spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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Ancora una volta grazie!


XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (C)

Dal Vangelo di oggi (Lc 17,11-19)

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

L’abitudine dell’amore: per chi lo dona diventa virtù, per chi lo riceve c’è il pericolo che diventi un diritto.

L’amore non è mai un diritto, perché l’amore ha la caratteristica peculiare di essere dono!

Non si può dire ad una persona: “devi amarmi! ” Non funziona…

Nel mondo del “tutto è dovuto”, la bellezza di un dono gratuito è percepito come diritto… e si fa fatica a dire grazie.

Un ragazzo mi raccontava che i primi mesi dopo il matrimonio portava sempre il caffè a letto alla moglie, le prime volte scattavano baci, carezze, e “grazie amore”. Dopo qualche settimana iniziarono a diminuire i gesti di riconoscenza. Un giorno non portò il caffè alla moglie e lei si arrabbiò molto…

Oggi dobbiamo fermarci un attimo, per riconoscere nella nostra vita quanti grazie ci siamo dimenticati di dire, quante cose diamo per scontate, quanti doni scambiati per diritti… dobbiamo anche noi tornare sui nostri passi e ringraziare tutte quelle persone che ci offrono sotto diversi aspetti il loro amore gratuito.

Anche nei confronti di Dio, chissà quanti grazie mancati, ma per questo non è mai tardi, è sempre tempo di Eucarestia (il termine deriva dal greco Ευχαριστω, Eucharisto, rendimento di grazie), è sempre tempo di dire grazie a Dio per gli innumerevoli doni che mai ci fa mancare, anche se spesso non ce ne accorgiamo.

Un pezzo di pane


Un pezzo di pane in cui tu, Gesù,
ti trasformi per saziare la fame
di tutti i cuori: questa è la tua biografia,
o Gesù, ridotta all’osso.
E la nostra: la via piccola del tuo amore,
Amore forte nella debolezza.
(Klaus Hemmerle)

Grazie Signore perché con un pezzo di fame sfami il cuore di tutti.

Un cuore che si muove


Dal Vangelo di oggi (Lc 9,11-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Il cuore di Gesù si è sempre mosso per venire incontro alle nostre miserie.

Quel’è il contrario di Misericordia? Sicuramente l’indifferenza!

C’è una folla che ha fame… se ne accorge il mio cuore?

Quando il mio cuore non si accende, non si accorge della miseria del fratello è un cuore che non si muove, un cuore fermo…e sappiamo bene che quando il cuore è fermo si muore!

Oggi dobbiamo chiedere al Signore il dono dell’attenzione agli altri, per avere il cuore in movimento e per non morire prima del tempo.

Il dono più grande che possiamo chiedere al Signore è un cuore sempre in movimento, sempre attento al bisogno degli altri.

Un cuore che si muove dona sempre gioie nuove!

Oggi ricordiamo il dono più grande che il Signore ci ha fatto, la sua Amorevole presenza, per colmare la vera miseria dell’uomo: quella di sentirsi soli, abbandonati alla durezza della vita.

Lui si dona a noi, ci dà il pane quotidiano, ci insegna a donarci.

Gesù non è venuto a riempirci la pancia, è venuto per rendere piena la nostra vita!

Il Pane che egli ci dona è lui stesso, la sua vita.

“Dacci oggi il nostro Pane quotidiano” e fa che non ne sprechiamo, aiutaci a condividere questo pane con i fratelli, questo pane che ha il compito di farci diventare una cosa sola con i nostri fratelli.

Un pane che sa di comunione…in mezzo a tanta divisione.

La dolcezza del tuo amore

Dal Vangelo di oggi (Gv 6,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Adoro Te devotamente, oh Deità che Ti nascondi,
Che sotto queste apparenze Ti celi veramente:
A te tutto il mio cuore si abbandona,
Perché, contemplandoTi, tutto vien meno.
La vista, il tatto, il gusto, in Te si ingannano
Ma solo con l’udito si crede con sicurezza:
Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio,
Nulla è più vero di questa parola di verità.
Sulla croce era nascosta la sola divinità,
Ma qui è celata anche l’umanità:
Eppure credendo e confessando entrambe,
Chiedo ciò che domandò il ladrone penitente.
Le piaghe, come Tommaso, non veggo,
Tuttavia confesso Te mio Dio.
Fammi credere sempre più in Te,
Che in Te io abbia speranza, che io Ti ami.
Oh memoriale della morte del Signore,
Pane vivo, che dai vita all’uomo,
Concedi al mio spirito di vivere di Te,
E di gustarTi in questo modo sempre dolcemente.
Oh pio Pellicano, Signore Gesù,
Purifica me, immondo, col tuo sangue,
Del quale una sola goccia può salvare
Il mondo intero da ogni peccato.
Oh Gesù, che velato ora ammiro,
Prego che avvenga ciò che tanto bramo,
Che, contemplandoTi col volto rivelato,
A tal visione io sia beato della tua gloria. Così sia.

Sono ingannati i i Giudei, si chiedono: come può darci la sua carne da mangiare?

Dobbiamo forse diventare cannibali?
Nella preghiera che ho messo sopra (Adoro Te Devote), ho sottolineato due frasi.
La prima dice che la vista, il tatto e il gusto sono ingannate.
Dio non si cerca con i sensi, ma con l’anima…
È l’anima a gustare la vita insieme a Gesù. Infatti la preghiera chiede “ concedi al mio Spirito di vivere di Te, e di gustarti dolcemente” e non “ concedi alla mia bocca di mangiarti ”.
Gesù si offre a noi come quel nutrimento che sazia quella fame e sete di pienezza e di Verità.
Concludo con la preghiera di colletta di questa Domenica che racchiude in sé il vero significato del Pane di vita:
Colletta

O Dio, che hai preparato beni invisibili
per coloro che ti amano,
infondi in noi la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi,
che superano ogni desiderio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Il pane disceso dal cielo

Dal Vangelo di oggi (Gv 6,41-51)

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Da dove proviene il pane che mai scade? Dal cielo!!!

Qualcuno lo cerca ancora nella Terra, nelle cose materiali.

Gesù lo sottolinea più volte in questo lungo discorso che meditiamo già da alcune settimane.. “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”.

Quando chiediamo nel Padre Nostro il pane quotidiano, chiediamo la sua amorevole presenza nella nostra vita, chiediamo di essere nutriti dal suo amore, per appagare quel desiderio nascosto nel cuore di ognuno.

Noi chiediamo il pane quotidiano, ma poi lo mangiamo?

Un raggio di luce tra le nubi

Oggi la Chiesa fa memoria di San Giovanni Paolo II, condivido con voi due suoi pensieri sull’Eucarestia:

L’Eucaristia è davvero uno squarcio di cielo che si apre sulla terra. È un raggio di gloria della Gerusalemme celeste, che penetra le nubi della nostra storia e getta luce sul nostro cammino.

L’Eucaristia è mistero di fede, e insieme «mistero di luce». Ogni volta che la Chiesa la celebra, i fedeli possono rivivere in qualche modo l’esperienza dei due discepoli di Emmaus: «si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero».

La luce dell’Eucarestia penetra il buio dei nostri pensieri annebbiati, quando sentiamo lontano l’amore di Dio.

Unione tra i popoli

Il 22 agosto 1968 Paolo VI arriva a Bogotá, Colombia. È la prima visita di un Papa in America Latina

Che cosa è, in effetti, che Ci ha condotti a Bogotà? Voi lo sapete: in primo luogo è la celebrazione di un Congresso Eucaristico. Ora, che cosa è l’Eucaristia, agli occhi dei cristiani, se non una misteriosa e divina Presenza che li attira e li unisce, un possente legame di amore, una sorgente inesauribile di unità? Unità che sembra, a prima vista, riguardare soltanto il popolo credente, ma che, in realtà, irraggia e diffonde la sua forza di attrazione ben al di là della sfera religiosa e si rivela benefica per l’intera società. Il grande spettacolo che noi abbiamo davanti agli occhi questi giorni ne è la prova. Ciò che noi vediamo – voi ne siete come Noi i testimoni, e testimoni ben qualificati e un ammirabile e commovente spettacolo di unione tra i popoli più diversi. Tutti i Continenti, Ci sembra, sono rappresentati qui, tutte le razze, tutte le classi sociali. Le barriere cadono, le divergenze si dileguano, tutti si riconoscono figli di uno stesso Dio, fratelli di uno stesso Cristo, che ha riscattato a mondo intero, e che continua, sotto i veli del Mistero Eucaristico, la sua grande opera di raccolta dell’umanità in una totale e perfetta fraternità (cfr Io 11, 52). (Paolo VI)

Davanti a quel pezzo di pane, non c’è colore, non c’è razza, davanti a quel pane c’è un popolo, un popolo di fratelli che ancora crede nell’Amore,nella Pace e nella Giustizia.