spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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La grandezza di Dio


Questa notte io fui assorbito dalla meditazione della natura. Ammiravo il numero, la disposizione, la corsa di quei globi innumerevoli. Ma ammiravo ancor più l’Intelligenza infinita che presiede a questo vasto meccanismo. Dicevo a me stesso: Bisogna essere ben ciechi per non restare estasiati a questo spettacolo, sciocchi per non riconoscerne l’Autore, pazzi per non adorarlo. L’uomo che non ammette Dio è un pazzo.

Newton (matematico e fisico, 1643 – 1723)

La natura ci svela la grandezza infinita di Dio.

Detto Fatto


Oggi nella mia parrocchia e in tantissime altre inizia il centro estivo, vivere insieme un pezzo d’estate e cogliere l’occasione per far passare alcuni valori importanti. L’occasione di dare a tanti giovani la possibilità di donare il proprio tempo ai più piccoli. Da anni scegliamo di farci guidare dal sussidio della Fom (Federazione oratori milanesi), che quest’anno ha scelto come tema la creazione! Per scoprire la bellezza e il dono grande che Dio ci ha fatto. Un dono da custodire con tutto l’impegno possibile. Un orizzonte di pensiero capace di riconoscere e assumere la prospettiva del dono come ci suggerisce Don Samuele Marelli. Condivido con voi le sue parole che ci spiegano la scelta del tema di quest’anno.

Buon cammino a tutti.

Quest’anno vogliamo partire dall’inizio. La vita dell’uomo è costituita da un susseguirsi ininterrotto di inizi, ciascuno dei quali racchiude una grazia particolare. Ogni inizio è frutto di altri inizi, tranne uno. Solo questo inizio è anteprima originaria, poiché costituisce l’inizio degli inizi, in quanto ha precedenza assoluta: la creazione.
Tornare all’origine non vuol dire semplicemente operare un esercizio di memoria; significa invece rinvenire più profondamente il senso vero di tutto ciò che esiste. All’inizio non sta il caos o il caso, la confusione o il disordine. La creazione è anzitutto opera di distinzione, cioè di ordine e armonia, bellezza e significato, libertà e ragione.
La scelta di partire dalla creazione comporta l’assunzione di un orizzonte di pensiero capace di riconoscere e assumere la prospettiva del dono. All’inizio di tutto sta il dono gratuito ed eccedente della libera iniziativa di Dio, del suo amore creatore. L’inizio ci viene così consegnato, non dipende da noi, non è merito nostro. Siamo sempre preceduti e avvolti da questo mistero d’amore che è il disegno di bene che Dio ha su di noi.
Il nostro Dio non è geloso di se stesso. Egli vuole invece rendere partecipe l’uomo della sua essenza divina, attraverso la sua stessa natura e mediante le cose create. Così egli comunica alle creature tutte qualche raggio della sua verità, della sua bontà e della sua bellezza.
Tenere sullo sfondo del prossimo Oratorio estivo il racconto della creazione significa allora invitare i ragazzi a condividere uno sguardo, accogliere una benedizione e adempiere un compito.
C’è anzitutto uno sguardo da condividere. È lo sguardo stesso di Dio, pieno di stupore e ammirazione per la sua opera: Egli «vide che era cosa buona». Questa espressione torna insistentemente quasi come un ritornello al termine di ogni giornata. Anche noi siamo chiamati a partecipare a questo sguardo di Dio, capace non solo di riconoscere il bene ma anche di stupirsi e compiacersi della creazione.
C’è poi una benedizione da accogliere. È quella che Dio riserva all’uomo e a tutti gli esseri viventi. Tale benedizione è legata alla fecondità, cioè al privilegio di partecipare all’opera creatrice di Dio trasmettendo la vita ad altre creature. Tale benedizione è segno eloquente della grande fiducia di Dio nei confronti delle creature, tanto da associarle al compimento del suo disegno d’amore.
Infine, la creazione costituisce un invito per l’uomo ad adempiere un compito, quello che Dio identifica come “dominio”. La creazione è pensata e realizzata da Dio in vista dell’uomo che è il vertice della creazione. Per questo egli deve dominarla, esercitando una sovranità che si dispieghi attraverso una custodia attenta e una cura premurosa della casa comune di tutti gli uomini che è il creato.
In questo percorso attraverso i giorni della creazione saremo accompagnati dalla figura di san Francesco d’Assisi, definito da Papa Francesco nell’enciclica «Laudato si’» come «un esempio bello e motivante». Egli costituisce un luminoso esempio di ecologia integrale, anche mediante la sua spiccata propensione a riconoscere nella natura l’impronta del creatore.

(Don Samuele Marelli)
(Direttore della Fondazione Oratori Milanesi)

oratorioestivo.it

L’opera delle Tue mani


La natura è un’opera d’arte… O Dio, grande artista del mondo!

Io stupìto ammiro le opere delle tue mani

Eberhard Dennert (botanico, 1861 – 1924)

Quando ci apriamo alla bellezza della natura incontaminata, sappiamo che solo Dio ha potuto rendere tutto così bello e armonico… l’uomo deve solo custodire questo grande tesoro.

Purtroppo però molte volte per inseguire un tesoro fatto di soldi e potere, non custodiamo la bellezza del mondo che Dio ci ha donato.

L’opera delle Tue mani


Ti ringrazio, o mio Creatore e Signore, di tutte le gioie che mi hai fatto gustare nell’estasi in cui mi ha rapito la contemplazione delle opere delle tue mani.
Keplero (astronomo, 1571 – 1630)

Più scopri il mondo più intuisci la grandezza di Colui che l’ha creato.

Custodire la bellezza


L’uomo talvolta crede di essere stato creato per dominare, per dirigere. Ma si sbaglia. Egli è solamente parte del tutto. La sua funzione non è quella di sfruttare, bensì è quella di sorvegliare, di essere un amministratore. L’uomo non ha nè potere, nè privilegi. Ha solamente responsabilità.

(Orens Lyons, Onondaga)

Dobbiamo davvero renderci conto, quanto sia importante il nostro contributo a restituire il mondo come Dio ce l’ha donato.
Uno spunto dall’enciclica di Papa Francesco, per stimolare più attenzione alla responsabilità che abbiamo nei confronti della Creazione.
Noi non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data. Ciò consente di rispondere a un’accusa lanciata contro il pensiero ebraico-cristiano: è stato detto che, a partire dal racconto della Genesi che invita a soggiogare la terra (cfr Gen 1,28), verrebbe favorito lo sfruttamento selvaggio della natura presentando un’immagine dell’essere umano come dominatore e distruttore. Questa non è una corretta interpretazione della Bibbia come la intende la Chiesa. Anche se è vero che qualche volta i cristiani hanno interpretato le Scritture in modo non corretto, oggi dobbiamo rifiutare con forza che dal fatto di essere creati a immagine di Dio e dal mandato di soggiogare la terra si possa dedurre un dominio assoluto sulle altre creature. È importante leggere i testi biblici nel loro contesto, con una giusta ermeneutica, e ricordare che essi ci invitano a «coltivare e custodire» il giardino del mondo (cfr Gen 2,15). Mentre «coltivare» significa arare o lavorare un terreno, «custodire» vuol dire proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. Ciò implica una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura. Ogni comunità può prendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelarla e garantire la continuità della sua fertilità per le generazioni future. In definitiva, «del Signore è la terra» (Sal 24,1), a Lui appartiene «la terra e quanto essa contiene» (Dt 10,14). Perciò Dio nega ogni pretesa di proprietà assoluta: «Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e ospiti» (Lv 25,23).  (Laudato sì, 67)