spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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Venerdì Santo


Il crocifisso è l’icona più vera. Porta sulla terra il potere di Dio: quello di servire, non di asservire; quello di salvare, non di giudicare; quello di dare la vita, non di toglierla. Il crocifisso porta l’immagine vera dell’uomo. […] Vero uomo è lui, capace del dono supremo, fratello di ognuno, che muore ostinatamente amando, gridando forte a Dio tutta la sua pena, ma per mettersi nelle sue mani.
(Ermes Ronchi)

Signore oggi riconosco le mie povertà e le metto nelle tue mani, grazie perché ci hai fatto sapere di avere mani grandi, più grandi sicuramente dei nostri numerosi limiti.

Un abbraccio dalla croce

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Essere in croce è ciò che Dio deve nel suo amore all’uomo che è in croce. L’amore conosce molti doveri, ma il primo di questi doveri è di essere con l’amato. Solo un Dio sale sulla croce ed entra nella morte perché nella morte entra ogni suo amato. Qualsiasi altro gesto ci avrebbe confermato in una falsa idea di Dio. Solo la croce toglie ogni dubbio. Qualunque uomo, qualunque re, se potesse, scenderebbe dalla croce. Solo un Dio non scende dal legno. La croce è l’abisso dove Dio diviene l’amante, genesi perfetta di Dio fra gli uomini. […] Le braccia di Gesù, inchiodate e distese in un abbraccio che non può rinnegarsi, sono le porte dell’Eden spalancate per sempre, sono cuore dilatato fino a lacerarsi molto prima del colpo di lancia, sono accoglienza di ogni creatura, alleanza con tutto ciò che vive: genesi dell’uomo in Dio. Perché l’amato nasce dalle ferite del cuore di chi lo ama. L’uomo nasce dal cuore trafitto del suo Creatore. E capisce che la vita non è possesso o rapina, ma dono di sé; che Dio e la vita sono dono reciproco di sé. Allora la croce è davvero la gloria di Dio, l’ora gloriosa della vita.
(Ermes Ronchi)

Contemplare la croce, è riconoscere che Gesù è venuto a cercarmi nell’abisso più profondo della mia fragilità, perché per Dio non sono uno qualunque. Sono colui che egli ha scelto di amare fino alla fine. Perché questo amore non abbia mai fine.

La pazienza di ricominciare

Vivere è l’infinita pazienza di ricominciare. (Ermes Ronchi)

Siamo sempre lì, a commettere gli stessi errori… vorremo essere migliori, ma come sempre dobbiamo fare i conti con le nostre fragilità e sembra davvero di non poter migliorare.

Se ci lasciamo andare allo sconforto e alla disperazione, la nostra vita sarà solo fatta di rimpianti…

Se invece ci apriamo alla Grazia, scopriremo quanto sia bello ogni volta ripartire, sperare e ricominciare ad amare e a pensare quanto siano importanti le relazioni che tutti i giorni viviamo.

Non stancarti mai di ripartire, perché il non ripartire è sicuramente più faticoso.

Donna perchè piangi?

Dal Vangelo di oggi (Gv 20, 11-18)

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Noi continuiamo ad asciugare le lacrime anche se sappiamo che l’uomo continuerà a piangere. Ma un giorno ogni dolore sarà consumato e ogni lacrima sarà asciugata. (Ermes Ronchi)

Quante lacrime, quanta sofferenza c’è nel mondo, ma quanto Amore da parte di Gesù, quanta Speranza! Certo l’uomo continuerà a piangere a causa della durezza e fragilità della vita, ma l’uomo che ha fede continuerà anche sempre a sperare che le lacrime si trasformeranno in lacrime di gioia quando alla fine dei tempi ci troveremo a contemplare la vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato.

Signore consola il cuore di coloro che piangono… di coloro che non hanno più neanche la forza di sperare che un giorno quel pianto si fermerà per lasciar spazio alla gioia!

Perdonare

Noi perdoniamo, ma in un angolo della nostra memoria conserviamo un po’ di rancore. Noi perdoniamo ma in un angolo dell’anima diventiamo diffidenti verso quella persona. Perdoniamo, ma non riusciamo più a fidarci come prima. È difficilissimo perdonare di cuore. Bisogna scommettere sull’uomo. Ancora. Bisogna scommettere non come atto d’istinto ma come atto di fede. Bisogna dare credito all’altro, in base non al suo passato, ma in base al suo futuro. Bisogna dare credito non per un atto di intelligenza ma per un atto di speranza. Noi non riusciamo a perdonare di cuore. La nostra pace tante volte assomiglia alla tregua di due contendenti che si fermano a riprendere fiato. Tante volte noi perdoniamo, ma conserviamo le offese come munizioni pronte per la prossima contesa. Perdonare di cuore implica una purificazione, una verginità della memoria. (Ermes Ronchi)

Perdonare non è dimenticare, perdonare è nonostante il passato, vedere di nuovo insieme il futuro.