spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per giugno, 2019

XIII Domenica del Tempo Ordinario (C)


Una risposta decisa

Dal Vangelo di oggi (Lc 9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

…Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme.

Gesù non traballa, non indugia. Sa quale sia la volontà del Padre e decide di incamminarsi verso il dono totale della sua vita. Il progetto del Padre di donare il Figlio per la nostra salvezza ha avuto una risposta decisa!

Quante volte invece noi ci fermiamo per paura davanti alle proposte che Dio ci invita a vivere.

Seguire Gesù significa donare la vita… e donare la vita concretamente significa amare come ci ha amati Lui.

Se pensiamo di trattenere qualcosa per noi, se pensiamo di non essere in grado, se pensiamo che seguire Gesù sia semplice…siamo fuori strada.

Aiutaci Signore a fare la tua volontà, a donare la vita, perché non c’è cosa più sensata che rispondere positivamente alla proposta di vita piena che fai ad ognuno di noi.

Santi Pietro e Paolo


Oggi è la festa di Pietro e di Paolo, del nostro passato, del dono della custodia e dell’annuncio della fede. Pietro e Paolo: così diversi, così straordinariamente diversi Pietro: il pescatore di Cafarnao, uomo semplice e rozzo, entusiasta e irruente, generoso e fragile Paolo: l’intellettuale raffinato, lo zelante persecutore, il convertito divorato dalla passione. Nulla avrebbe potuto mettere insieme due persone diverse. Nulla. Solo Cristo.
Pietro, anzitutto; Pietro il pescatore di Cafarnao, uomo rude e semplice, di grande passione e istinto, Pietro che segue il Maestro con irruenza, poco abituato alle sottili disquisizioni teologiche, Pietro che ama profondamente Gesù, che ne scruta i passi, Pietro il generoso e che pure sa poco di diplomazia e il più delle volte interviene grossolanamente e a sproposito…
Pietro che viene scelto, proprio lui, non Giovanni il mistico, per essere il capo del gruppo, per garantire nella fede i fratelli.
La storia di Pietro ha un’impennata inattesa, brutale; Pietro dovrà essere masticato dalla croce, sbattere pesantemente il naso contro il proprio limite, piangere amaramente la propria fragilità per poter essere davvero il punto di riferimento dei cristiani. Nessuno di noi conosce la sua fede fino a quando questa non è messa alla prova: così Pietro che si sentiva ormai adulto nella fede, fondato nelle sue convinzioni, deve fare i conti con la sua (che è la nostra) paura e rinnega il Maestro e piange.Infine l’incontro, splendido, unico, al lago di Tiberiade, l’incontro col risorto che gli chiede, ora, di amarlo. E Pietro abbassa lo sguardo, sente tagliente bruciare la ferita dentro di sé. Eppure crede, eppure ama: ora sì, è davvero capace di confermare i fratelli, ora sì, sul serio, può accompagnare il cammino dei fratelli.
Grande Pietro, noi ti amiamo.
Uomo abituato alle ruvide corde, all’odore pungente del pesce, alle lunghi notte passate a governare la barca, sei stato scelto per esserci pastore, per custodire la fede, Non migliore di noi ma vero, autentico, capace di piangere i tuoi sbagli. Per questo pianto noi ti amiamo, Pietro, per questo silente singhiozzare di cane fedele, perché la tua fragilità e la tua paura sono le nostre.
A Pietro il Signore chiede di conservare la fede, di tenerla intatta, di lasciarla crescere dentro di sé e confermare i fratelli. Perché mai Pietro è stato scelto come garante della nostra fede? Perché crede. È l’unico che si è buttato nel lago andando incontro a Gesù che cammina sulle acque, impulsivo come sempre. Allora, amici, quando parliamo di Pietro, dell’attuale Papa, per cortesia, andiamo all’essenziale: non si tratta di idolatrare un uomo o di denigrarlo, non importa che mi stia più o meno simpatico o che dica cose che mi aggradino o mi diano fastidio: Pietro, ancora oggi è lì a garantirci che la fede che annunciamo è la stessa che da duemila anni professano i discepoli del Maestro.
E Paolo, così diverso da Pietro, Paolo lo studioso, l’intellettuale, il polemico, il credente intransigente e fanatico che si trova per terra davanti alla luce del Nazareno, ci ricorda l’ardore della fede, l’ansia dell’annuncio, il dono del carisma, il fuoco dello Spirito. Senza di lui il cristianesimo sarebbe rimasto chiuso nell’angusto spazio dell’esperienza di Israele, grazie a Paolo le mura sono state abbattute, grazie a lui e alla sua forza il Vangelo ha travalicato la storia. Paolo il passionale, il focoso, che ama e dona la sua vita alle sue comunità. Difficilmente si sarebbe riusciti a mettere insieme due figure più diverse, eppure la Chiesa è così, fatta di gioiosa diversità, di dilagante ricchezza. Pietro il pescatore, Paolo l’intellettuale, le due colonne su cui poggia la nostra fede, Pietro e Paolo, le colonne della fede, ci insegnino a vivere nella tenerezza dell’appartenere alla Chiesa.

(Paolo Curtaz)

Sant’Ireneo di Lione


Dove è la Chiesa, là è anche lo Spirito di Dio;
e dove è lo Spirito di Dio là è la Chiesa e ogni grazia.
E lo Spirito è verità.

La morte del cuore


La morte dell’anima è quando si vive nel peccato;
la morte del cuore è quando si vive nell’angoscia,
nello scoraggiamento o in una tristezza cronica.

(Raniero Cantalamessa)

La tristezza è il veleno pericoloso che porta alla morte del cuore. La gioia invece ne è la cura.

Dobbiamo offrire a tanti nostri fratelli che vivono tristi la medicina giusta: la nostra gioia sincera.

Amore e bellezza


Nella misura in cui l’amore cresce in te,
cresce anche la tua bellezza,
poiché l’amore è la bellezza dell’anima.

(Sant’Agostino)

Un dono grande: prete da otto anni


Era il 25 giugno del 2011, il duomo strapieno di persone, ogni volto raccontava passi importanti del mio cammino, un mosaico di bellezza, tanti volti insieme che ricordavano la strada percorsa negli anni in seminario. Il cuore pieno di riconoscenza per la proposta di una vita così bella! A distanza di anni sento dentro lo stesso sentimento.

Quanta Grazia! Una rete piena di relazioni, una vita piena…

Continua Signore a servirti di me per portare al mondo un seme di gioia e di amore perché non saprei più come vivere senza il dono del ministero!

Sopporta i miei limiti e continua ogni giorno a propormi l’opportunità di essere dono, come sempre lo sei stato Tu.

San Giovanni Battista


Egli illustra in maniera rappresentativa il senso dei santi
quali indici puntati verso il Signore.

(Adrienne von Speyr)

I Santi sono coloro che più di tutti hanno illuminato e indicato con la loro vita, la strada che porta al Signore.

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