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Un abbraccio dalla croce

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Essere in croce è ciò che Dio deve nel suo amore all’uomo che è in croce. L’amore conosce molti doveri, ma il primo di questi doveri è di essere con l’amato. Solo un Dio sale sulla croce ed entra nella morte perché nella morte entra ogni suo amato. Qualsiasi altro gesto ci avrebbe confermato in una falsa idea di Dio. Solo la croce toglie ogni dubbio. Qualunque uomo, qualunque re, se potesse, scenderebbe dalla croce. Solo un Dio non scende dal legno. La croce è l’abisso dove Dio diviene l’amante, genesi perfetta di Dio fra gli uomini. […] Le braccia di Gesù, inchiodate e distese in un abbraccio che non può rinnegarsi, sono le porte dell’Eden spalancate per sempre, sono cuore dilatato fino a lacerarsi molto prima del colpo di lancia, sono accoglienza di ogni creatura, alleanza con tutto ciò che vive: genesi dell’uomo in Dio. Perché l’amato nasce dalle ferite del cuore di chi lo ama. L’uomo nasce dal cuore trafitto del suo Creatore. E capisce che la vita non è possesso o rapina, ma dono di sé; che Dio e la vita sono dono reciproco di sé. Allora la croce è davvero la gloria di Dio, l’ora gloriosa della vita.
(Ermes Ronchi)

Contemplare la croce, è riconoscere che Gesù è venuto a cercarmi nell’abisso più profondo della mia fragilità, perché per Dio non sono uno qualunque. Sono colui che egli ha scelto di amare fino alla fine. Perché questo amore non abbia mai fine.

Il crocifisso rappresenta tutti

Esaltazione della Santa Croce

Perché questa festa?

Perché ricordare la croce, strumento di morte?

Perché per noi cristiani, la croce ha un significato profondo: L’amore di Cristo per noi!

La croce per noi non rappresenta una sconfitta perché è lo strumento che ha reso possibile la vittoria di Cristo sulla morte!

La croce è simbolo solo per noi cristiani?

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione.
Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo
l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La rivoluzione
cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo?
Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O
vogliamo smettere di dire così?
Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La
corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta
in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri
segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può
essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato
ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo cancella
l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.
Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e
martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e
di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li
rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo
nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e
poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno
prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare
la solidarietà tra gli uomini.
Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è
accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa
sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo
forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero.
Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o
quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.
Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano
parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento
della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Natalia Ginzburg

Davanti al crocifisso

Il crocifisso è l’icona più vera. Porta sulla terra il potere di Dio: quello di servire, non di asservire; quello di salvare, non di giudicare; quello di dare la vita, non di toglierla. Il crocifisso porta l’immagine vera dell’uomo.

Vero uomo è lui, capace del dono supremo, fratello di ognuno, che muore ostinatamente amando, gridando forte a Dio tutta la sua pena, ma per mettersi nelle sue mani.

Ermes Maria Ronchi

Davanti al crocifisso contemplo il miracolo dell’Amore di Dio che serve, salva e da la vita!