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Articoli con tag ‘abitudine’

Il corpo, motore dell’amore


Le tentazioni più pericolose non sono dovute alle energiche, improvvise fiamme del desiderio, la lussuria della carne, ma alla mancanza d’entusiasmo della carne, la sua pigrizia e inerzia, la nostra tendenza a diventare creature dell’abitudine.
(Sigrid Undset)

Il nostro corpo non è un motore solo per fare l’amore, ma è il motore dell’amore!

Una carezza, un sorriso, un abbraccio, tendere la mano, stare vicino…

Succede che alcune volte il motore si grippa, perché dentro si è seccato tutto!

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Abbattere le barriere


In questo Anno Santo, potremo fare l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica. Quante situazioni di precarietà e sofferenza sono presenti nel mondo di oggi! Quante ferite sono impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e spento a causa dell’indifferenza dei popoli ricchi. In questo Giubileo ancora di più la Chiesa sarà chiamata a curare queste ferite, a lenirle con l’olio della consolazione, fasciarle con la misericordia e curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta. Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo. (Misericordiae Vultus, 15)

Papa Francesco come sempre ci sprona a raggiungere le periferie del mondo, le ferite del fratello da curare, le grida di aiuto da ascoltare, la dignità dei fratelli da ridonare.

Non lasciamoci anestetizzare dall’indifferenza, dall’abitudine al male, dal cinismo… Cerchiamo nella nostra vita gesti concreti che ci portano a camminare dove ha camminato Gesù, che non ha voluto un tappeto rosso, ma come terreno su cui porre i suoi passi e il suo cuore, ha voluto le ferite e le miserie dell’uomo.

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