gesù cammina con i due discepoli che non hanno compreso il senso della sua vicenda e si stanno allontanando da Gerusalemme e dalla comunità. Per stare in loro compagnia, percorre la strada con loro. Li interroga e si mette in paziente ascolto della loro versione dei fatti per aiutarli a riconoscere quanto stanno vivendo. Poi, con affetto ed energia, annuncia loro la Parola, conducendoli a interpretare alla luce delle Scritture gli eventi che hanno vissuto. Accetta l’invito a fermarsi presso di loro al calar della sera: entra nella loro notte. Nell’ascolto il loro cuore si riscalda e la loro mente si illumina, nella frazione del pane i loro occhi si aprono. Sono loro stessi a scegliere di riprendere senza indugio il cammino in direzione opposta, per ritornare alla comunità, condividendo l’esperienza dell’incontro con il Risorto. (Documento finale del Sinodo dei Vescovi sui Giovani)

Camminare con loro… fermarsi con loro… entrare nella loro notte e accendere una luce…

Aiutami Signore ad accompagnare i giovani all’incontro con Te, perché solo così potranno aprirsi alla gioia vera della Tua presenza e al senso pieno della loro vita.

Conoscerne la bellezza

A troppa gioventù, per amare il cristianesimo, manca solo di conoscerne la bellezza.

(Frédéric Antoine Ozanam)

Siamo responsabili, nel bene e nel male… di far conoscere ai giovani il vero motivo per cui nella nostra vita abbiamo scelto di vivere o almeno abbiamo scelto come orizzonte di vita Gesù e il suo Vangelo.

Voglio condividere un po’ il motivo della mia fede… perché nonostante tutte le ferite che la Chiesa mostri, a me è sempre sembrata affascinante!

Da giovane la parrocchia mi ha sempre offerto proposte belle, il mio don si è sempre speso per i poveri, ha sempre difeso i deboli. Ho visto persone semplici che si impegnavano per il bene, ho conosciuto persone che hanno speso la vita per gli altri. Ho conosciuto quella Chiesa invisibile agli occhi, ma che colpisce il cuore. Ho visto la Chiesa fatta di persone semplici, che concretamente ha preso sul serio il Vangelo.

È vero ho anche visto superbia, ho sentito chiacchiere denigranti, ho visto lotte di potere, ho visto il peggio del peggio, cattiverie inutili… e per questo ringrazio il Signore che più che scandalizzarmi per le cose che non hanno funzionato, mi stupivo per quelle che funzionavano.

Dobbiamo essere persone che facciano sentire nel cuore dei nostri giovani lo stupore di una vita bella, una vita piena, una vita spesa per il vangelo!

Ringrazio tutte quelle persone che hanno contribuito e che contribuiscono a rendere bella la nostra amata Chiesa.

Buon Compleanno Don Bosco

Mercoledì 16 agosto del 1815, nasceva Giovanni Melchiorre Bosco, meglio noto come don Bosco.

È una delle figure più belle per me che svolgo il ministero soprattutto a favore dei giovani. Ogni volta che leggo qualcosa su don Bosco o guardo un film a lui ispirato mi commuovo.

 

Dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società.

(San Giovanni Bosco)

 

Anche Papa Francesco a voluto rendere protagonisti del cammino futuro della Chiesa i giovani, attraverso un nuovo percorso sinodale sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», la Chiesa ha infatti deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza.
La vocazione all’amore assume per ciascuno una forma concreta nella vita quotidiana attraverso una serie di scelte, che articolano stato di vita (matrimonio, ministero ordinato, vita consacrata, ecc.), professione, modalità di impegno sociale e politico, stile di vita, gestione del tempo e dei soldi, ecc. Assunte o subite, consapevoli o inconsapevoli, si tratta di scelte da cui nessuno può esimersi. Lo scopo del discernimento vocazionale è scoprire come trasformarle, alla luce della fede, in passi verso la pienezza della gioia a cui tutti siamo chiamati.

Dobbiamo impegnarci perché l’oratorio sia quel luogo dove i nostri giovani possano essere ascoltati, accompagnati, amati.

San Giovanni Bosco prega per noi.

Educare i giovani


Ho passato un momento di depressione perché mi pareva che tutti i ragazzi mi crollassero da tutte le parti e che non ci fosse più da fidarsi di nessuno, poi mi è passato subito. Non si può fare l’educatore e non fidarsi. Prima di tutto perché è un obbligo morale, un impegno verso i ragazzi e un’onestà davanti a Dio, perché anche l’educatore ha da farsi perdonare cioè da pretendere un’infinita fiducia che si rinnova a bischero sciolto anche quando tutte le prove sarebbero contro. E poi perché un educatore ha sempre delle soddisfazioni piccole o grandi e sa vedere i segni di speranza e di onestà dove gli altri non vedono. Prenderlo in tasca è il suo destino e il suo dovere, ma non sempre, qualche volta lo prendono in tasca gli altri e il ragazzo malvisto da tutti si rivela un gran galantuomo, un uomo adulto generoso e leale. Tanto più che spesso il tempo gioca a favore dell’educatore perché, crescendo, il ragazzo è più facile che faccia meno ragazzate, e non di più.

(Don Lorenzo Milani)

Un buon pugile, non è colui che è solo bravo ad attaccare, ma colui che riesce ad incassare senza cadere.

Un educatore e tanto più bravo quando riesce ad incassare una sconfitta, una sbandata da parte dei giovani che cura con amore, senza intristirsi troppo, senza deprimersi, senza gettare la spugna, ma con la forza di rimanere! di non scappare quando tutto va storto… i giovani vedranno che nonostante le loro cadute, i loro fallimenti, tu sia ancora lì ad aspettare un loro cambiamento, un loro passo verso il bene. I giovani hanno proprio bisogno di qualcuno che scommetta su di loro, quando nessuno lo farebbe mai.

L’ho imparato sulla mia pelle, ed ho capito che è troppo importante per chi si cura dei giovani, saper incassare! Saper rimanere in piedi…

Si rimane in piedi, quando nonostante tutto, si continua ad amare!

Presente!


Se vengono mobilitati attorno ad un progetto che ne vale la pena i giovani rispondono “presente”.

(Card. Jean-Marie Lustiger)

È proprio così, conosco davvero tante comunità che hanno scommesso sui giovani, che hanno sognato con loro progetti di bene, di bellezza, di speranza!

I giovani più in difficoltà, sono i giovani che non sperimentano la gioia di essere dono per gli altri.

Aiutaci Signore a sognare insieme ai giovani, a renderli partecipi di progetti grandi, aiutaci a contribuire alla loro piena felicità! Perché solo chi dona con gioia ha il cuore contento.

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