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Pellegrini a Rimini, sulle orme di don Oreste


Questa mattina presto con una cinquantina di ragazzi della mia parrocchia e trecento giovani provenienti dalle parrocchie della mia diocesi siamo partiti: destinazione Rimini.

Cosa va a fare un gruppo di giovani a Rimini? A conoscere la bellissima realtà dell’Associazione Papa Giovanni XXIII.

Torneremo sicuramente più ricchi, perché vedremo con i nostri occhi, la potenza dell’amore, che si cura del fratello bisognoso.

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è un’associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio.
Fondata nel 1968 da don Oreste Benzi è impegnata da allora, concretamente e con continuità, per contrastare l’emarginazione e la povertà. La Comunità lega la propria vita a quella dei poveri e degli oppressi e vive con loro, 24 ore su 24, facendo crescere il rapporto con Cristo perché solo chi sa stare in ginocchio può stare in piedi accanto ai poveri.
La condivisione diretta con gli emarginati, i rifiutati, i disprezzati è una strada scomoda, che obbliga a non chiudere gli occhi sulle ingiustizie. Una strada che una volta intrapresa affascina, cattura, conduce ad abbandonare i falsi miti che troppo spesso portano all’infelicità.

Oggi la Comunità siede a tavola, ogni giorno, con oltre 41 mila persone nel mondo, grazie a più di 500 realtà di condivisione tra case famiglia, mense per i poveri, centri di accoglienza, comunità terapeutiche, Capanne di Betlemme per i senzatetto, famiglie aperte e case di preghiera. La Comunità opera anche attraverso progetti di emergenza umanitaria e di cooperazione allo sviluppo, ed è presente nelle zone di conflitto con un proprio corpo nonviolento di pace, “Operazione Colomba”.

Siamo una grande famiglia in cui chi viene accolto e amato si sente protagonista:
nelle case famiglia presenti in tutto il mondo, nelle comunità terapeutiche, nelle cooperative sociali, nelle case d’accoglienza per i senzatetto, nelle case di preghiera e fraternità.
Qui giovani, uomini e donne sposati, consacrati laici, sacerdoti, scelgono di condividere la vita con i più poveri.
Per non lasciare più soffrire nessuno in solitudine e sentire che il Signore ci chiama tutti a
percorrere lo stesso cammino di giustizia e santificazione, per mettere la spalla sotto la croce del fratello
e portarla insieme cercando di rimuovere le cause dell’ingiustizia.

(Giovanni Ramonda)

Dal 2006 APG23 siede alle Nazioni Unite con lo Status di Consultative Special nell’Ecosoc (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), facendosi portavoce degli ultimi del mondo laddove i leader internazionali prendono le decisioni sulle sorti dell’umanità.
Grazie alla forza dei suoi membri, dei volontari e di chi la sostiene la Comunità Papa Giovanni XXIII porta avanti il grande progetto di solidarietà di don Oreste: essere famiglia con chi non ce l’ha. link

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Noi


Nell’ottica dell’amore l’io e il tu vengono superati nel noi
e il mio e il tuo vengono superati dal nostro.
(Don Oreste Benzi)

Don Oreste Benzi


Ieri era il decimo anniversario di morte di un santo prete: Don Oreste Benzi. Oggi condivido con voi il suo testamento spirituale che ci aiuta nella meditazione di questi giorni appena vissuti.

Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicina dirà: “E’ morto”. In realtà, è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste, perché appena chiudo gli occhi a questa terra, mi apro all’infinito di Dio. Noi lo vedremo, come ci dice Paolo, a faccia a faccia, così come Egli è (1Cor13,12). E si attuerà quella parola che la Sapienza dice al capitolo 3: “Dio ha creato l’uomo immortale, per l’immortalità, secondo la sua natura l’ha creato”. Dentro di noi, quindi, c’è già l’immortalità per cui la morte non è altro che lo sbocciare per sempre della mia identità, del mio essere con Dio. La morte è il momento dell’abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo, nel cuore di ogni creatura.

La morte non esiste


Dal Vangelo di oggi (Gv 20,11-18)

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Donna perché piangi?

Molte volte è davvero dura doversi separare da chi amiamo, solo uno sguardo profondo di fiducia nel Signore ci aiuta a capire che la morte non separa affatto!
Penso a tutte le persone che piangono… perché una persona cara non c’è più. Voglio condividere con loro questo bellissimo pensiero di Don Oreste, perché possano essere un po’ consolate, perché queste parole possano almeno asciugare un po’ queste lacrime di dolore, che pesano sul cuore.

Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all’infinito di Dio. Noi lo vedremo, come ci dice Paolo, faccia a faccia, così come Egli è (1Cor 13,12). E si attuerà quella parola che la sapienza dice al capitolo 3: Dio ha creato l’uomo immortale, per l’immortalità, secondo la sua natura l’ha creato. Dentro di noi, quindi, c’è già l’immortalità, per cui la morte non è altro che lo sbocciare per sempre della mia identità, del mio essere con Dio. La morte è il momento dell’abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo, nel cuore di ogni creatura.

(Don Oreste Benzi)

Dove c’è il male, piantaci il bene


La giustizia consiste nella relazione d’amore con Dio
e nell’ascoltarlo. Giustizia è riportare tutte le cose al loro senso,
liberandole dalla schiavitù della corruzione.

Dove c’è il male piantaci il bene.

(Don Oreste Benzi)

Dacci la forza e il coraggio di non arrenderci al male… aiutaci a seminare il bene per sconfiggere insieme a Te il male che opprime la nostra Terra, tuo meraviglioso dono.

Chi serve i poveri, incontra Cristo


Il Signore ci ha fatto incontrare i poveri

e i poveri ci hanno fatto incontrare il Signore.

(Don Oreste Benzi)

I poveri non possiamo sceglierli, sono loro a scegliere noi, noi possiamo scegliere di servirli, se abbiamo scelto di servire il Signore.

Grazie

Il grazie è abituale sulle labbra di chi non si sente padrone di nulla e comprende                                     che nulla di ciò che ha è suo. (Don Oreste Benzi)

Quant’è vero Signore, chi ha sempre tutto e subito, è meno abituato a ringraziare. È più abituato a pretendere.

Ogni sera ricordarmi di ringraziarti, perché tutto ciò che ho è un tuo dono!

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