spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Articoli con tag ‘fragilità’

Comunità

Un giovane si recò un giorno da un padre del deserto e lo interrogò:
– Padre, come si costruisce una comunità?
Il monaco gli rispose:
– E’ come costruire una casa, puoi utilizzare pietre di tutti i generi; quel che conta è il cemento, che tiene insieme le pietre.
Il giovane riprese:
– Ma qual è il cemento della comunità?
L’eremita gli sorrise, si chinò a raccogliere una manciata di sabbia e soggiunse:
– Il cemento è fatto di sabbia e calce, che sono materiali così fragili! Basta un colpo di vento e volano via. Allo stesso modo, nella comunità, quello che ci unisce, il nostro cemento, è fatto di quello che c’è in noi di più fragile e più povero. Possiamo essere uniti perché dipendiamo gli uni dagli altri.

(J. Vanier, La comunità)

La comunità impastata dalle nostre debolezze diventa quindi il sostegno di ogni nostra fragilità.

Una bella riflessione… soprattutto per le nostre comunità parrocchiali.

È sempre così? Siamo sostegno per le fragilità dei fratelli e viceversa?

Un abbraccio dalla croce

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Essere in croce è ciò che Dio deve nel suo amore all’uomo che è in croce. L’amore conosce molti doveri, ma il primo di questi doveri è di essere con l’amato. Solo un Dio sale sulla croce ed entra nella morte perché nella morte entra ogni suo amato. Qualsiasi altro gesto ci avrebbe confermato in una falsa idea di Dio. Solo la croce toglie ogni dubbio. Qualunque uomo, qualunque re, se potesse, scenderebbe dalla croce. Solo un Dio non scende dal legno. La croce è l’abisso dove Dio diviene l’amante, genesi perfetta di Dio fra gli uomini. […] Le braccia di Gesù, inchiodate e distese in un abbraccio che non può rinnegarsi, sono le porte dell’Eden spalancate per sempre, sono cuore dilatato fino a lacerarsi molto prima del colpo di lancia, sono accoglienza di ogni creatura, alleanza con tutto ciò che vive: genesi dell’uomo in Dio. Perché l’amato nasce dalle ferite del cuore di chi lo ama. L’uomo nasce dal cuore trafitto del suo Creatore. E capisce che la vita non è possesso o rapina, ma dono di sé; che Dio e la vita sono dono reciproco di sé. Allora la croce è davvero la gloria di Dio, l’ora gloriosa della vita.
(Ermes Ronchi)

Contemplare la croce, è riconoscere che Gesù è venuto a cercarmi nell’abisso più profondo della mia fragilità, perché per Dio non sono uno qualunque. Sono colui che egli ha scelto di amare fino alla fine. Perché questo amore non abbia mai fine.

Io sono piccolo


Io sono piccolo, fragile, indifeso. Posso sbagliare, commettere errori, anche per ingenuità, leggerezza. Allora, prendo tutto me stesso e mi abbandono all’universale fluire delle cose, perché in fondo sono solo un minuscolo granello dell’universo. Affido a Dio queste mie paure. E se davanti alla sua onnipotenza, riesco a riconoscere la mia infinita piccolezza, cosa mai può essere la mia ansia, o la mia paura del futuro, cosa potrà mai farmi la sofferenza?
(Giovanni Allevi)

Un artista che riconosce di essere piccolo, mi provoca una grande stima e un artista che riconosce Dio come rifugio della vita, lo apre all’infinito della possibilità che abbiamo di diventare grazie a Lui grandi uomini.

Avvicinarsi


L’uomo che vuol comprendere se stesso fino in fondo deve, con la sua inquietudine e incertezza ed anche con la sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a Cristo. Egli deve, per così dire, entrare in Lui con tutto se stesso, deve «appropriarsi» ed assimilare tutta la realtà dell’Incarnazione e della Redenzione per ritrovare se stesso.
(Papa Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis)

Per avvicinarsi a Cristo, non c’è bisogno di mettere da parte la debolezza e la fragilità della nostra vita, perché è proprio quello il luogo in cui Gesù ha voluto incontrarci, è proprio quello il luogo in cui è venuto a salvarci.

I confini delle nostre possibilità

Per essere sereni, bisogna conoscere i confini delle nostre possibilità, e amarci come siamo.
(Romano Battaglia)

Quando riusciamo ad amare e conoscere le nostre imperfezioni, viene più semplice amare quelle degli altri.

I nostri confini si aprono all’amore sconfinato di Dio che va oltre il confine della sua divinità per venirci incontro e insegnarci ad amare così come siamo!

Straordinaria fragilità

Venne chiesto un giorno a Padre Leopoldo: «Padre, come capisce lei le parole del Signore: Che colui che vuol seguirmi, prenda tutti i giorni la sua croce? Dobbiamo per questo fare penitenze straordinarie? – Non è il caso di fare penitenze straordinarie, rispose. Basta che sopportiamo con pazienza le tribolazioni ordinarie della nostra misera vita: le incomprensioni, le ingratitudini, le umiliazioni, le sofferenze occasionate dai cambiamenti di stagione e dell’atmosfera in cui viviamo…
(S. Leopoldo Mandic)

La fragilità della nostra condizione umana che sperimentiamo tutti i giorni è la croce che dobbiamo abbracciare. Siamo straordinari, quando nonostante le nostre fragilità, non smettiamo mai di amare!