spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Articoli con tag ‘giovani’

Buon Compleanno Don Bosco

Mercoledì 16 agosto del 1815, nasceva Giovanni Melchiorre Bosco, meglio noto come don Bosco.

È una delle figure più belle per me che svolgo il ministero soprattutto a favore dei giovani. Ogni volta che leggo qualcosa su don Bosco o guardo un film a lui ispirato mi commuovo.

 

Dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società.

(San Giovanni Bosco)

 

Anche Papa Francesco a voluto rendere protagonisti del cammino futuro della Chiesa i giovani, attraverso un nuovo percorso sinodale sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», la Chiesa ha infatti deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza.
La vocazione all’amore assume per ciascuno una forma concreta nella vita quotidiana attraverso una serie di scelte, che articolano stato di vita (matrimonio, ministero ordinato, vita consacrata, ecc.), professione, modalità di impegno sociale e politico, stile di vita, gestione del tempo e dei soldi, ecc. Assunte o subite, consapevoli o inconsapevoli, si tratta di scelte da cui nessuno può esimersi. Lo scopo del discernimento vocazionale è scoprire come trasformarle, alla luce della fede, in passi verso la pienezza della gioia a cui tutti siamo chiamati.

Dobbiamo impegnarci perché l’oratorio sia quel luogo dove i nostri giovani possano essere ascoltati, accompagnati, amati.

San Giovanni Bosco prega per noi.

Educare i giovani


Ho passato un momento di depressione perché mi pareva che tutti i ragazzi mi crollassero da tutte le parti e che non ci fosse più da fidarsi di nessuno, poi mi è passato subito. Non si può fare l’educatore e non fidarsi. Prima di tutto perché è un obbligo morale, un impegno verso i ragazzi e un’onestà davanti a Dio, perché anche l’educatore ha da farsi perdonare cioè da pretendere un’infinita fiducia che si rinnova a bischero sciolto anche quando tutte le prove sarebbero contro. E poi perché un educatore ha sempre delle soddisfazioni piccole o grandi e sa vedere i segni di speranza e di onestà dove gli altri non vedono. Prenderlo in tasca è il suo destino e il suo dovere, ma non sempre, qualche volta lo prendono in tasca gli altri e il ragazzo malvisto da tutti si rivela un gran galantuomo, un uomo adulto generoso e leale. Tanto più che spesso il tempo gioca a favore dell’educatore perché, crescendo, il ragazzo è più facile che faccia meno ragazzate, e non di più.

(Don Lorenzo Milani)

Un buon pugile, non è colui che è solo bravo ad attaccare, ma colui che riesce ad incassare senza cadere.

Un educatore e tanto più bravo quando riesce ad incassare una sconfitta, una sbandata da parte dei giovani che cura con amore, senza intristirsi troppo, senza deprimersi, senza gettare la spugna, ma con la forza di rimanere! di non scappare quando tutto va storto… i giovani vedranno che nonostante le loro cadute, i loro fallimenti, tu sia ancora lì ad aspettare un loro cambiamento, un loro passo verso il bene. I giovani hanno proprio bisogno di qualcuno che scommetta su di loro, quando nessuno lo farebbe mai.

L’ho imparato sulla mia pelle, ed ho capito che è troppo importante per chi si cura dei giovani, saper incassare! Saper rimanere in piedi…

Si rimane in piedi, quando nonostante tutto, si continua ad amare!

Presente!


Se vengono mobilitati attorno ad un progetto che ne vale la pena i giovani rispondono “presente”.

(Card. Jean-Marie Lustiger)

È proprio così, conosco davvero tante comunità che hanno scommesso sui giovani, che hanno sognato con loro progetti di bene, di bellezza, di speranza!

I giovani più in difficoltà, sono i giovani che non sperimentano la gioia di essere dono per gli altri.

Aiutaci Signore a sognare insieme ai giovani, a renderli partecipi di progetti grandi, aiutaci a contribuire alla loro piena felicità! Perché solo chi dona con gioia ha il cuore contento.

Don Bosco

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In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare.

(San Giovanni Bosco)

Un educatore deve spendere tutte le energie possibili, anche di fronte al giovane più impenetrabile al bene.

L’unico strumento educativo che possediamo è l’amore. L’amore fa vibrare il cuore di chi lo riceve.

Don Bosco prega per tutti i giovani del mondo, perché si aprano al bene, perché realizzino il disegno che Dio ha pensato per ognuno di loro.

Viva Don Bosco!

Gioventù bruciata


Mi ha fatto riflettere davvero questa scritta…

Danno fuoco ai nostri sogni e poi ci chiamano gioventù bruciata

Per due motivi… il primo è un motivo di gioia.. sapere che c’è ancora chi coltiva dei sogni, perché alcune volte la comodità della vita, ha tolto ai giovani i sogni di una vita migliore, più bella, si accontentano di relazioni virtuali, giochi virtuali, e non hanno tanta voglia di prendere un impegno serio, neanche con i propri sogni.

Il secondo motivo è quello di far capire al mondo che meglio di una gioventù bruciata, sia una gioventù accesa!

Io vedo che quando metti i giovani al centro di un progetto importante, un progetto che li valorizzi, un progetto che li abitui ad essere per gli altri, loro rispondono sempre bene e allora invece di sentire puzza di bruciato, si sente profumo di felicità, di pienezza e di gioia!

Muri no, ponti sì


Oggi condivido il primo intervento di Papa Francesco alla G.M.G. di Cracovia durante la festa degli italiani.

Più volte ha ripetuto la necessità di abbattere muri e costruire ponti!

Tu hai detto due parole che sono chiave per capire tutto: pace e odio. La pace costruisce ponti, l’odio è il costruttore dei muri. Tu devi scegliere, nella vita: o faccio ponti, o faccio muri. I muri dividono e l’odio cresce: quando c’è divisione, cresce l’odio. I ponti uniscono, e quando c’è il ponte l’odio può andarsene via, perché io posso sentire l’altro, parlare con l’altro. A me piace pensare e dire che noi abbiamo, nelle nostre possibilità di tutti i giorni, la capacità di fare un ponte umano. Quando tu stringi la mano a un amico, a una persona, tu fai un ponte umano. Tu fai un ponte. Invece, quando tu colpisci un altro, insulti un altro, tu costruisci un muro. L’odio cresce sempre con i muri. Alle volte, succede che tu voglia fare il ponte e ti lasciano con la mano tesa e dall’altra parte non te la prendono: sono le umiliazioni che nella vita noi dobbiamo subire per fare qualcosa di buono. Ma sempre fare i ponti. E tu sei venuto qui: sei stato fermato e rimandato a casa; poi hai fatto una scommessa per il ponte e per tornare un’altra volta: questo è l’atteggiamento, sempre. C’è una difficoltà che mi impedisce qualcosa? Torno indietro e vado avanti, torno e vado avanti. Questo è quello che noi dobbiamo fare: fare dei ponti. Non lasciarsi cadere a terra, non andare così: “mah, non posso…”, no, sempre cercare il modo di fare ponti. Voi siete lì: con le mani, fate ponti, voi tutti! Prendete le mani… ecco. Voglio vedere tanti ponti umani… Ecco, così: alzate bene le mani. E’ così. Questo è il programma di vita: fare ponti, ponti umani. Grazie.

Insieme costruiamo ponti di umanità!

Non arrendiamoci alla tristezza

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Oggi condivido con voi questo breve passo dell’omelia di Papa Francesco nella Messa al Campus Misericordiae.

Quando nella vita ci capita di puntare in basso anziché in alto, può aiutarci questa grande verità: Dio è fedele nell’amarci, persino ostinato. Ci aiuterà pensare che ci ama più di quanto noi amiamo noi stessi, che crede in noi più di quanto noi crediamo in noi stessi, che “fa sempre il tifo” per noi come il più irriducibile dei tifosi. Sempre ci attende con speranza, anche quando ci rinchiudiamo nelle nostre tristezze, rimuginando continuamente sui torti ricevuti e sul passato. Ma affezionarci alla tristezza non è degno della nostra statura spirituale! E’ anzi un virus che infetta e blocca tutto, che chiude ogni porta, che impedisce di riavviare la vita, di ricominciare. Dio, invece, è ostinatamente speranzoso: crede sempre che possiamo rialzarci e non si rassegna a vederci spenti e senza gioia. E’ triste vedere un giovane senza gioia. Perché siamo sempre i suoi figli amati. Ricordiamoci di questo all’inizio di ogni giornata. Ci farà bene ogni mattina dirlo nella preghiera: “Signore, ti ringrazio perché mi ami; sono sicuro che tu mi ami; fammi innamorare della mia vita”. Non dei miei difetti, che vanno corretti, ma della vita, che è un grande dono: è il tempo per amare ed essere amati.

Vi sono giovani che purtroppo sono incatenati dal virus della tristezza, certo molte volte vivono dei pesi grandi… e si disinnamorano della loro vita stessa, si sottovalutano, perdono la Speranza. Queste parole risuonino nei cuori di tutti quei giovani che fanno fatica ad aprirsi alla gioia.