spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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Pellegrini in Terra Santa


Questa mattina con un bel gruppo di giovani della parrocchia partiamo per il pellegrinaggio in Terra Santa.

Mentre le feste indicano che la vita è in cammino verso Dio, le processioni, i pellegrinaggi ci portano fuori dal ritmo abituale, ci fanno comprendere che non siamo legati alle condizioni normali dell’esistenza ma che abbiamo spazi di libertà, che possiamo consacrare le nostra vita a Dio, possiamo indirizzarla a Lui, così come un pellegrinaggio è indirizzato al suo termine.

(Card. Martini)

 

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XV Domenica del Tempo Ordinario (C)


Un passo che mi avvicina

Dal Vangelo di oggi (Lc 10,25-37)

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Il prossimo non è qualcosa che esiste già. Prossimo si diventa. Prossimo non è colui che ha già con me rapporti di sangue, di razza, di affari, di affinità psicologica. Prossimo divento io stesso nell’atto in cui, davanti a una persona, anche davanti al forestiero e al nemico, decido di fare un passo che mi avvicina, che mi approssima. (Carlo Maria Martini)

Tanti passi compiamo nella nostra vita…

Quanti ci avvicinano alle persone bisognose?

Educare


Educare è come seminare:
il frutto non è garantito e non è immediato,
ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto…
Educare è diventare collaboratori di Dio
perché ciascuno realizzi la sua vocazione.

(Carlo Maria Martini)

Invito agli sposi

Un bellissimo e illuminato consiglio agli sposi del Cardinal Martini. Da leggere!
Da consigliare a chi si prepara al matrimonio e a chi è già sposato.
È un po’ lungo ma ne vale la pena.

 

Invito agli Sposi

Il Signore chiama solo per rendere felici. Le possibili scelte di vita, il matrimonio e la vita consacrata, la dedizione al ministero del prete e del diacono, l’assunzione della professione come una missione possono essere un modo di vivere la vocazione cristiana se sono motivate dall’amore e non dall’egoismo, se comportano una dedizione definitiva, se il criterio e lo stile della vita quotidiana è quello del Vangelo.

La prima è quella di essere marito e moglie, papà e mamma. L’inerzia della vita con le sue frenesie e le sue noie, il logorio della convivenza, il fatto che ciascuno sia prima o poi una delusione per l’altro quando emergono e si irrigidiscono difetti e cattiverie, tutto questo finisce per far dimenticare la benedizione del volersi bene, del vivere insieme, del mettere al mondo i figli e introdurli nella vita. L’amore che ha persuaso al matrimonio non si riduce all’emozione di una stagione un po’ euforica, non è solo un’attrazione che il tempo consuma. L’amore sponsale è vocazione: nel volersi bene, marito e moglie possono riconoscere la chiamata del Signore.

Il matrimonio non è solo la decisione di un uomo e di una donna: è la grazia che attrae due persone mature, consapevoli, contente, a dare un volto definitivo alla propria libertà. Il volto di due persone che si amano rivela qualcosa del mistero di Dio. Vorrei pertanto invitare a custodire la bellezza dell’amore sponsale e a perseverare in questa vocazione: ne deriva tutta una concezione della vita che incoraggia la fedeltà, consente di sostenere le prove, le delusioni, aiuta ad attraversare le eventuali crisi senza ritenerle irrimediabili.

Chi vive il suo matrimonio come una vocazione professa la sua fede: non si tratta solo di rapporti umani che possono essere motivo di felicità o di tormento, si tratta di attraversare i giorni con la certezza della presenza del Signore, con l’umile pazienza di prendere ogni giorno la propria croce, con la fierezza di poter far fronte, per grazia di Dio, alle responsabilità. Non sempre gli impegni professionali, gli adempimenti di famiglia, le condizioni di salute, il contesto in cui si vive, aiutano a vedere con lucidità la bellezza e la grandezza di questa vocazione. È necessario reagire all’inerzia indotta dalla vita quotidiana e volere tenacemente anche momenti di libertà, di serenità, di preghiera.

Invito pertanto a pregare insieme: una preghiera semplice per ringraziare il Signore, per chiedere la sua benedizione per sé, i figli, gli amici, la comunità: qualche Ave Maria per tutte quelle attese e quelle pene che forse non si riescono neppure a dire tra i coniugi.

Invito ad aver cura di qualche data, a distinguerla con un segno, come una visita a un santuario, una messa anche in giorno feriale, una lettera per dire quelle parole che inceppano la voce: la data del matrimonio, quella del battesimo dei figli, quella di qualche lutto familiare, tanto per fare qualche esempio.

Invito a trovare il tempo per parlare l’uno all’altro con semplicità, senza trasformare ogni punto di vista in un puntiglio, ogni divergenza in un litigio: un tempo per parlare, scambiare delle idee, riconoscere gli errori e chiedersi scusa, rallegrarsi del bene compiuto, un tempo per parlare passeggiando tranquillamente la domenica pomeriggio, senza fretta. E invito a stare per qualche tempo da soli, ciascuno per conto suo: un momento di distacco può aiutare a stare insieme meglio e più volentieri.

Invito infine gli sposi ad avere fiducia nell’incidenza della loro opera educativa: troppi genitori sono scoraggiati dall’impressione di una certa impermeabilità dei loro figli, che sono capaci di pretendere molto, ma risultano refrattari a ogni interferenza nelle loro amicizie, nei loro orari, nel loro mondo. La vocazione dei genitori a educare è benedetta da Dio: perciò occorre che essi trasformino le loro apprensioni in preghiera, meditazione, confronto pacato. Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto. Educare è una grazia che il Signore fa: occorre accoglierla con gratitudine e senso di responsabilità. Talora richiederà pazienza e amabile condiscendenza, talora fermezza e determinazione, talora, in una famiglia, capita anche di litigare e di andare a letto senza salutarsi: ma non bisogna perdersi d’animo, non c’è niente di irrimediabile per chi si lascia condurre dallo Spirito di Dio. Ed esorto ad affidare spesso i figli alla protezione di Maria, a non tralasciare una decina del rosario per ciascuno di loro, con fiducia e senza perdere la stima né di se stessi né dei propri figli. Educare è diventare collaboratori di Dio perché ciascuno realizzi la sua vocazione.

(Carlo Maria Martini)

Prossimo si diventa


Il prossimo non è qualcosa che esiste già. Prossimo si diventa. Prossimo non è colui che ha già con me rapporti di sangue, di razza, di affari, di affinità psicologica. Prossimo divento io stesso nell’atto in cui, davanti a una persona, anche davanti al forestiero e al nemico, decido di fare un passo che mi avvicina, che mi approssima.

(Carlo Maria Martini)

Aiutami Signore a fare passi che mi rendono prossimo… che io possa essere sempre vicino alle persone come hai fatto Tu.

Gesti a favore


Un gesto sarà tanto più comunicativo quanto non solo comunicherà informazioni, ma metterà in rapporto le persone.

(Card. Carlo Maria Martini)

Il gesto della croce se non mi mette in relazione col mondo, è un gesto senza significato. Col gesto della croce dico ai fratelli la mia disposizione a farmi dono per loro! Questa è la verità dell’essere cristiani.

Come Dio ha amato me così anch’io amo voi.

Festa internazionale dei bambini

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Festa Internazionale Dei Bambini: Da non confondere con la Giornata Mondiale del Bambino (20 novembre) anche se in pratica hanno lo stesso scopo. La Conferenza Mondiale di Ginevra sui diritti dell’infanzia dell’agosto del 1925 ha deciso di dedicare l’intera giornata del 1 giugno ai bambini. Lo scopo della Giornata Internazionale del Bambino è quello di attirare l’interesse pubblico sui bisogni e i diritti dei più piccoli. 
Oggi il mio pensiero è per tutti quei bambini a cui hanno rubato il diritto di una vita felice!
Il bambino trova tutto naturale e tutto grande, tutto in qualche modo molto bello, perchè lo allarga con i suoi sogni.

(Carlo Maria Martini)
Non rubiamo ai bimbi il sogno di una vita felice!

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