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Sopravvivere all’adolescenza dei figli


Quanti genitori, vengono a confidarmi l’estrema fatica, le delusioni e l’incapacità di relazionarsi con propri figli in età adolescenziale.

Molti vedono questo momento faticoso come un fallimento… l’unica soluzione è continuare ad amare! E soprattutto dimostrare questo amore anche quando non viene accolto.

Mi viene in mente Maria che non è scappata davanti alle difficoltà, alle incomprensioni ed è rimasta accanto a Gesù fino alla fine, fino a lacerarsi il cuore.

Adolescenza è instabilità, quelli che non devono cadere e vacillare sono gli adulti. Il compito più importante è quello di rimanere stabili, di esserci! Di non fuggire la fatica di un amore a senso unico, di un amore non riconosciuto e continuare sempre ad educare al bene, ai valori alti, mai scendere a compromessi.

Oggi condivido con voi una lettera che ha scritto una psicologa e scrittrice statunitense, che si mette nei panni di un figlio adolescente, molto interessante!

Caro Genitore,
Questa è la lettera che vorrei poterti scrivere.
Questo conflitto in cui siamo, ora. Ne ho bisogno. Ho bisogno di questa lotta. Non te lo posso dire perché non ho il lessico per farlo e comunque non avrebbe senso quello che direi. Ma ho bisogno di questa lotta. Disperatamente. Ho bisogno di odiarti ora, e ho bisogno che tu sopravviva a questo odio. Ho bisogno che tu sopravviva al mio odiare te, e al tuo odiare me. Ho bisogno di questo conflitto anche se pure io lo detesto. Non importa neanche su cosa stiamo litigando: l’ora di rientro a casa, i compiti, i panni sporchi, la mia stanza incasinata, uscire, restare a casa, andare via di casa, vivere in famiglia, ragazzo, ragazza, non avere amici, avere cattivi amici. Non importa. Ho bisogno di lottare con te su queste cose e ho bisogno che tu lo faccia con me.
Ho disperatamente bisogno che tu mantenga l’altro capo della corda. Che ti ci aggrappi forte mentre io strattono il capo dalla mia parte, mentre cerco di trovare appigli per vivere questo mondo nuovo cui sento di affacciarmi. Prima sapevo chi fossi io, chi fossi tu, chi fossimo noi. Ma ora, non lo so più. In questo momento sto cercando i miei confini, e a volte riesco a trovarli solo quando tiro questa fune. Quando spingo tutto quello che conoscevo al suo limite. Allora io mi sento di esistere, e per un minuto riesco a respirare. E lo so che ti manca tantissimo il bambino dolce che ero. Lo so, perché manca anche a me quel bambino, e a volte questa nostalgia è quello che rende tutto doloroso per me al momento.
Ho bisogno di questa lotta e ho bisogno di vedere che, non importa quanto tremendi o esagerati i miei sentimenti siano, non distruggeranno me, né te. Ho bisogno che tu mi ami anche quando sono pessimo, anche quando sembra che io non ti ami. Ho bisogno che tu ami te stesso, e me, che tu ci ami entrambi e per conto di tutti e due. Lo so che fa male essere antipatici, avere etichette di quello marcio. Anche io provo la stessa cosa dentro, ma ho bisogno che tu lo tolleri, e che ti faccia aiutare da altri adulti per farlo. Perché io non posso in questo momento. Se vuoi stare insieme ai tuoi amici adulti e fare un “gruppo-di-mutuo-supporto-per-sopravvivere-al-tuo-adolescente”, fa’ pure. O parlare di me alle mie spalle, non ho problemi. Basta che non rinunci a me, che non rinunci a questo conflitto. Ne ho bisogno.
Questo è il conflitto che mi insegnerà che la mia ombra non è più grande della mia luce. Questo è il conflitto che mi insegnerà che i sentimenti negativi non significano la fine di una relazione. Questo è il conflitto che mi insegnerà come ascoltare me stesso, anche quando sono una delusione per gli altri.
E questo conflitto particolare, finirà. Come ogni tempesta, sarà spazzata via. E io dimenticherò, e tu dimenticherai. E poi tornerà da capo. E io avrò bisogno che tu regga la corda di nuovo. Di nuovo e di nuovo, per anni.
Lo so che non c’è nulla di intrinsecamente soddisfacente in questa situazione per te. Lo so che probabilmente non ti ringrazierò mai per questo, o neanche te ne darò credito. Anzi probabilmente ti criticherò per tutto questo duro lavoro. Sembrerà che niente che tu faccia sia mai abbastanza. Eppure, io faccio affidamento interamente sulla tua capacità di restare in questo conflitto. Non importa quanto io polemizzi, non importa quanto io mi lamenti. Non importa quanto mi chiuda in silenzio.
Per favore, resta dall’altro capo della fune. E lo so che stai facendo il lavoro più importante che qualcuno possa mai fare per me in questo momento.
Con amore, il tuo teenager.
Gretchen L. Schmelzer

Instabilità

Non chiedere all’adolescente di essere stabile, perché è caratteristica dell’adolescenza l’instabilità.
Siamo noi che dobbiamo essere stabili, perché loro possano avere un appoggio nel periodo più intenso e difficile della vita, dove iniziano le scelte più sofferte, dove si scopre l’amore, il rifiuto, dove ci si sente più liberi e autonomi…

Il problema non è l’instabilità dei giovani, ma quella di tanti adulti.

La testa contro il muro

Molte volte genitori disperati, arrabbiati, impotenti vengono a confrontarsi, a sfogarsi perché i loro figli, ne combinano di tutti i colori, non ascoltano, se li sgridi mettono il muso, sono sempre arrabbiati, alcune volte combinano guai più grossi di loro. Le prime volte anch’io mi sentivo impotente, il solo supporto che davo loro era quello dell’ascolto. Poi un giorno ci ho pensato e il primo compito di un genitore è quello di amare i propri figli, in maniera gratuità, un po’ come fa con noi Dio Padre, ci ama anche se non ricambiamo, anche se alcune volte disobbediamo. Non smette mai di educarci, di riprenderci, ma nello stesso tempo non smette mai di amarci. Allora ho detto se tuo figlio sbatte la testa contro il muro, il tuo compito è quello di fasciare le ferite, di fargli sapere che nonostante tutto, tu sei lì ad amarlo…perchè il tuo compito di genitore è innanzitutto quello. Essere quel porto sicuro dove rifugiarsi nella tempesta della vita. Quando sei genitore, ricordati che sei figlio, figlio di Dio e forse ti verrà più semplice amare, sopportare. Chi ama non conosce impotenza. Quando sembra non ci sia più niente da fare tu inizia ad amare.