spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per marzo, 2020

La potenza dell’amore


Se ognuno di noi non libera la potenza d’amore
che è dentro di lui, è colpevole!

(Don Oreste Benzi)

Fatiche inopportune


Colui che ha l’amore rende a sé estranea l’ira,
ma chi coltiva l’odio raccoglie per sé fatiche inopportune.

(San Giovanni Climaco)

V Domenica di Quaresima (A)


Desiderio di eternità

Vangelo (Gv 11,1-45)

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Mancano solo due settimane alla Pasqua, e le Letture bibliche di questa domenica parlano tutte della risurrezione. Non ancora di quella di Gesù, che irromperà come una novità assoluta, ma della nostra risurrezione, quella a cui noi aspiriamo e che proprio Cristo ci ha donato, risorgendo dai morti. In effetti, la morte rappresenta per noi come un muro che ci impedisce di vedere oltre; eppure il nostro cuore si protende al di là di questo muro, e anche se non possiamo conoscere quello che esso nasconde, tuttavia lo pensiamo, lo immaginiamo, esprimendo con simboli il nostro desiderio di eternità.

(Papa Benedetto XVI)

 

Il nostro cuore si protende al di là di questo muro… è questo che percepisco, quando sono accanto alle persone che vivono un lutto. La morte non dice mai la parola fine!

Il nostro cuore non si arrende neanche di fronte alla morte… perché spera (e fa bene) nella vita eterna.

Sempre di più riconosco la grandezza del dono che Dio ci fa della speranza della vita dopo la morte.

Sempre di più sento dentro di me il desiderio di eternità!

Signore consola chi soffre per la morte di una persona cara.

La luce della fede


La luce della fede non ci fa dimenticare le sofferenze del mondo. Per quanti uomini e donne di fede i sofferenti sono stati mediatori di luce! Così per san Francesco d’Assisi il lebbroso, o per la Beata Madre Teresa di Calcutta i suoi poveri. Hanno capito il mistero che c’è in loro. Avvicinandosi ad essi non hanno certo cancellato tutte le loro sofferenze, né hanno potuto spiegare ogni male. La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino. All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza per aprire in essa un varco di luce. In Cristo, Dio stesso ha voluto condividere con noi questa strada e offrirci il suo sguardo per vedere in essa la luce. Cristo è colui che, avendo sopportato il dolore, « dà origine alla fede e la porta a compimento » (Eb 12,2).

(Lumen Fidei, 57)

Via Crucis


La Via Crucis di per sé porta il segno dell’incontro
di ogni essere umano con Cristo.
Ogni stazione sembra come una finestra
che invita a incontrare Cristo.

(Béchara Boutros Raï)

Oropa e il corona-virus


Certo, gli uomini che oggi salgono ad Oropa sono spogli da ogni superlativismo del culto dell’Immagine. Ed il progresso della scienza ha molto ridotto lo spazio alla taumaturgia che era così ampio nella società in cui si muovevano gli antichi pellegrini. La peste, la fame, la grandine, contro cui solo la Madonna poteva qualcosa, ci fanno meno paura. Eppure ci resta il sospetto che i mali che la scienza guarisce siano solo i sintomi di una malattia più profonda che è la caducità dell’uomo. Per questo anche oggi, Oropa, con i suoi chiostri e i suoi quindici chilometri quadrati intatti di montagna può rappresentare un momento di sosta, una occasione per pensare.

(Angelo Stefano Bessone, Storia di Oropa, 1970)

In questo periodo di “deserto”, mi sono preso del tempo, in vista del cammino verso l’incoronazione della Regina di Oropa, e ho letto il libro che avevo usato come testo di studio in seminario. La “Storia di Oropa” di don Bessone.

Nelle conclusioni c’era il pensiero che ho condiviso qui sopra… mi dà l’occasione per rispondere a chi crede che la questione corona-virus sia una questione solo medica… inutile quindi pregare?

Sono certo che sia compito dell’uomo trovare una cura e sempre dell’uomo è il compito di prendersi cura… Impagabile l’impegno di medici, infermieri, oss e tutti coloro che si adoperano negli ospedali. Grazie infinite!

Sempre don Bessone diceva “Ci sono alcuni mal di pancia che nessuna medicina sa guarire”.

L’uomo sente la necessità di una vicinanza, soprattutto nel tempo della fatica, della tristezza e del dolore.

Lo sa bene un bambino che ha la febbre alta e chiama la mamma vicino a se… per una coccola, per sentire la sua voce, la sua mano fresca sulla fronte. Certo per abbassare la febbre serve la tachipirina… ma per il resto avere la mamma accanto è un refrigerio per il cuore.

Ecco pregare penso sia questo, chiedere a Maria una vicinanza, una coccola in questo periodo difficile. Nessun biellese sente la distanza da casa propria al monte di Oropa. Ognuno sa che Oropa è casa e che non c’è casa senza una mamma pronta ad usare tutta la tenerezza possibile per farci sentire tutta la vicinanza possibile.

Donaci la Speranza Mamma e Regina di Oropa, infondi coraggio e non far mai mancare la tua amorevole presenza.

Per noi cristiani è anche lecito chiedere un miracolo, non sappiamo spiegarlo ma non ci è negato chiederlo. Amen.

Regina del Monte di Oropa prega per noi!

Annunciazione del Signore


Gioisci, o nutrice dell’eccelsa gioia!
Gioisci sede capitale della gioia della salvezza!
Gioisci, cooperatrice dell’immortale gioia!
Gioisci, o mistica dimora dell’ineffabile gioia!
Gioisci, o beatissima fonte dell’inesauribile gioia!
Gioisci, o tesoro di gioia eterna che porti Dio!
Gioisci, o rigogliosissimo albero della gioia vivificatrice!

(Sofronio di Gerusalemme)

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