spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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L’amaro che avvelena il cuore

Il mezzo più efficace per raddolcire le amarezze di un misero, è farlo parlare. Parlando, egli corre subito alle sue pene e alle sue miserie, perché la lingua batte dove il dente duole; e narrando i dispiaceri, manda fuori I ‘amaro che gli avvelena il cuore.

(Don Luigi Martini)

Credo che sia importantissimo, che ci siano nel mondo persone capaci di ascolto. Perché molti cuori rimangono annegati nel dolore, nella disperazione di non sopportare una vita che spesso si fa troppo dura.

Ascoltare è uno dei gesti concreti dell’amore.

Chi non ha tempo di ascoltare, non ha tempo di amare.

Il dono più prezioso


Colui che stima il suo tempo troppo prezioso per poterlo perdere ad ascoltare gli altri, in realtà non avrà mai tempo né per Dio né per il prossimo; ne avrà soltanto per se stesso e per le proprie idee.
(Dietrich Bonhoeffer)

Il dono più prezioso che possiamo fare alle persone è ascoltarle…
A volte per ascoltare davvero le persone, le orecchie centrano poco.

Ascoltare


Dio hatti dato due orecchie et una lingua, perché tu oda più che tu non parli.
(San Bernardino da Siena)

È l’ascolto che fa di te un buon comunicatore… chi sa ascoltare impara anche le cose necessarie da dire nel modo giusto e al momento giusto!

Chi non sa ascoltare, molte volte si perde in parole inutili, parole che spesso non intercettano il bisogno di chi le ascolta.

La parte migliore

Dal Vangelo di oggi (Lc 10,38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Il servizio non deve distogliere dall’incontro con Gesù. Il Servizio scaturisce da quell’incontro, lo arricchisce!

Prima di metterti al servizio, mettiti all’ascolto della Parola e vedrai che anche il servizio assumerà un valore assai più grande.

Il dono della Parola

S.Girolamo  Caravaggio

Oggi la Chiesa venera S.Girolamo, colui che ha reso la Sacra Scrittura accessibile a molti, per le importanti traduzioni e commenti che hanno reso più comprensibile la ricchezza della Parola che da Dio ci è stata donata.

Questo è un mondo senza misura e senza gloria, perché si è perso il dono e l’uso della contemplazione… civiltà del frastuono. Tempo senza preghiera. Senza silenzio e quindi senza ascolto… E il diluvio delle nostre parole soffoca l’appassionato suono della sua Parola.
David Maria Turoldo

Il dono della Parola (con la P maiuscola) non ha niente a che vedere con il parlare, ma piuttosto con l’ascoltare. Una Parola che supera tutte le parole.

Gli occhi non ascoltano

Dal Vangelo di oggi (Gv 9,1.6-9.13-17.34-38)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Essere ciechi, non è una scusa per non essere credenti. “Io non ci credo perché non l’ho mai visto!”

Oggi il Vangelo ci racconta di Gesù che guarisce un cieco, sembra strano ma gli occhi centrano ben poco. Tutto il brano invece è centrato sull’ascolto o il non ascolto.

La prima esperienza che il cieco fa di Gesù è quella di ascoltare la sua voce “Va alla piscina di Siloe a lavarti”, certo prima gli spalma del fango negli occhi, ma l’evento che apre il cuore al cieco è proprio aver ascoltato la Parola di Gesù. Una parola che illumina, che rende liberi. Il cieco reso prigioniero dalla sua cecità, torna libero.

L’importanza dell’ascolto, viene sottolineata anche quando Gesù dice “ lo hai visto, è colui che parla con te”. Non basta vederlo, bisogna ascoltarlo.

Cieco è colui che ha chiuso gli occhi della fede, colui che non si apre alla luce della Grazia.

Concludo questa breve riflessione condividendo questo bellissimo pensiero:
Sono nata cieca. A volte sono triste, ma poi penso ai ragazzi meno fortunati di me, quelli che mi prendono in giro. A loro è andata peggio, sono nati senza cuore. [Cecilia Camellini]