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L’anello di una catena


La mia riuscita non significa vittoria mia, ma vittoria di tutto un partito di amici, stretti l’un l’altro. Oggi l’individuo non ha più alcuna probabilità di successo, se non quando avrà compreso che deve fare parte di una catena, il suo merito consiste solo nel sapere scegliere la catena, di cui deve divenire un anello.
(San Giuseppe Moscati)

E tu di quale catena vuoi essere l’anello?

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Francesco

Domani 13 Marzo ricorre l’anniversario dell’elezione del cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio con il nome di Francesco. La fumata bianca è stata  alle 19.06, seguita dal rintocco delle campane.

 
Era il 2013 e già la scelta del nome, aveva incuriosito tutti. Una scelta che sicuramente ha dato direzione ai passi che Papa Francesco sta facendo per una Chiesa rinnovata, per un Chiesa più vicina alla gente, per una Chiesa povera per i poveri!

Alcuni non sapevano perché il Vescovo di Roma ha voluto chiamarsi Francesco. Alcuni pensavano a Francesco Saverio, a Francesco di Sales, anche a Francesco d’Assisi. Io vi racconterò la storia. Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico, un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. E’ per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!

 (Papa Francesco)

Grazie Papa Francesco il Signore ti sostenga sempre!

Il progetto di Dio su noi è un capolavoro!

Diciamo così: Dio è il pittore,
la nostra fede è la pittura,
i colori sono la parola di Dio,
il pennello è la Chiesa.

San Francesco di Sales

PRIMA LETTURA ( 1 Cor 12-12-30)

Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito. E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

VANGELO (Lc 1,1-4; 4, 14-21)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Oggi la Chiesa fa memoria di San Francesco di Sales, per meditare la Parola di Dio di questa III Domenica del Tempo ordinario, mi lascio guidare da un suo bellissimo pensiero: Dio è il pittore, la nostra fede è la pittura, i colori sono la Parola di Dio, il pennello è la Chiesa.

Dio è il pittore: colui che ha pensato al capolavoro della nostra vita, Gesù, Dio fatto uomo, porta a compimento le promesse del Padre, e inserisce nel capolavoro della vita tutti, nessun escluso. Nessun pennello è inutile nel disegno che Dio ha pensato per l’umanità (ciechi, zoppi, oppressi, prigionieri).

Gli scarti della società, per Gesù diventano la prima scelta a servizio del suo capolavoro.

La nostra fede è la pittura: la sostanza che da vita al progetto è la fede, che ci inserisce nel piano spirituale, dove tutti siamo uguali(ma con doni diversi da mettere a disposizione), dove l’impossibile diventa possibile, dove le promesse sono mantenute. Senza pittura è impossibile collaborare al progetto di Dio.

I colori sono la Parola di Dio: è la Parola che rende viva la pittura (fede), è la parola a mostrarci i colori più belli del nostro capolavoro, è la Parola che permette al Pittore(Dio) di esprimersi. Quella Parola che da sempre raduna spontaneamente coloro che hanno voglia di nutrirsi dell’amore di Dio.

Il pennello è la Chiesa: il nostro compito è proprio quello di metterci a servizio di Dio, siamo nelle sue mani, ognuno di noi ha un compito preciso e nessuno è escluso dalla responsabilità di contribuire a questo grande Capolavoro che è la nostra vita intrecciata con la vita di tutti i nostri fratelli.

Una mamma in più

Una mamma non si limita a dare la vita, ma con grande cura aiuta i suoi figli a crescere, dà loro il latte, li nutre, insegna il cammino della vita, li accompagna sempre con le sue attenzioni, con il suo affetto, con il suo amore, anche quando sono grandi. E in questo sa anche correggere, perdonare, comprendere, sa essere vicina nella malattia, nella sofferenza. In una parola, una buona mamma aiuta i figli a uscire da se stessi, a non rimanere comodamente sotto le ali materne, come una covata di pulcini sta sotto le ali della chioccia. La Chiesa come buona madre fa la stessa cosa: accompagna la nostra crescita trasmettendo la Parola di Dio, che è una luce che ci indica il cammino della vita cristiana; amministrando i Sacramenti. Ci nutre con l’Eucaristia, ci porta il perdono di Dio attraverso il Sacramento della Penitenza, ci sostiene nel momento della malattia con l’Unzione degli infermi. La Chiesa ci accompagna in tutta la nostra vita di fede, in tutta la nostra vita cristiana. Possiamo farci allora delle altre domande: che rapporto ho io con la Chiesa? La sento come madre che mi aiuta a crescere da cristiano? Partecipo alla vita della Chiesa, mi sento parte di essa? Il mio rapporto è un rapporto formale o è vitale? (Papa Francesco)

Che bello avere tre mamme: la mamma del cielo Maria, la nostra mamma e la mamma di tutti noi cristiani, la Chiesa!

Un Dio Trinità, non poteva che donarci tre mamme! Grazie mille, aiutami ad essere sempre un buon figlio.