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Educare i giovani


Ho passato un momento di depressione perché mi pareva che tutti i ragazzi mi crollassero da tutte le parti e che non ci fosse più da fidarsi di nessuno, poi mi è passato subito. Non si può fare l’educatore e non fidarsi. Prima di tutto perché è un obbligo morale, un impegno verso i ragazzi e un’onestà davanti a Dio, perché anche l’educatore ha da farsi perdonare cioè da pretendere un’infinita fiducia che si rinnova a bischero sciolto anche quando tutte le prove sarebbero contro. E poi perché un educatore ha sempre delle soddisfazioni piccole o grandi e sa vedere i segni di speranza e di onestà dove gli altri non vedono. Prenderlo in tasca è il suo destino e il suo dovere, ma non sempre, qualche volta lo prendono in tasca gli altri e il ragazzo malvisto da tutti si rivela un gran galantuomo, un uomo adulto generoso e leale. Tanto più che spesso il tempo gioca a favore dell’educatore perché, crescendo, il ragazzo è più facile che faccia meno ragazzate, e non di più.

(Don Lorenzo Milani)

Un buon pugile, non è colui che è solo bravo ad attaccare, ma colui che riesce ad incassare senza cadere.

Un educatore e tanto più bravo quando riesce ad incassare una sconfitta, una sbandata da parte dei giovani che cura con amore, senza intristirsi troppo, senza deprimersi, senza gettare la spugna, ma con la forza di rimanere! di non scappare quando tutto va storto… i giovani vedranno che nonostante le loro cadute, i loro fallimenti, tu sia ancora lì ad aspettare un loro cambiamento, un loro passo verso il bene. I giovani hanno proprio bisogno di qualcuno che scommetta su di loro, quando nessuno lo farebbe mai.

L’ho imparato sulla mia pelle, ed ho capito che è troppo importante per chi si cura dei giovani, saper incassare! Saper rimanere in piedi…

Si rimane in piedi, quando nonostante tutto, si continua ad amare!

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Sopravvivere all’adolescenza dei figli


Quanti genitori, vengono a confidarmi l’estrema fatica, le delusioni e l’incapacità di relazionarsi con propri figli in età adolescenziale.

Molti vedono questo momento faticoso come un fallimento… l’unica soluzione è continuare ad amare! E soprattutto dimostrare questo amore anche quando non viene accolto.

Mi viene in mente Maria che non è scappata davanti alle difficoltà, alle incomprensioni ed è rimasta accanto a Gesù fino alla fine, fino a lacerarsi il cuore.

Adolescenza è instabilità, quelli che non devono cadere e vacillare sono gli adulti. Il compito più importante è quello di rimanere stabili, di esserci! Di non fuggire la fatica di un amore a senso unico, di un amore non riconosciuto e continuare sempre ad educare al bene, ai valori alti, mai scendere a compromessi.

Oggi condivido con voi una lettera che ha scritto una psicologa e scrittrice statunitense, che si mette nei panni di un figlio adolescente, molto interessante!

Caro Genitore,
Questa è la lettera che vorrei poterti scrivere.
Questo conflitto in cui siamo, ora. Ne ho bisogno. Ho bisogno di questa lotta. Non te lo posso dire perché non ho il lessico per farlo e comunque non avrebbe senso quello che direi. Ma ho bisogno di questa lotta. Disperatamente. Ho bisogno di odiarti ora, e ho bisogno che tu sopravviva a questo odio. Ho bisogno che tu sopravviva al mio odiare te, e al tuo odiare me. Ho bisogno di questo conflitto anche se pure io lo detesto. Non importa neanche su cosa stiamo litigando: l’ora di rientro a casa, i compiti, i panni sporchi, la mia stanza incasinata, uscire, restare a casa, andare via di casa, vivere in famiglia, ragazzo, ragazza, non avere amici, avere cattivi amici. Non importa. Ho bisogno di lottare con te su queste cose e ho bisogno che tu lo faccia con me.
Ho disperatamente bisogno che tu mantenga l’altro capo della corda. Che ti ci aggrappi forte mentre io strattono il capo dalla mia parte, mentre cerco di trovare appigli per vivere questo mondo nuovo cui sento di affacciarmi. Prima sapevo chi fossi io, chi fossi tu, chi fossimo noi. Ma ora, non lo so più. In questo momento sto cercando i miei confini, e a volte riesco a trovarli solo quando tiro questa fune. Quando spingo tutto quello che conoscevo al suo limite. Allora io mi sento di esistere, e per un minuto riesco a respirare. E lo so che ti manca tantissimo il bambino dolce che ero. Lo so, perché manca anche a me quel bambino, e a volte questa nostalgia è quello che rende tutto doloroso per me al momento.
Ho bisogno di questa lotta e ho bisogno di vedere che, non importa quanto tremendi o esagerati i miei sentimenti siano, non distruggeranno me, né te. Ho bisogno che tu mi ami anche quando sono pessimo, anche quando sembra che io non ti ami. Ho bisogno che tu ami te stesso, e me, che tu ci ami entrambi e per conto di tutti e due. Lo so che fa male essere antipatici, avere etichette di quello marcio. Anche io provo la stessa cosa dentro, ma ho bisogno che tu lo tolleri, e che ti faccia aiutare da altri adulti per farlo. Perché io non posso in questo momento. Se vuoi stare insieme ai tuoi amici adulti e fare un “gruppo-di-mutuo-supporto-per-sopravvivere-al-tuo-adolescente”, fa’ pure. O parlare di me alle mie spalle, non ho problemi. Basta che non rinunci a me, che non rinunci a questo conflitto. Ne ho bisogno.
Questo è il conflitto che mi insegnerà che la mia ombra non è più grande della mia luce. Questo è il conflitto che mi insegnerà che i sentimenti negativi non significano la fine di una relazione. Questo è il conflitto che mi insegnerà come ascoltare me stesso, anche quando sono una delusione per gli altri.
E questo conflitto particolare, finirà. Come ogni tempesta, sarà spazzata via. E io dimenticherò, e tu dimenticherai. E poi tornerà da capo. E io avrò bisogno che tu regga la corda di nuovo. Di nuovo e di nuovo, per anni.
Lo so che non c’è nulla di intrinsecamente soddisfacente in questa situazione per te. Lo so che probabilmente non ti ringrazierò mai per questo, o neanche te ne darò credito. Anzi probabilmente ti criticherò per tutto questo duro lavoro. Sembrerà che niente che tu faccia sia mai abbastanza. Eppure, io faccio affidamento interamente sulla tua capacità di restare in questo conflitto. Non importa quanto io polemizzi, non importa quanto io mi lamenti. Non importa quanto mi chiuda in silenzio.
Per favore, resta dall’altro capo della fune. E lo so che stai facendo il lavoro più importante che qualcuno possa mai fare per me in questo momento.
Con amore, il tuo teenager.
Gretchen L. Schmelzer

Don Bosco

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In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare.

(San Giovanni Bosco)

Un educatore deve spendere tutte le energie possibili, anche di fronte al giovane più impenetrabile al bene.

L’unico strumento educativo che possediamo è l’amore. L’amore fa vibrare il cuore di chi lo riceve.

Don Bosco prega per tutti i giovani del mondo, perché si aprano al bene, perché realizzino il disegno che Dio ha pensato per ognuno di loro.

Viva Don Bosco!

Educare è costruire


Oggi la Chiesa ricorda il Beato Don Carlo Gnocchi.

Se costruire bisogna, la prima e fondamentale di tutte le costruzioni è quella dell’uomo.
(Don Gnocchi)

Educare è un compito d’amore


L’educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo di esseri nuovi, di giovani. Nell’educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balìa di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione d’intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d’imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti. (Hannah Arendt)

L’educazione deve scaturire dal cuore, se getti la spugna nel campo educativo, hai scelto di smettere di amare quella persona. L’educazione è il compito più impegnativo che doniamo ai nostri giovani, ai nostri figli…

Se dovete scegliere dove spendere le vostre energie, scegliete la strada dell’educare.

Ricordatevi che senza amore è impossibile educare.

Educare non è formare burattini che eseguono i nostri comandi, educare è formare persone libere, che scelgono di vivere una vita buona, bella e giusta.

Accendere un fuoco


“Educare non è riempire un secchio ma accendere un fuoco”.
(William Butler Yeats)

Ringrazio il Signore perché nella mia vita mai sono mancate quelle persone che con il loro carisma hanno acceso il mio cuore… persone semplici… persone ricche di quella fede viva…che come una scintilla accendeva i cuori di chi incrociava i loro sguardi.

Educare i figli


Educare i figli è come tenere in mano una saponetta bagnata:
se la stringi troppo schizza via;
Se la stringi poco, non la tieni in mano.
Educare è come costruire un capolavoro di equilibrio!
Educare è come insegnare ad andare in bicicletta: il bambino ha bisogno di essere sorretto e al tempo stesso di essere libero .
Come la lavanda diventa fieno se le togli il profumo,
così l’educazione diventa allevamento se le togli i valori .

(Pino Pellegrino)

Educare i figli è un capolavoro di equilibrio, si sta in piedi se il terreno su cui camminiamo è ricco di valori buoni.

Un giorno chiesi ad un equilibrista se mi svelava il segreto, per riuscire a camminare sulla fune senza cadere. Lui mi rispose: Devi concentrarti su un punto fisso e continuare a guardarlo fino alla fine.

Qual’è il punto fisso che prendi come riferimento?