spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono


Un’evanescente educazione sentimentale, semplificata in sessuale (ridotta sovente a paure e contromosse: come non metterla/rimanere incinta e cosa fare se accade), lascia l’essenziale della vita in balia dell’improvvisazione e del così fan tutti. Gli adolescenti, educati dalla rete più che dai genitori, vivono l’amore come prestazione di un io debole e bisognoso di valere qualcosa, a colpi di emozioni e di mi piace. È la loro versione del precariato relazionale da app di incontri. Amare è essere scelti come trofei da caccia o scegliere a partire dalla consapevolezza di sé? Una preda attira predatori, invece libertà è avere il coraggio di non piacere a tutti i costi e di stare soli («anche solo sono completo»). Non siamo merci da bancone digitale, né alcolizzati emotivi, ma persone desiderose di amare ed essere amate stabilmente. Quando gli studenti dicono «non ho il ragazzo/a», ricordo loro che non si possiede e non si è posseduti da nessuno. Amare è scegliere l’altro, non possederlo, è «voler bene» all’altro non «voler star bene» a spese dell’altro. Per questo preferisco il vintage «sono o non sono fidanzato» all’orrendo «esco con qualcuno». Amare impegna tutta la persona, testa e cuore, anima e corpo: richiede quindi il verbo essere.

(Alessandro D’Avenia)

Solo chi capisce che l’amore è donare e non possedere, sa vivere il dono di una bella relazione.

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