spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

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San Giuseppe Lavoratore


Il più bel giorno S’io facessi il fornaio vorrei cuocere un pane così grande da sfamare tutta, tutta la gente che non ha da mangiare. Un pane pia grande del sole, dorato, profumato come le viole. Un pane cosi verrebbero a mangiarlo dall’India e dal Chilì i poveri, i bambini, i vecchietti e gli uccellini. Sarà una data da studiare a memoria: un giorno senza fame! Il più bel giorno di tutta la storia!

(Gianni Rodari)

Oggi Signore il pane quotidiano che mi chiedono i poveri è un lavoro, oggi c’è fame di sentirsi uomini dignitosi, aiutaci Signore in questo momento difficile per molte famiglie.

San Giuseppe prega per tutti coloro che sono rimasti senza lavoro.

I poveri di oggi: quelli senza un lavoro

Oggi più che mai la Chiesa è cosciente che il suo messaggio sociale troverà credibilità nella testimonianza delle opere, prima che nella sua coerenza e logica interna. Anche da questa consapevolezza deriva la sua opzione preferenziale per i poveri, la quale non è mai esclusiva né discriminante verso altri gruppi. Si tratta, infatti, di opzione che non vale soltanto per la povertà materiale, essendo noto che, specialmente nella società moderna, si trovano molte forme di povertà non solo economica, ma anche culturale e religiosa. L’amore della Chiesa per i poveri, che è determinante ed appartiene alla sua costante tradizione, la spinge a rivolgersi al mondo nel quale, nonostante il progresso tecnico-economico, la povertà minaccia di assumere forme gigantesche. Nei Paesi occidentali c’è la povertà multiforme dei gruppi emarginati, degli anziani e malati, delle vittime del consumismo e, più ancora, quella dei tanti profughi ed emigrati; nei Paesi in via di sviluppo si profilano all’orizzonte crisi drammatiche, se non si prenderanno in tempo misure internazionalmente coordinate.

( Centesimus Annus Papa Giovanni Paolo II, 1 maggio 1991)

La povertà minaccia di assumere forme gigantesche, ammoniva Giovanni Paolo II più di vent’anni fa. Parlava di una povertà multiforme, emarginati, anziani, malati, profughi… Oggi avrebbe messo nei primi posti i disoccupati.

I poveri di oggi, penso a tutti coloro che hanno perso il lavoro, fanno davvero fatica, perché la condizione della loro povertà è una condizione che prima non conoscevano.
Conosco molte persone che conducevano una vita serena e avendo perso il lavoro vivono ora una profonda tristezza. La tristezza peggiore: quella di non vedere più un futuro…

Oggi prego per tutti coloro che hanno perso il lavoro, perché si possa ridare speranza a tutti coloro che non chiedono altro che un lavoro onesto, per vivere una vita dignitosa.

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