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Educazione sentimentale


Un’evanescente educazione sentimentale, semplificata in sessuale (ridotta sovente a paure e contromosse: come non metterla/rimanere incinta e cosa fare se accade), lascia l’essenziale della vita in balia dell’improvvisazione e del così fan tutti. Gli adolescenti, educati dalla rete più che dai genitori, vivono l’amore come prestazione di un io debole e bisognoso di valere qualcosa, a colpi di emozioni e di mi piace. È la loro versione del precariato relazionale da app di incontri. Amare è essere scelti come trofei da caccia o scegliere a partire dalla consapevolezza di sé? Una preda attira predatori, invece libertà è avere il coraggio di non piacere a tutti i costi e di stare soli («anche solo sono completo»). Non siamo merci da bancone digitale, né alcolizzati emotivi, ma persone desiderose di amare ed essere amate stabilmente. Quando gli studenti dicono «non ho il ragazzo/a», ricordo loro che non si possiede e non si è posseduti da nessuno. Amare è scegliere l’altro, non possederlo, è «voler bene» all’altro non «voler star bene» a spese dell’altro. Per questo preferisco il vintage «sono o non sono fidanzato» all’orrendo «esco con qualcuno». Amare impegna tutta la persona, testa e cuore, anima e corpo: richiede quindi il verbo essere.

(Alessandro D’Avenia)

Solo chi capisce che l’amore è donare e non possedere, sa vivere il dono di una bella relazione.

Il cuore del cuore


Il cuore non è altro che una fila di stanze, sempre più piccole, una immette in un’altra attraverso una porta chiusa e scale che scendono. Sono in tutto sette stanze. Il cuore del cuore è la settima, la più difficile da raggiungere, ma la più luminosa perché le pareti sono di cristallo. Gioia e dolore vengono da quella stanza e sono le chiavi per entrarci. Gioia e dolore piangono le stesse lacrime, sono la madreperla della vita, e quel che conta nella vita è mantenere intatto quel pezzetto di cuore, così difficile da raggiungere, così difficile da ascoltare, così difficile da donare, perché lì è tutto vero.

(Alessandro d’Avenia)

Entrare in intimità con Dio significa lasciarlo entrare a casa Sua, nel cuore del cuore.

Così è l’amore


Così è l’amore:
accade come un dono del cielo
e poi il testimone passa a noi,
chiedendoci il coraggio e la fatica
di lasciarlo accadere,
senza paura della nostra inadeguatezza.

(Cose che nessuno sa, Alessandro D’Avenia)

L’amore è un dono dal cielo… che accade al nostro cuore quando si accorge che il modo più bello per non sprecare quel dono è donare tutta la vita all’altro, nonostante la nostra fragilità, la nostra debolezza, la nostra incapacità.

Lontani dalla perfezione

Nelle cose di questo mondo è meglio tenersi lontani dalla perfezione: la luna quando è piena comincia a calare, la frutta quando è matura cade, il cuore quando è felice già teme di perdere quella gioia, l’amore quando raggiunge l’estasi è già passato.
Solo le mancanze assicurano la bellezza, solo l’imperfezione aspira all’eternità…

(Alessandro D’Avenia)

È l’imperfezione che lascia spazio nella nostra vita a Colui che la completa.

Il silenzio di Betlemme

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La vocazione è un sussurro, raramente un terremoto, qualcosa che comincia come un seme, per dare frutto poco a poco.
(Alessandro D’Avenia)

Dal silenzio di Betlemme, la Parola è scesa sulla terra tantissimi anni fa, ma ha ancora qualcosa da dire all’uomo di oggi, la Parola semina ancora nei nostri cuori la Speranza di una vita che vale la pena di vivere, nonostante la crisi e le tenebre che piegano l’uomo.

No Photoshop


Se i simboli della felicità sono quelli del successo e della perfezione, nell’età in cui cominci a concepire il tuo progetto di felicità ti senti subito schiacciato. Invece io voglio riscoprire quello stile veramente occidentale di educazione che ci ha insegnato Socrate: conoscerci con le nostre luci e ombre. Ma oggi sembra che debbano esserci solo le luci: quelle irreali del Photoshop. La nostra unicità invece passa per i nostri limiti.
(Alessandro d’Avenia)

Proprio così… indossare una maschera che sorride, non vuol dire essere felici.

Meglio il mio volto imperfetto ma vero, che una maschera perfetta ma falsa.

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