spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Articoli con tag ‘Enzo Bianchi’

Non ti lasciamo più andare via


Dal Vangelo di oggi (Mt 28,8-15)

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Amare Gesù è amare la resurrezione, credere Gesù è credere la resurrezione, sperare Gesù è sperare la resurrezione. La resurrezione è solo questione di accoglienza di una parola, accoglienza che avviene nell’amore. Potremmo dire che la resurrezione è solo una questione di amore: non risponde a nessun processo, neanche al processo esegetico, intellettuale di interpretazione delle Scritture.

(Enzo Bianchi)

E gli abbracciarono i piedi…

Questo è un gesto d’amore, ritrovare qualcuno che si era perso… e abbracciarlo talmente tanto da non volerlo più fare scappare. Bloccargli i piedi…dirgli adesso che sei qui rimani con noi.
Gesù però vuole che il nostro essere con Lui, sia essere con Lui per gli altri! Ecco allora il comando: andate ad annunciare!

Cristo è Risorto! Allelluia Alleuia Alleluia!

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Il credente


Il credente non è l’uomo convinto da un ragionamento, ma vinto da una Presenza.

(Enzo Bianchi)

Il mio ragionamento è che devo lasciarti spazio nel mio limite, per accogliere il Tuo infinito.
So che non potrò mai arrivare a Te, ma so anche che Tu puoi arrivare a me!

Occasione di felicità


Le beatitudini radicano saldamente nel presente coloro che le ascoltano, aprendoli nel contempo ad un futuro di speranza, vengono cioè indirizzate a persone che sono in condizioni umane di prova, di difficoltà, di contraddizione vissuta: è in tale stato che essi scoprono di essere destinatari di un’azione di Dio, la quale è già oggi occasione di felicità. (Enzo Bianchi)

Nel momento più tremendo della mia infelicità, Gesù si fa presente con l’occasione ghiotta di una felicità non solo apparente, il rapporto con lui, che mi apre ad un futuro felice nel rapporto con gli altri.
Gesù bussa ogni giorno ai cuori infelici.

In-segna

Gesù, la nostra beatitudine, ci in-segna un cammino di felicità, apre tutti i giorni davanti a noi le vie della felicità cui anela ogni essere umano. (Enzo Bianchi)

Quale strada ha preparato per te?

Anche nella foresta più fitta, nel caos di una metropoli, c’è sempre una strada buona da percorrere, una strada ricca di incontri, una strada che non porta in un luogo, una strada che porta ai fratelli.

Il giorno del silenzio

Sabato Santo, tutto tace, ma niente muore.

Può apparire paradossale parlare del sabato santo perché per i cristiani è un giorno contrassegnato dal silenzio, un giorno che potrebbe apparire “tempo morto”, svuotato di senso. Anche i vangeli tacciono su questo “grande sabato”: il racconto della passione di Gesù si arresta alla sera del venerdì, all’apparire delle prime luci del sabato e riprende solo con l’alba del primo giorno della settimana, il terzo giorno, appunto. Giorno vuoto, dunque? Nella tradizione cristiana occidentale, il sabato santo è l’unico giorno senza celebrazione eucaristica, l’unico giorno restato “aliturgico”, senza celebrazioni particolari: tacciono le campane, non ci sono fiammelle accese nelle chiese spoglie, né canti… Anche la preghiera dei cristiani si fa silenziosa ed è carica soprattutto di attesa: attesa di ciò che muterà profondamente ogni cosa, ogni storia. Certo, sappiamo bene che la Pasqua è un evento avvenuto ephápax , “una volta per tutte”, il 9 aprile dell’anno 30 della nostra era, sappiamo che Cristo ormai risorto non muore più, siamo consapevoli di non celebrare un mistero ciclico come facevano i pagani… E tuttavia siamo chiamati a vivere questo giorno cogliendone il messaggio proprio: lo viviamo nella fede che il Signore crocifisso è vivente in mezzo a noi ma, discernendo all’interno del triduo pasquale il secondo giorno come giorno di silenzio, di attesa, del non detto, noi assumiamo una dimensione che ci abita sempre e che alcune volte – nella vita nostra, o degli altri o di interi popoli – è la dimensione durevole, non momentanea, non passeggera. (Enzo Bianchi)

Silenzio non è assenza, è presenza da attendere, è Parola da desiderare… il Silenzio del Sabato Santo non parla di morte, ci prepara alla vita: la vita vera, la vita che non finisce, il silenzio di oggi parla di vita eterna!