spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per marzo, 2019

IV Domenica di Quaresima (C)


Un Amore così grande

Dal Vangelo di oggi (Lc 15,1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

La buona notizia, la Parola che oggi riempie di gioia il nostro cuore, è che l’amore di Dio non dipende da noi!

L’amore di Dio è l’unica certezza tra le tante incertezze della nostra vita.

Dio non chiede il pentimento, non chiede di essere bravi per essere amati da Lui.

Dio aspetta… attende che il suo infinito amore sia ricambiato! Solo così possiamo dare senso alla nostra vita, solo in questa risposta c’è la gioia piena!

Talmente fuori dai nostri schemi l’amore del Padre che se non ci convertiamo, se non cerchiamo di capire la vera identità di Dio, rischiamo di avere di lui un’idea sbagliata. L’errore che compie il figlio più grande!

Molto più attento alle cose materiali, piuttosto che all’amore quotidiano che il Padre gli offre!

Vivere di questo amore incredibile deve diventare l’orizzonte della vita! Perché solo ricevendo diventiamo capaci di donare. E solo donando il nostro cuore si riempie di gioia!

Annunci

Nulla è perduto di ciò che si dona


L’obbligo di annunciare la buona novella ci costringe a camminare simultaneamente al passo di Dio e al nostro: perciò avremo il più delle volte l’andatura dello zoppo o quella esitante di un cieco. Con tutte le nostre forze, il nostro spirito, il nostro cuore faremo dell’evangelizzazione l’applicazione del programma di Gesù Cristo. Ma questo programma che noi conosciamo affonda tutto in un piano che ci è oscuro. Del nostro lavoro di ogni giorno, sia pure perfetto, noi non sappiamo ciò che il Signore ne farà… e se molto maldestro o imperfetto, noi non sappiamo a che cosa servirà. Sappiamo soltanto che non andrà perduto ciò che si dona a Dio.

(Madeleine Delbrel)

Gentilezza


Ogni tanto incontriamo una persona gentile. La gentilezza è una virtù difficile da trovare in una società che ammira i comportamenti aggressivi e ruvidi. Veniamo invitati a far sì che le cose siano fatte, e siano fatte rapidamente, anche se qualcuno rimane ferito in questo processo. Contano il successo, la soddisfazione, la produttività. Ma il costo è alto. Non vi è posto, in questo quadro, per la gentilezza. Gentile è chi “non spezza la canna infranta e non spegne il lucignolo fumigante” (Mt 12,20). Gentile è chi presta attenzione alle forze e alle debolezze dell’altro e gode più di stare insieme che di realizzare qualcosa.

La persona gentile cammina con passo leggero, ascolta con attenzione, guarda con tenerezza e tocca con rispetto. La persona gentile sa che la vera crescita richiede nutrimento, e non forza. Rivestiamoci di gentilezza! Nel nostro mondo duro e spesso inflessibile, la nostra gentilezza può ricordare al vivo la presenza di Dio tra noi.

(John Henry Newman)

La gentilezza ogni catena del male spezza!

Marc Chagall


Il 28 marzo 1985 moriva un grande artista: Marc Chagall.

Un giorno, io lo so, mi accoglierai e della morte svanirà il ricordo ma non l’amore, e della vita svanirà il mistero ma non l’incanto. Ed al compagno delle mie paure potrò mostrare finalmente quanto – segretamente – io desideravo che mi fosse accanto nel giorno della Tua rivelazione.

(Marc Chagall)

Uscire dalla melma


Dobbiamo respingere interiormente questa inciviltà:
non possiamo coltivare in noi quell’odio
perché altrimenti il mondo non uscirà di un solo passo dalla melma.

(Etty Hillesum)

Rimanere umani…per non vivere una vita di “melma”.

Chi ama ha tempo


Amare significa anche avere tempo. Chi ama, non tiene il proprio tempo solamente per sé; nel suo tempo si inserisce l’altro. Chi ama ha, per così dire, un’agenda, uno scadenziario particolare. Vuole avere più tempo possibile per l’altro.

(Klaus Hemmerle)

Non sprecare tempo con chi per te non ha tempo…

Annunciazione del Signore


Non dire “Ave Maria”,
se non provi gioia nel sentire la Parola di Dio.
Non dire “Piena di Grazia”,
se non riconosci i doni che Dio ti ha fatto.
Non dire “il Signore è con Te”,
se non senti che Dio ti è vicino.
Non dire “benedetto”,
se non credi di poter essere santo.
Non dire “Madre di Dio”,
se non ti comporti da figlio.
Non dire “prega per noi”,
se non ti preoccupi del tuo prossimo.
Non dire “peccatori”,
se guardi la pagliuzza nell’occhio del tuo vicino.
Non dire “morte”,
se non credi che sia la porta della vita nuova.

(Silvia Neuhold)

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: