spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per dicembre, 2019

Te Deum


ll Te Deum (estesamente Te Deum laudamus, “Dio ti lodiamo”) è un inno cristiano di ringraziamento che viene tradizionalmente cantato la sera del 31 dicembre, per ringraziare dell’anno appena trascorso.

Ogni anno mi prendo un po’ di tempo, riguardo le foto fatte, riguardo giorno per giorno l’agenda e ringrazio!

Quanti doni, quanti volti, quanta Grazia!

Quest’anno ha avuto il respiro della Terra Santa, pellegrinaggio vissuto con i giovani della parrocchia, speranza e futuro della comunità.

Un pellegrinaggio dove ho sperimentato quanto il Signore ci prenda per mano nel cammino della vita. Quante volte ci siamo ritrovati in luoghi solitamente affollati, da soli… nel silenzio che prepara i cuori alla meditazione.

Ciò che più mi ha segnato dell’esperienza sono le parole di un francescano, l’ultimo giorno: Il vostro pellegrinaggio non finisce oggi! Inizia da domani!

Quant’è vero! Siamo sempre in cammino, riconoscenti per la promessa mantenuta e celebrata in questi giorni, Dio è sempre con noi.

Buon Anno nuovo, che sia sempre un camminare verso l’unica meta: Gesù.

Dio è con noi


Dio è con noi!
Non nell’azzurra volta,
non al di là degli infiniti mondi,
non nel fuoco violento ed in tempesta,
non nell’oblio dei trascorsi tempi.
Egli ora è qui!
Fra i vani e tristi casi,
nel fiume,
che la vita ansiosa turba…
Dio è con noi!

(Vladimir Solov’ëv)

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe


Dal Vangelo di oggi (Mt 2,13-15.19-23)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

In questa domenica, che segue il Natale del Signore, celebriamo con gioia la Santa Famiglia di Nazaret. Il contesto è il più adatto, perché il Natale è per eccellenza la festa della famiglia. Lo dimostrano tante tradizioni e consuetudini sociali, specialmente l’usanza di riunirsi insieme, in famiglia appunto, per i pasti festivi e per gli auguri e lo scambio dei doni; e, come non rilevare che in queste circostanze, il disagio e il dolore causati da certe ferite familiari vengono amplificati? Gesù ha voluto nascere e crescere in una famiglia umana; ha avuto la Vergine Maria come mamma e Giuseppe che gli ha fatto da padre; essi l’hanno allevato ed educato con immenso amore. La famiglia di Gesù merita davvero il titolo di “santa”, perché è tutta presa dal desiderio di adempiere la volontà di Dio, incarnata nell’adorabile presenza di Gesù. Da una parte, è una famiglia come tutte e, in quanto tale, è modello di amore coniugale, di collaborazione, di sacrificio, di affidamento alla divina Provvidenza, di laboriosità e di solidarietà, insomma, di tutti quei valori che la famiglia custodisce e promuove, contribuendo in modo primario a formare il tessuto di ogni società. Al tempo stesso, però, la Famiglia di Nazaret è unica, diversa da tutte, per la sua singolare vocazione legata alla missione del Figlio di Dio. Proprio con questa sua unicità essa addita ad ogni famiglia, e in primo luogo alle famiglie cristiane, l’orizzonte di Dio, il primato dolce ed esigente della sua volontà, la prospettiva del Cielo al quale siamo destinati. Per tutto questo oggi rendiamo grazie a Dio, ma anche alla Vergine Maria e a San Giuseppe, che con tanta fede e disponibilità hanno cooperato al disegno di salvezza del Signore. (Benedetto XVI)

Santi Innocenti Martiri


Dal Vangelo di oggi (Mt 2,13-18)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».

Erode cercherà di far morire il Bambino, la Sinagoga fremerà, i suoi dottori si leveranno contro Dio e contro il suo Cristo, manderanno a morte il liberatore d’Israele; ma la fede rimarrà ferma e incrollabile nell’anima dei pastori, nell’attesa che i sapienti e i potenti si prostrino a loro volta davanti al presepio e alla croce. Che cos’è dunque avvenuto nel cuore di quegli uomini semplici? Vi è nato il Cristo, e vi abita ormai con la fede e l’amore. Sono i nostri padri nella Chiesa; e tocca a noi imitarli. Chiamiamo dunque a nostra volta il divino Bambino nelle anime nostre; facciamogli posto, e nulla gli arresti più l’entrata nei nostri cuori. È anche per noi che parlano gli Angeli, è a noi che annunciano la lieta novella; il beneficio non deve fermarsi ai soli abitanti delle campagne di Betlemme. (Prosper Guéranger)

San Giovanni Apostolo ed Evangelista


Festa di san Giovanni, Apostolo ed Evangelista, che, figlio di Zebedeo, fu insieme al fratello Giacomo e a Pietro testimone della trasfigurazione e della passione del Signore, dal quale ricevette stando ai piedi della croce Maria come madre. Nel Vangelo e in altri scritti si dimostra teologo, che, ritenuto degno di contemplare la gloria del Verbo incarnato, annunciò ciò che vide con i propri occhi.

Santo Stefano


Oggi la Chiesa Festeggia Santo Stefano, patrono della nostra diocesi biellese.

O inclito Santo Stefano Protomartire,
nostro celeste patrono,
noi rivolgiamo a Te la nostra umile fervorosa preghiera.
Tu che dedicasti tutta la vita al servizio,
pronto e generoso, dei poveri, dei malati, degli afflitti,
rendici sensibili alle tante voci di soccorso
che si levano dai nostri fratelli sofferenti.
Tu, intrepido assertore del Vangelo,
rafforza la nostra fede
e non permettere mai che alcuno
ne affievolisca la vivida fiamma.
Se, lungo la strada, dovesse assalirci la stanchezza,
risveglia in noi l’ardore della carità
e l’odorosa fragranza della speranza.
O dolce nostro Protettore,
Tu che, con la luce delle opere e del martirio,
fosti il primo splendido testimone di Cristo,
infondi nelle nostre anime
un po’ del Tuo spirito di sacrifico e di ablativo amore,
a riprova che «Non è tanto gioioso il ricevere quanto il dare».
Infine, Ti preghiamo, o nostro grande Patrono,
di benedire tutti noi
e soprattutto il nostro lavoro apostolico
e le nostre provvide iniziative,
volti al bene dei poveri e dei sofferenti,
affinché, insieme con Te, possiamo, un giorno,
contemplare nei cieli aperti la gloria di Cristo Gesù, Figlio di Dio. Così sia.

Buon Natale


Per il clima che lo contraddistingue, il Natale è una festa universale. Anche chi non si professa credente, infatti, può percepire in questa annuale ricorrenza cristiana qualcosa di straordinario e di trascendente, qualcosa di intimo che parla al cuore. È la festa che canta il dono della vita. La nascita di un bambino dovrebbe essere sempre un evento che reca gioia; l’abbraccio di un neonato suscita normalmente sentimenti di attenzione e di premura, di commozione e di tenerezza. Il Natale è l’incontro con un neonato che vagisce in una misera grotta. Contemplandolo nel presepe come non pensare ai tanti bambini che ancora oggi vengono alla luce in una grande povertà, in molte regioni del mondo? Come non pensare ai neonati non accolti e rifiutati, a quelli che non riescono a sopravvivere per carenza di cure e di attenzioni? Come non pensare anche alle famiglie che vorrebbero la gioia di un figlio e non vedono colmata questa loro attesa? Sotto la spinta di un consumismo edonista, purtroppo, il Natale rischia di perdere il suo significato spirituale per ridursi a mera occasione commerciale di acquisti e scambi di doni! In verità, però, le difficoltà, le incertezze e la stessa crisi economica che in questi mesi stanno vivendo tantissime famiglie, e che tocca l’intera umanità, possono essere uno stimolo a riscoprire il calore della semplicità, dell’amicizia e della solidarietà, valori tipici del Natale. Spogliato delle incrostazioni consumistiche e materialistiche, il Natale può diventare così un’occasione per accogliere, come regalo personale, il messaggio di speranza che promana dal mistero della nascita di Cristo.

(Papa Benedetto XVI)

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